ARTICOLO OFFERTO DA IMPRESA DI PULIZIE HYDRASHINE BRESCIA
TEL 339.1709051
A dare uno sguardo alle antiche copertine del giornale di allora intitolato “La domenica del corriere” ci si può render conto che gli anni 20 e il decennio successivo, sono stati anni davvero particolari. La libertà in quei momenti era ai massimi livelli. Nono esistevano norme Ue norme nazionali, le invenzioni venivano testate senza alcun problema. Le gare si correvano in macchina su strade pubbliche in piena velocità per testare i motori e la resistenza dei piloti e la 1000Miglia ne è testimone.
Le avventure talvolta tragicomiche di quegli anni in cui non c’era nulla (confronto ai nostri tempi) e tutto era da scoprire, possono apparire comici e talvolta rocamboleschi. Erano certamente tempi non facili tuttavia si può affermare che da un altro punto di vista fossero meno difficili dei nostri. In quegli anni bene male nonostante non esistessero le comodità di oggi e la tecnologia fosse pressochè inesistente, da un certo punto di vista si viveva meglio. Non si tratta della critica di una persona vecchia dentro e quindi nostalgica ma di una persona tendenzialmente idealista, che sa apprezzare ancor’oggi i valori umani e la genialità legata alla razza umana.
Le invenzioni di un tempo erano forse poco perfette, tuttavia hanno contribuito a realizzare il nostro presente, quel presente che noi uomini moderni siamo riusciti ancora una volta a rovinare, a sfregiare, togliendo l’umanità da ogni cosa e affidando al tecnicismo ogni risvolto della vita, tanto di pensare d’essere “come Dio” anzi, forse un gradino più in alto. Da questo concetto distorto vengono le teorie dei creatori del transumanesimo, una fusione fra l’uomo e la tecnologia esasperata.

L’inizio secolo (1900)
Gli anni 20 e gli anni 30 sono stati per l’aeronautica periodi davvero importanti. Molte scoperte sono state testate come ad esempio il dirigibile, dall’altro canto anche molti rekord aerei sono stati superati con aeromobili non certo tecnologici ma per pilotare i quali l’apporto umano era dominante.
l’Italia è stata spesso protagonista di rekord arerei in quegli anni lasciando come dopotutto è sempre stato un segno indelebile nel progresso del mondo.
L’Italia gloriosa e la propria finzione: “l’Italietta”
Negli anni ’20 e ’30, l’aviazione ha registrato progressi straordinari nella velocità e nella distanza, con l’Italia che ha dominato in diverse categorie. l’Italia non è mai astata “l’Italietta” come ci hanno obbligato credere negli ultimi decenni, tramite “lavaggi del cervello” attraverso i media complici del sistema bugiardo che ci domina. L’Italia è sempre stata una super nazione, sempre stata stata in grado di regalare il progresso al mondo intero.
Nelle prossime righe, dopo esserci espressi sull’Italia di allora passeremo al libro di Gianluigi Valotti storico e scrittore, un’opera che ci riporterà indietro nel tempo verso il Polo Nord in dirigibile cui anche la zona di Brescia è stata co-protagonista.
Primati di Velocità
Il traguardo dei 700 km/h è stato raggiunto negli anni ’30 grazie agli idrocorsa italiani.
- 1927-1929: Mario de Bernardi e Giuseppe Motta stabilirono record con i Macchi M.52 e M.67, superando i 580 km/h.
- 1933-1934: Il pilota italiano Francesco Agello stabilì il record mondiale assoluto con il Macchi M.C.72, raggiungendo 709,2 km/h sul Lago di Garda. Questo primato per idrovolanti a pistoni è rimasto imbattuto.
Primati di Distanza e Altitudine
La Regia Aeronautica italiana guidò anche le imprese di lunga distanza e quota sotto la guida di Italo Balbo.
- Distanza: Nel 1928, Arturo Ferrarin e Del Prete percorsero 7.666 km in 58 ore e mezza con il Savoia-Marchetti S.64, volando dall’Italia al Brasile.
- Altitudine: Nel 1934, Renato Donati raggiunse 14.433 metri con un Caproni Ca.113, record migliorato nel 1937 dal colonnello Mario Pezzi che toccò quota 17.083 metri con un Caproni Ca.161bis.
