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Il sacro come “eterno presente”

Giovedì 21 agosto, all’ombra dei pini nel celebre Caffè estivo della Versiliana di Marina di Pietrasanta, Alessandro Giuli, giornalista, saggista e Ministro della Cultura, ha presentato il suo libro “Antico presente. Viaggio nel sacro vivente.” L’incontro, moderato da Alessandro Sallusti –direttore responsabile de “Il Giornale”- ha esplorato la tesi centrale dell’opera: il concetto di sacro non è un retaggio del passato, ma una forza vitale che continua a manifestarsi nel mondo contemporaneo.

Lungi dall’essere un retaggio obsoleto o un semplice patrimonio del passato, il Ministro Giuli sostiene che il sacro sia un sistema interpretativo del mondo capace ancora oggi di dare senso e significato agli sviluppi esperienziali dell’individuo contemporaneo. La sua presenza in certe odierne pratiche magiche non indica, pertanto, ‘medievalità’ e arretratezza, ma testimonia la continuità di un immaginario simbolico che ha attraversato i secoli mantenendosi intatto. Questa sacralità, che pervade la storia, è definita da Giuli come un eterno presente.

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La lettura del sacro nel pensiero di Giuli

Realizzato raccogliendo e ricalibrando una serie di articoli apparsi tra il 2004 e il 2016 sul quotidiano “Il Foglio” di cui era stato vicedirettore nel 2008 e codirettore fino al 2017, il libro è un viaggio storico-culturale attraverso luoghi e leggende italiane, che dimostra come il sacro non sia scomparso dalla vita sociale, ma si sia semplicemente trasfigurato nel tempo traducendosi in una storia senza tempo, grazie alla sua grande capacità metamorfica che gli consente di adattarsi, di volta in volta, agli ambiti più disparati della vita umana.

Si tratta di una celebrazione della sacralità, che si perpetua nella medesima storia di sempre: un gioco illusionistico che attualizza un racconto antico e trasla l’ordinario sul piano magico dell’occulto; un rito di passaggio che trasfigura l’ordinario pellegrinare dell’uomo in una storia senza tempo; un varco segreto che idealizza il mondo proiettandolo fuori dal tempo in una dimensione magica. Perchè magico è il mistero che avvolge la sacralità rendendola inspiegabilmente oscura: un’entità imperscrutabile che suscita fascino e genera negli individui un senso di timorosa riverenza. Ammantato di stupore e sconcerto, il mistero è il momento in cui il sacro si palesa in tutta la sua imponderabilità producendo negli animi di chi lo percepisce un senso di vertiginosa inferiorità: di fronte all’inspiegabile e ambigua sacralità che pervade gli spazi della storia sin dalle origini dell’umanità, le coscienze individuali -infranti gli steccati del comune sentire- vengono scosse, disorientate e poste in una condizione di rispettosa sottomissione.

Ed è proprio rifacendosi all’impenetrabile ritualità del sacro che Giuli ha scandagliato la storia guidando il lettore moderno in un viaggio tra le storie di un antico sempre presente: un insolito itinerario che si muove dalla Roma delle origini -centro ombelicale del mondo- fino a luoghi remoti come la Lusitania e l’isola di Lesbo, con l’intento di riscoprire le tracce di un mondo antico e di dimostrare che il culto della sacralità è una fonte inesauribile. 

Nuove forme di sacralità: dal materialismo all’ecologia

Il sacro si manifesta oggi in forme secolarizzate che permeano la vita quotidiana. Giuli individua la sua presenza in certi ambiti della vita odierna: nello spasmodico inseguimento della visibilità e del successo, nella ricerca del danaro, nella cura esasperata del proprio aspetto fisico, nelle affannose diete alimentari. Quando queste scelte di vita si trasformano in un’ideologia e una ragione d’essere, acquisiscono una dimensione sacrale.

Basti pensare, per esempio, all’aura di sacralità che negli ultimi anni si è sviluppata attorno ai sentimenti ecologici. Con l’avvento della secolarizzazione e la prepotente irruzione dei social i simboli religiosi si sono svuotati di senso e questa vacuità è stata ricolmata da una religiosità laica per i movimenti ambientalisti nei cui fondamenti i sostenitori hanno rinvenuto i valori della propria esistenza.

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Vero è che la natura, in quanto forza che muove il mondo in cui viviamo, è sempre stata percepita dall’uomo come legata al sacro: le civiltà antiche guardavano al cosmo e alla natura come ad entità perfette, manifestazione del divino, il cui equilibrio non doveva essere in alcun modo alterato, pena il caos più totale che si sarebbe riversato sugli uomini sotto forma di maledizioni, carestie e pestilenze.

Ebbene quelle antiche credenze si sono riaccese oggi con il problema della “crisi climatica”. Se si volge lo sguardo ai movimenti ambientalisti o alle grandi associazioni ecologiche che animano la scena odierna, si possono scorgere gli elementi di una forza che riesce a muovere le masse al pari di una religione, perchè i sostenitori dei movimenti ecologisti tendono a percepire la natura come un qualcosa di vivo che reca in sé un valore sacrale.

