AMAZZONIA: ESAME DI COSCIENZA di Nicola Migliorini

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Brasile: Un fatto di una gravità inaudita sta accadendo proprio in questo periodo nella nazione sudamericana. La foresta amazzonica denominata anche “oceano verde” brucia, un vero e proprio inferno sulla Terra da quanto riportano le notizie sui media nazionali. La foresta pluviale dell’ Amazzonia chiamata anche il “polmone del mondo” non è di capitale importanza solamente per il Brasile o per le nazioni che la ospitano ma la zona particolarmente ricca di vegetazione è e resta una risorsa per l’intero pianeta, per il mondo intero e per i suoi numerosi abitanti. Purtroppo la foresta ha avuto nei decenni passati molti nemici come ad esempio la Transamazzonica quell’ autostrada che dovrebbe passare nella zona della foresta, opera forse utile ma che ha permesso l’inizio di una grande deforestazione come il taglio di piante in vaste porzioni della zona per poter far passare la strada ed i suoi servizi. In seguito arrivarono i fazenderos che per produrre carne a basso costo (e di questo ne siamo tutti responsabili dato che i panini di alcune famose multinazionali sembrano prodotti in questa zona e continuiamo imperterriti a cibarci di essi) brucerebbero abitualmente la foresta per creare pascolo a basso costo, foresta che susseguentemente diverrebbe adatta ad ospitare i manzi da macello per la produzione di carne, una carne tendenzialmente dura ma che macinata in Hamburger diventa mangiabile, una carne low cost cui moltissime volte ci cibiamo, la carne di alcune hamburgerie internazionali che ci offrono panini a basso costo. Il peggio di questa situazione è il fatto che a quanto pare il pascolo non resterebbe erboso illimitatamente dato che i manzi, dopo essersi cibati dell’erba lascerebbero gli appezzamenti in preda al tempo che data la tipologia equatoriale della zona ospitante la foresta in certi periodi diventerebbe molto piovosa pertanto l’acqua caduta in grande quantità e per molto tempo laverebbe il terreno lasciandolo sterile ed in questo caso improduttivo oltre che in preda alla desertificazione ma per fortuna l’Amazzonia è grande pertanto tagliando o bruciando altre piante sarà possibile aggiudicarsi quasi all’infinito il pascolo per i manzi atti alla produzione della carne dei nostri hamburger preferiti, continuando però ad incentivare la desertificazione territoriale. Possiamo confermare che dopo il disastro di Chernobyl ci sia in classifica l’attuale disastro dell Amazzonia in fiamme, una foresta che brucia alla velocità i due campi da calcio al minuto, un disastro veramente planetario che non diviene un affare esclusivamente brasiliano ma mondiale, dato che a quanto sembra il “polmone del mondo” che ora le fiamme starebbero voracemente divorando, sarebbe in grado di produrre il 20 per cento dell’ossigeno presente al mondo. Certamente le politiche di Bolsonaro non hanno portato alla salvaguardia della foresta pluviale tuttavia non sono solamente le politiche dell’attuale Presidente brasiliano ad essere un danno per la zona verde del brasile ma a mia modesta opinione il primo danno sarebbe dovuto alla corruzione, il grande “vizio” degli stati sudamericani (e non solo), una corruzione che non è una novità che “scala l’over the top della classifica”solamente oggi ma la corruzione sarebbe un vizio di lunga data, un sistema che starebbe portando alla veloce distruzione di una delle zone più importanti in assoluto per tutti i cittadini del pianeta Terra. Certe volte mi chiedo i motivi per i quali non si possa procedere con accordi internazionali per fare della foresta amazzonica una zona iper protetta a livello mondiale un vero e proprio patrimonio intoccabile dell’umanità, una sorta di zona proibita da intaccare e frequantabile solamente a scopo di ricerca oltre che protetta da organismi internazionali, dato che la questione amazzonica interessa tutti ? Forse per il fatto che a tutti in assoluto interessa in particolar modo il “dio denaro” e dalla foresta amazzonica sinceramente l’interesse sarebbe molto limitato ed al centro di interessi molto lucrosi per le multinazionali pertanto il “can che abbaia ma non morde” non prenderà probabilmente mai accordi internazionali efficaci per la protezione di questa importantissima area verde e nonostante lo sfruttamento della zona continui imperterrito certamente non si arriverà a nulla e ci si limiterà a minacciare, chiacchierare, ventilare sanzioni, ma di concreto, almeno nel prossimo futuro, sono certo che a livello internazionale non si arriverà a nulla per quanto riguarda appunto la protezione del “Polmone del mondo”. Quello che è certo è il fatto che con la foresta pluviale spariranno popolazioni indigene che vivono in simbiosi con la foresta, piante sconosciute che potrebbero essere le materie prime per la cura di malattie che oggi mietono vittime a più non posso soprattutto nel mondo occidentale, animali conosciuti e meno conosciuti. Certamente verrà messo a dura prova un importantissimo ecosistema di cui che si voglia o meno anche noi che viviamo dall’altra parte del mondo facciamo parte, un ecosistema cui siamo in parte anche noi responsabili della rapida distruzione per la quale certamente pagheremo purtroppo il nostro menefreghismo, la nostra ignoranza e la nostra cupidigia in amare future conseguenze.

Author: Nicola Migliorini

Nicola Migliorini è Direttore Responsabile del media www.mondooggi.com è un giornalista generalista con incarico a 360 gradi.

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