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Indizi misteriosi

Linee di Natzca, sculture misteriose dell’isola di Pasqua, Annunaki descritti nell’antica Mesopotamia, piramidi egizie, geroglifici egiziani ritraenti figure futuristiche, piramidi di civiltà precolombiane munite diri mercurio trovato nel sottosuolo alla base di una piramide in sud America, le misteriose piramidi di Bosnia che si narra siano nientemeno che curative e che possano fermare il tempo in coloro che vi entrassero, Stonehenge, obelischi misteriosi, insomma, potremmo descrivere indizi pieni di mistero per giorni interi tuttavia realmente di cosa si tratta? Tutto è nascosto nelle pieghe del passato e nelle ipotesi di una storia insegnata a metà. La storia che oggi conosciamo è vera o falsata? La storia che conosciamo oggi, è intera oppure solo una parte di quanto dovremmo conoscere? Nelle prossime righe sentiremo le ipotesi di Stefano Verani, saggista e Archeo-ingegnere. Ciò che apre un’interrogativo è una domanda ben precisa: se l’uomo risalisse da un’evoluzione naturale delle scimmie, perchè l’uomo si è evoluto mentre i noti primati no? E’ evidente che le regole darviniane sull’evoluzione potrebbero essere inserite nel dedalo delle ipotesi legate all’evoluzione.

L’Homo Sapiens

Si stima che l’Homo Sapiens sia nato quasi 300.000 anni or sono.

Convenzionalmente, però, l’inizio della Storia dell’Uomo coincide soltanto con l’invenzione della scrittura. Il primo testo scritto storico è la Lista Reale Sumerica, datata 3.300 a.C., quindi prima di è allora vi è solo la Preistoria ovvero la non-Storia. Ne consegue che il nostro passato è composto da 294.700 anni di Preistoria e da solo 5.300 anni di Storia. Il 98,3% del nostro passato è dunque … non-Storia? Per meglio interpretare questo dato, è come fossimo al 31 dicembre dell’anno e avessimo conoscenza di quello che è accaduto soltanto dal 26 dicembre in poi: tutti i giorni prima ci sarebbero ignoti.

… un po’ imbarazzante!

Arretrare questo limite è pertanto molto attraente e può essere molto fruttuoso, in quanto il passato da scoprire è molto vasto. Conoscere le nostre origini ci può dare indicazioni sul nostro futuro. A questa appassionante ricostruzione si è dedicato Stefano Verani, laureato in Ingegneria delle Lavorazioni e attento studioso di testi antichi. Ha letto negli anni centinaia di testi e ha analizzato moltissimi reperti negli angoli più remoti del mondo.

Archeo-ingegneria

Con l’esperienza ha sviluppato una nuova disciplina, l’Archeo-ingegneria, un neologismo composto dalle parole: Archaios= antico e Ingegneria=la conoscenza che insegna ad usare l’ingegno per risolvere enigmi e problemi. Grazie al metodo dell’Archeo-ingegneria ha quindi messo assieme molte osservazioni ricomponendo una cronologia di eventi che, scorrendo indietro nei millenni, ha arretrato le barriere storiche che ci imprigionano e realizzando una ricostruzione plausibile delle nostre origini e del nostro percorso.

Secondo Stefano Verani non è infatti indispensabile intercettare documenti di storici antichi; ci sono altri modi per leggere il passato: i nostri antenati hanno lasciato altri segni della loro presenza da cui possiamo desumere molto. Gli scavi hanno portato alla luce una grande quantità di reperti, di monumenti e di costruzioni che possono essere documenti validi quanto i testi scritti. Si tratta solo di decifrarli con le competenze corrette.

Purtroppo gli scopritori si limitano spesso a classificare i reperti e li interpretano ma non li …leggono! Vi è una tecnica ben nota tra gli ingegneri, che chiamano reverse engineering e che viene spesso applicata quando si tratta di copiare un prodotto della concorrenza. In alcuni contesti è persino proibito farlo, perché si può capire molto dell’industria avversaria. Si tratta di studiare l’oggetto e di desumere quali tecnologie sono state utilizzate per realizzarlo. In archeologia questo approccio può essere validamente applicato ad un reperto oppure ad un intero edificio per arrivare a conoscere le competenze dei tecnici dell’epoca e capire di quali tecnologie disponeva la civiltà che l’ha realizzata. Se invece da altre fonti sappiamo che la civiltà a cui si pensava di attribuire il manufatto non disponeva della tecnologia necessaria a realizzarlo, ne consegue che quell’oggetto non compete a quella civiltà, ma va, piuttosto, attribuito ad un’altra epoca.