Il sacro ecologico

La sensibilità popolare sui temi ambientalisti si è sviluppata soprattutto a partire dagli anni ’60. Ma è con l’avvento del nuovo millennio che anche la Chiesa ha iniziato ad interessarsi di ecologia al punto che Papa Francesco, rifacendosi a San Francesco d’Assisi -esempio cristiano dello spirito ecologico- emanò nel 2015 l’enciclica “Laudato sì”, che inseriva la protezione dell’ambiente tra gli obblighi verso Dio. In seno alla suddetta enciclica il Pontefice richiama, infatti, la partecipazione dei credenti alla tutela della cosiddetta “casa comune” in modo da poter fronteggiare problematiche percepite come urgenti dalla sensibilità contemporanea: l’inquinamento dell’aria, il cambiamento climatico, la scarsità dell’acqua, la graduale perdita di biodiversità, il degrado delle condizioni di vita umane.

A seguito di tale presa di posizione, l’esperienza del sacro diventa un elemento strutturale della coscienza umana e il cosiddetto ‘sacro ecologico’ inizia a pervadere anche le nuove generazioni fino ad esplodere nell’eco-ansia, una preoccupazione ansiogena per il benessere del nostro Pianeta minacciato dal rischio di disastro ambientale imminente. Fioriscono così movimenti studenteschi che perseguono obiettivi di sostenibilità ambientale.

Quello che ha fatto maggiormente parlare di sé è il Friday for Future, sorto nel 2018 e capitanato dalla studentessa svedese Greta Thunberg. Ma anche altri attivisti, facenti capo a movimenti come Ultima Generazione, hanno dato voce a proteste mettendo in scena vere e proprie performances che hanno attirato una sequela di critiche da ogni angolazione e intessuto processi: bloccare il traffico, imbrattare opere d’arte, affiggere cartelli nei luoghi più impensabili. Ciò a dimostrazione che il sacro è una forza molto potente: in nome della forte pressione morale che esercita, riesce misteriosamente a muovere le masse inducendole ad assumere comportamenti che normalmente non adotterebbero.

Bellezza e abbruttimento: la negazione del sacro

Giuli non parla solo degli itinerari del sacro italico o del sacro ecologico. Negli ultimi minuti rimasti prima che una pioggia scrosciante lo costringa ad allontanarsi dalla scena unitamente agli spettatori, il Ministro della Cultura prosegue la sua analisi con una riflessione sul rapporto tra sacro e bellezza. Afferma che la bellezza si è diffusa proprio per trasfondere il sacro nelle espressioni artistiche,  in modo che l’armonia del divino avesse il suo giusto riconoscimento manifestandosi nelle espressioni artistiche in legno, marmo o bronzo dei nostri antichi scultori.

Conclude poi con l’affermazione che il contrario della bellezza non è la bruttezza, bensì l’abbrutimento degli uomini, un processo tipico della guerra. E con riferimento ai conflitti russo-ucraino e israelo-palestinese tuttora in corso, asserisce che in guerra gli uomini imbarbariscono perchè, innescando processi di deumanizzazione, rifuggono dall’armonia: la negazione dei valori umani e la soppressione della libertà sono quanto più di nocivo possa esserci nei confronti della formazione armonica dell’essere umano. Un individuo calpestato nella sua dimensione umana non può in alcun modo ritenersi armonico, perchè l’armonia si realizza attraverso la libertà, intesa come autodeterminazione e assenza di costrizioni esterne. Ma l’armonia stessa è libertà, perchè è la condizione che consente a ciascuno di esprimersi secondo la propria natura, senza censure o imposizioni.

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Giuli conclude il suo intervento con un richiamo alla condizione di guerra in senso più ampio. La guerra è un processo di decivilizzazione che uccide la personalità morale dell’uomo: ne annienta la libertà e la spontaneità, riducendo l’individuo ai suoi bisogni più animaleschi. In ogni conflitto, l’istinto ferino prevale sulle leggi dell’armonia e della bellezza. L’uomo, privato della sua dimensione morale, esce dal conflitto abbrutito, degradato e disarmonico; la bellezza, al contrario, si realizza attraverso la libertà e l’armonia interiore.


 

 

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Angela Gadducci
Author: Angela Gadducci

Angela Gadducci è una professoressa con incarico articoli per la sezione etica e società ma anche storia e cultura. Già Dirigente scolastica e Coordinatrice di Attività di Ricerca didattica presso le Università di Pisa e Firenze, è autrice di articoli e libri di politica scolastica. Significative le sue collaborazioni con le riviste Scuola italiana Moderna, Scuola 7, Continuità e Scuola, Rassegna dell’Istruzione, Opinioni Nuove, Il Mondo SMCE.

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