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Oggi la nostra vita direi con certezza essere dominata dai “cinghiali” e dalle “bufale”. Qualcuno è riuscito a fare andar d’accordo queste due specie animali molto diverse che nel nostro caso posseggono due gambe e non quattro zampe. I “cinghiali” inventano le “bufale” che a branchi si inseriscono nella società e fanno danno alla mente umana. Dopotutto ii cinghiali quando troppi risulterebbero essere molto dannosi. A parte la puzza atavica, fanno danno alle coltivazioni dei contadini. State tranquilli questo è solo un prologo molto sarcastico……
La “bufala” CO2 e i mutamenti climatici
Alla luce delle falsità che si sono sbandierate da almeno un trentennio fino ai giorni nostri in merito all’innalzamento climatico e alla famigerata CO2 vi farei ragionare facendovi una domanda: qualora la Terra fosse realmente in pericolo, che per creare terrore qualcuno ha chiamato “punto di non ritorno”, causato a causa nostra e del clima che secondo certi imbonitori mediatici, continuerebbe ad alzarsi (mentre in verità si sarebbe abbassato), il comportamento dei leader politici, della UE e dei registi del NWO sarebbe mirato a varare leggi adeguate, ma soprattutto, anche gli “addetti ai lavori” dovrebbero attenersi a tali regole, pena la morte, non solo nostra, anche loro per il fatto che vivono come noi sulla Terra. In questo caso i “falsoni” di Bruxelles non opterebbero per una digitalizzazione totale ma rimarrebbero nel sistema analogico e magari cercherebbero anche in questo sistema strategie per consumare meno risorse.

La digitalizzazione
La digitalizzazione significa l’instaurazione di un’organizzazione basata sulla rete, internet per capirci meglio, sull’intelligenza artificiale, sulla creazione di enormi database, sulla realizzazione di impianti informatici di una potenza inaudita. Questo tipo di organizzazione necessita soprattutto di energia, lasciando perdere il discorso di quanta energia, acqua, terre rare, oro rame e via dicendo siano necessari per realizzare tali impianti. Se la Terra fosse in reale pericolo e mi dicessero che la digitalizzazione porterà verso un consumo di energia copiosamente inferiore, in questo caso qualche ragione sulla transizione ecologica, potrebbe anche avere un senso. Il fatto è che una simile organizzazione spinta verso la digitalizzazione forzata, per poter funzionare, necessita di una produzione esagerata di energia elettrica e quindi di consumi da capogiro.
Le risorse sprecate
Si pensi che per la costruzione di un semplice PC portatile vengono utilizzate risorse incredibili per la produzione dei microchip, monitor, plastiche e via dicendo. Non ci credete vero? Cliccate su questi link e cambierete idea: FOCUS – GREEN ME – IN A BOTTLE. Se queste sono le risorse spese per un semplice PC immaginatevi quelle per la produzione dei super computer per la gestione e per l’elaborazione dei dati globali poi, c’è il nodo dell’energia per mantenerli in vita. La digitalizzazione è un’idrovora di energia e di materie prime.

L’inganno
Come potete comprendere da questi dettagli, la transizione ecologica non ha proprio nulla a che vedere con il clima ma neppure con la salvaguardia di un pianeta, in realtà assolutamente in salute. Da un articolo uscito sul quotidiano “la Verità” e pubblicato proprio ieri si evince che dal 2004 al 2006 il clima si sarebbe abbassato di un grado. Questa sarebbe l’ennesima conferma che la questione climatica altro non sarebbe che una “balla colossale”. Per quale motivo quindi si insiste su questo genere di inganni? Il motivo esiste ed è ben nascosto alla nostra vista.
Il progetto
Il progetto reale dei poteri forti della finanza Kazara, che a mia opinione possiede grandi e servili alleati seduti sugli scranni del potere nei vari governi, è il controllo totale dei cittadini. Con il falso pretesto della fiscalità, dell’inquinamento, della sicurezza, i governi riusciranno a breve a controllare i propri cittadini e a render conto al sistema finanziario. L’ultimo tassello sarà per noi, la moneta digitale UE: i famigerati CBDC (Central Bank Digital Currency) detti Euro digitali.
La domanda
Ora arriva il momento di una domanda provocatoria dalla risposta ovvia. Lascereste il vostro conto corrente in mano a terzi, sapendo oltre tutto che si tratta per lo più di ipotetici malfattori che neppure conoscete? Penso proprio di no. Chi fosse in possesso di accedere a un conto corrente avrebbe il potere o di vuotarlo oppure di riempirlo tuttavia anche il potere di congelarlo per qualche ragione. Se aveste denaro sul conto, guadagnato con onesta fatica e vi vedeste di colpo congelare il conto per qualche ragione come la prendereste? Certamente non bene, dopotutto dovreste proseguire a vivere e quindi spendere per pagare le fatture energetiche, per cibarvi e via dicendo.
Sappiate che tramite la digitalizzazione i governi avranno la possibilità di ricattarci, tramite il potere sui nostri conti e sui nostri risparmi. A un certo punto sarà sufficiente un articolo come questo per far bloccare il nostro conto aziendale perchè l’articolo che state leggendo per farvi aprire gli occhi, potrebbe suonare come controcorrente agli orecchi dell’intelligenza artificiale che programmata a dovere ci punirà per aver scritto la verità delle cose. Un noto media controcorrente si è già visto bloccare il conto lo scorso anno.
Non ci avete mai pensato? Bene a questo punto sarebbe opportuno iniziare a pensarci. La democrazia morirà definitivamente fra qualche anno sempre che non inizierete a ragionare e a far sentire la vostra voce.
L’arma adatta contro i soprusi
Far casino, la violenza, è perfettamente contro producente, porterebbe ad un inasprimento dell’autoritarismo. Esiste un solo sistema per produrre cambiamenti sociali e politici rapidi e positivi, la disobbedienza pacifica che consiste nell’iniziare ad unirsi e fare in massa il contrario di quello che ci impongono persone che nemmeno conosciamo e che nemmeno abbiamo eletto, soprattutto il UE. Questo è il reale scopo della digitalizzazione e dell’ AI ma ai registi del NWO serve il nostro benestare, la nostra accettazione che stanno conseguendo con l’inganno infondendo continuamente terrore e paura.