Il Libro di Gianluigi Valotti
Un gruppo di appassionati che si riferiscono dell’Associazione Arma Aeronautica Sezione di Adro ha deciso con determinazione e con l’orgoglio di altri tempi di ricordare le gesta eroiche di 16 uomini, norvegesi ed italiani, che a bordo del dirigibile Norge compirono la prima trasvolata del Polo Nord.
Una impresa eccezionale realizzata nella primavera del 1926, di cui quest’anno celebriamo esattamente il centenario e per la quale oggi, quel gruppo di appassionati dell’Arma Aeronautica guidati da Marco Facchetti, Cesare Tonini e Gianluigi Valotti hanno voluto realizzare un libro denso di fotografie dell’epoca e di elementi storici, alcuni inediti, ed una mostra con le medesime fotografie contenute nel libro a rimarcare la straordinarietà di quell’evento ed il suo valore altissimo, anche e soprattutto per il nostro territorio.
L’importanza della spedizione Norge
La spedizione del Norge è una spedizione che ci riguarda direttamente ed è considerata:
- il primo attraversamento verificato del Polo Nord;
- una grande vittoria della tecnologia aeronautica italiana;
- uno degli ultimi grandi momenti dell’“età eroica” delle esplorazioni polari.
Esisteva infatti una controversia sulle precedenti spedizioni di Robert Peary e Richard E. Byrd: molti storici dubitano che avessero davvero raggiunto il Polo Nord prima del Norge.

Il conflitto tra Amundsen e Nobile
Dopo il successo nacquero tensioni molto forti:
- Amundsen sosteneva che il merito fosse soprattutto dell’impresa esplorativa;
- Nobile rivendicava il ruolo decisivo della tecnologia italiana e del comando del dirigibile.
La stampa italiana celebrò Nobile come eroe nazionale, mentre Amundsen si sentì messo in ombra.
La tragedia dell’Italia
Nel 1928 Nobile tornò nell’Artico con un nuovo dirigibile, l’Italia.
Durante la missione il dirigibile precipitò sul pack artico. Parte dell’equipaggio sopravvisse su una tenda rossa sul ghiaccio, in attesa di soccorsi.
Lo stesso Roald Amundsen morì durante le ricerche dei dispersi, scomparendo con il suo aereo sopra il Mare di Barents.
Brescia con Rovato protagonista della storia
E’ necessario rammentare che una delle persone a bordo del dirigibile Norge fu il rovatese Attilio Caratti, militare motorista specializzato che venne selezionato per l’impresa direttamente dal Colonnello Umberto Nobile, capo spedizione insieme al norvegese Roald Amundsen, ad Attilio Caratti nel tempo sono già stati dedicati a Rovato diversi momenti commemorativi, come convegni e mostre fotografiche e recentemente, nel 2018 è stata anche posta una targa marmorea sulla parete laterale del Municipio rovatese che recita ‘La Città di Rovato onora la memoria del proprio concittadino Attilio Caratti’ Ma già nel 1986 l’Amministrazione Comunale aveva posto una targa sulla medesima parete del municipio ‘nel sessantesimo anniversario della prima trasvolata polare’.
In quell’anniversario Gaetano Barbato pubblicò anche un libro ripercorrendo la vita insieme a quella del suo fratello Agostino, entrambi definiti al proposito “pionieri del cielo” per la forte passione al volo e nello specifico per la passione a quelle enormi macchine volanti che erano i dirigibili. Attilio Caratti, a lui la città natale, Rovato ha dedicato anche una strada del centro storico. Non è un caso se la Sezione Arma Aeronautica di Adro è intitolata proprio al Maresciallo Attilio Caratti. E’ necessario rammentare che nella Baia del Re sulle Isole Svalbard della Norvegia nel 1963 il nipote Aldo Caratti, indimenticato maestro della scuola Ricchino dei “brusafer” vi realizzò uno speciale monumento in ferro battuto dedicato alla memoria di Attilio e della tragica trasvolata polare del Dirigibile Italia del 1928, nella quale troverà la morte insieme ad altri 5 membri dell’equipaggio, e i cui corpi non verranno mai più ritrovati. La felice spedizione del dirigibile Norge del 1926 resterà invece a lungo nella storia per essere incontestabilmente la prima al mondo ad avere sorvolato il Polo Nord, mentre bisognerà attendere ancora 20 anni perché degli uomini vi potessero camminare sopra al Polo
TEL 339.1709051












