BRESCIA UNA CITTA’ DAL CUORE GRANDE di Nicola Migliorini

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Tenutasi a Brescia presso “Palazzo Averoldi” la presentazione del libro di Gianluigi Valotti e Marco Facchetti “Preludio alla nascita della Croce Rossa Italiana” unita ad una particolare mostra frutto di un importante lavoro svolto dai due scrittori bresciani. Non è un caso che la mostra sia stata ospitata dal palazzo cinquecentesco. Palazzo Averoldi fu commissionato dall’omonima famiglia intorno alla metà del 500 con il suoi affreschi del Gambara e del Romanino, per poi passare di mano intorno alla fine del 900 quando divenne proprietà della Fondazione Casa di Dio Onlus. Gianluigi Valotti e Massimo Facchetti non hanno scelto a caso la location, non sono stati solamente colpiti dalla bellezza del palazzo ma anche dal fascino della sua storia molto in linea per quanto riguarda la mostra, per questo hanno ritenuto opportuno allestirla proprio in quel luogo dato lo stretto legame dell’ evento con la proprietà odierna del palazzo. In effetti alcuni ambienti della Casa di Dio che dalla propria istituzione nel 1577 hanno fornito aiuto ai bisognosi del 1859 furono trasformati in ospedale militare ospitando ben 357 feriti ed ammalati. Come ricorda in un libro Mons. Fappani di questi ricoverati 239 furono francesi, 100 italiani e 18 austriaci. Come è possibile notare la Casa di Dio non fece distinzione di bandiera e neppure di nazionalità, un ferito di guerra resta tale, anche se della fazione opposta rimane una persona da curare, un malato a cui prestare servizio medico. E’ necessario sapere che Brescia accolse nel 1859 in seguito alla battaglia di San Martino e Solferino tremila feriti. Non solamente la città fu teatro del volontariato per la cura dei feriti di guerra ma possiamo dire che lo fu Brescia nella totalità del proprio comprensorio dato che anche la provincia divenne sensibile all’accoglienza di queste persone gravemente ferite in battaglia. Nonostante già in quel periodo si iniziassero ad utilizzare armi per quegli anni sofisticate, (di nuova generazione per capirci) come ad esempio furono le armi a canna rigata, i medici con la propria esperienza riuscirono a svolgere in merito alle cure dei feriti con parti del corpo talvolta devastati dalla potenza di queste nuove armi, un lavoro senza precedenti sul territorio. In questa mostra in effetti sono stati esposti libri ed immagini che ricostruiscono i luoghi e l’opera svolta dai medici e dai volontari in questo delicato momento. Per l’occasione è stata esibita la medaglia d’argento prima classe assegnata a Brescia da Napoleone III alla signora Antico Luigia in merito alla cura dei soldati feriti nel 1859, presentato fra l’altro il diario dell’epoca del Comune di Verolanuova relativo al primo soccorso con messa a disposizione di 100 posti letto, coperte, bende e pentolame. Ricordiamo che nel 1866 l’opera di assistenza fu ripetuta durante la terza guerra di indipendenza. Sono state esposte durante la mostra anche le onoreficenze conseguite da un medico bresciano: Rodolfo Rodolfi per il lavoro svolto con la collaborazione di un comitato cittadino attivo nel volontariato. Un rapido meritato approfondimento lo si deve a questo medico di origini bresciane nato a Bogliaco nel 1827. Rodolfo Rodolfi, studente di medicina presso l’Università di Padova partecipò nel 1848 con un gruppo denominato “i Crociati di Padova” alla difesa di Venezia dall’assedio austriaco meritando la medaglia al valore, in seguito tonato a Brescia combattè a fianco dei rivoltosi delle dieci giornate. Laureatosi nel 1849 divenne uno dei medici bresciani più illustri e proprio a Brescia venne nominato Primario a soli 27 anni presso l’spedale della città. Nel 1859 si dedicò alla cura dei feriti di guerra presso gli ospedali militari e per questo venne insignito della medaglia d’argento di prima classe da Napoleone III dopo appunto la battaglia di San Martino e Solferino. In seguito il medico divenne sindaco di Roncadelle nel 1866 e si prodigò nella fondazione di Stazioni sanitarie e case di cura. Rodolfo Rodolfi fu presente alla prima Conferenza Internazionale della Croce Rossa nell’ agosto del 1867, ricevendo anche in questo frangente la medaglia come membro della conferenza. L’ onoreficenza fu insignita dal Generale Gustave Moynier, una medaglia di grande valore essendo Rodolfo Rodolfi uno dei pochi italiani presenti alla conferenza. Al medico bresciano si deve la prima iniezione endovenosa nel 1874, nel periodo in cui fondò la casa di cura “Casa Moro” di Brescia. Il medico fu molto apprezzato anche come chirurgo presso l’Ospedale Civile di Brescia nel quale accrebbe la propria fama grazie ad un intervento eseguito sul cervello del proprio figlio Adolfo che si ammalò di un’ idrocefalite acuta, grazie a quell’operazione il figlio seguì a vivere restando solamente con una lesione al nervo acustico. Oggi il medico è seppellito al cimitero Vantiniano di Brescia. Una mostra veramente interessante per gli amanti della storia bresciana, una storia che denota una particolarità che Brescia ha sempre portato avanti e continua sino ai nostri giorni: il fatto di avere un grande cuore ed una particolare sensibilità cristiana per il volontariato.

Author: Nicola Migliorini

Nicola Migliorini è DIrettore Responsabile del media www.mondooggi.com è un giornalista generalista con incarico a 360 gradi.

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