Nelle prossime righe da un articolo della giornalista del settore economia e tecnologia, Teresa Monaco, cercheremo di capire quanta energia consumi il digitale, a questo punto scoprirete il vaso di Pandora e finalmente capirete di essere sempre stati ingannati.
Domanda energetica in impennata: i data center triplicheranno il consumo entro il 2035
di Teresa Monaco
I data center, motore dell’era digitale e dell’intelligenza artificiale, stanno per subire un balzo senza precedenti nei prossimi anni. Secondo recenti rapporti, il loro consumo energetico globale è destinato a crescere in modo esponenziale entro il 2035. L’articolo esamina le proiezioni di consumo, le sfide in termini di approvvigionamento e le strategie per mitigare l’impatto ambientale, che influenzerà anche il mercato energetico.
Una domanda energetica in rapida accelerazione
Le previsioni più recenti indicano che il consumo elettrico dei data center crescerà da circa 40 gigawatt attuali a 106 gigawatt nel 2035. Questo significa che la richiesta di energia quasi triplicherà nel giro di un decennio, spinta dalla crescente domanda di servizi cloud, computing ad alta intensità e infrastrutture legate all’intelligenza artificiale. Il costo kWh diventa quindi un elemento cruciale per la sostenibilità economica del settore.
- La crescita interesserà aree urbane e rurali.
- L’espansione sarà alimentata da servizi digitali avanzati.
- La disponibilità di spazi influenzerà la distribuzione geografica dei nuovi impianti.
Questa crescita massiccia pone forti pressioni sul sistema energetico globale. Le aziende fornitrici di energia si trovano costrette a pianificare nuove infrastrutture elettriche, aggiornamenti delle reti di trasmissione e investimenti in capacità di generazione aggiuntiva. Le implicazioni non sono solo economiche: la crescente domanda energetica rischia di generare colli di bottiglia nella rete, con potenziali ripercussioni su tutta la filiera.
Infine, questa evoluzione rappresenta una sfida per chi governa la transizione energetica: come garantire un’offerta stabile e sufficiente senza compromettere gli obiettivi di sostenibilità? Il consumo crescente dei data center impone una rapida riflessione su investimenti, politiche e innovazioni.

Verso un mix energetico più sostenibile
Di fronte a questo boom energetico, l’industria dei data center punta sempre più su energie rinnovabili e soluzioni sostenibili. Gli operatori prevedono che entro il 2035 la maggior parte dei nuovi data center adotterà energia proveniente da fonti come solare, eolica, gas naturale e — in alcuni casi — reattori nucleari modulari, con un ruolo rilevante dell’energia solare.
- Maggiore integrazione di energie pulite.
- Adozione di tecnologie a basse emissioni.
- Evoluzione dei modelli di approvvigionamento energetico.
Il ricorso a energie pulite e tecnologie avanzate di gestione energetica non è solo una scelta ambientale, ma una necessità operativa. Le fluttuazioni tipiche delle rinnovabili — come vento e sole — impongono sistemi di stoccaggio e backup per garantire continuità e affidabilità.
In parallelo, il mercato delle soluzioni energetiche per data center (energy storage, sistemi UPS, battery backup) sta vivendo un forte impulso. Si prevede che entro il 2030 questo mercato globale possa crescere significativamente rispetto ai valori attuali, come risposta alla domanda di stabilità energetica e flessibilità.
Impatto sulle reti elettriche, costi e sostenibilità globale
L’esponenziale aumento della domanda di energia da parte dei data center rischia di modificare profondamente la struttura delle reti elettriche e i costi energetici. Già oggi alcuni operatori segnalano come la costruzione di nuove linee, centrali e impianti di stoccaggio gravi sui conti di tutti i consumatori, non solo su chi gestisce data center, con effetti anche sull’energia nucleare.
A causa di questa pressione crescente, le infrastrutture esistenti dovranno essere ripensate: serve maggiore capacità di trasmissione, più sistemi di bilanciamento e backup energetico, e flessibilità per gestire picchi di domanda energetica improvvisi. In molti casi, ciò significa investimenti ingenti da parte di governi e aziende.
Dal punto di vista ambientale, l’aumento dei consumi rischia di vanificare gli sforzi verso la decarbonizzazione. Se da un lato la crescita delle fonti rinnovabili è un segnale positivo, dall’altro la scala e la rapidità dell’espansione dei data center possono superare la capacità di transizione delle reti. In assenza di un piano coordinato, la “corsa al cloud” potrebbe tradursi in una nuova ondata di consumo energetico e impatto ambientale su scala globale.
In definitiva, il rapido sviluppo dei data center mette in evidenza una tensione tra bisogno digitale crescente e sostenibilità energetica: il compromesso richiederà scelte strategiche, investimenti consistenti e visione a lungo termine da parte di tutti gli attori coinvolti.
Fonte: https://www.papernest.it/news/
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