Per millenni l’uomo ha orientato gli edifici che costruiva cercando di allinearli al moto del Sole o alla posizione di alcuni astri di riferimento. L’asse terrestre ruota e di conseguenza nel tempo ruotano anche queste posizioni. L’ingegneria può intervenire studiando gli orientamenti degli edifici e conseguentemente stimandone la datazione. I nostri antenati ci hanno lasciato molte rappresentazioni grafiche. Quelle più tecniche non vengono comprese nei musei che le classificano come rappresentazioni sacre o votive. L’analisi ingegneristica permette invece, a volte, di comprenderne il messaggio e di conseguenza la tecnologia rappresentata.

Alcuni edifici sono così tecnici che gli scopritori non ne comprendono la destinazione d’uso e li classificano come edifici votivi, mentre avevano utilizzi molto particolari che possono invece essere compresi grazie ad un’attenta analisi ingegneristica. I testi sacri (la Bibbia, i Veda …) ci riportano descrizioni precise di tecnologie che gli studiosi delle religioni non riescono a comprendere e le classificano al rango di visioni, mentre possono essere fonte di preziose informazioni. I racconti antichi (l’Iliade, l’Odissea, Platone, il popol Vu, la mitologia egizia e sumera …) descrivono eventi, personaggi ed eventi complessi ed articolati. Dopo anni di lavoro preparatorio, Stefano Verani ha recentemente deciso di condividere le proprie osservazioni con il pubblico attento, scrivendo alcuni testi dai contenuti molto innovativi:

Archeo-ingnegneria: l’ingegneria per svelare i misteri del passato. Anno 2026.

In questo saggio, edito da Lux-Co, l’autore spiega il metodo che ha usato per ricostruire il passato e conduce il lettore attraverso alcuni esempi significativi, tra cui: lo scopo delle Piramidi di Giza, l’architettura del Giardino dell’Eden, i principi fisici di funzionamento dell’Arca dell’Alleanza e la dislocazione dell’isola di Atlantide.

Deus Volume 1, L’Età dell’Oro. Anno 2025.

Questo romanzo, edito in inglese ed in italiano da Cavinato International, racconta in forma fluida ed avvincente, le avventure dell’Umanità dal 300.000 a.C. sino al 10.000 a.C.

Nei capitoli troviamo: la creazione dell’Uomo, la nascita di Adamo, la costruzione del giardino dell’Eden, l’edificazione della torre di Babele, la nascita e distruzione di Atlantide e il Diluvio Universale.

Deus Volume 2, Guerre di Uomini e Dèi. Anno 2026.

Questo romanzo, edito in inglese ed in italiano da Cavinato International, prosegue la narrazione dal 10.000 a.C. sino al 400 d.C..

Il libro narra di: la costruzione di Gobekli Tepe in Anatolia, l’edificazione delle Piramidi di Giza in Egitto, la nascita della civiltà umana in Mesopotamia, il cantiere delle Piramidi di Teotihuacan in Messico, Cuzco e la Valle Sacra in Perù, la lotta mortale tra Iside ed Osiride, la distruzione di Sodoma e Gomorra, Mosè e la nascita del Giudaismo, l’esodo dall’Egitto, Gesù e la nascita del Cristianesimo. Deus è un racconto avventuroso, in realtà un’accurata ricostruzione, fatta attraverso l’attenta rilettura dei miti antichi e dei testi sacri, della Preistoria e delle origini dell’Umanità e le precise note guidano alla comprensione del percorso svolto.

Prima dell’uomo c’erano “gli dei”?

Prima dell’uomo, c’erano gli dèi. Rafa-El, il dio narratore, fa parte della prima squadra a toccare la Terra, in missione per cercare l’oro, un materiale scarso sul loro pianeta d’origine ma indispensabile per salvarne l’ecosistema. Il piano è semplice solo in apparenza, ma segnerà per sempre la storia del nostro mondo: creare esseri in grado di lavorare nelle miniere. Così nascono i primi uomini, scimmie geneticamente modificate.


Per scopi scientifici, En-ki insemina personalmente una terrestre, sviluppando una nuova variante, gli Adamo, che, incrociandosi con i primi uomini, li rende più intelligenti ed attraenti. Rafa-El è fedele al secondo dio in comando, En-Ki, che lo apprezza e gli affida compiti cruciali. Con toni epici, egli racconta la concezione di Adamo ed Eva, la fondazione di colonie in Mesopotamia, in Egitto, in Perù e ad Atlantide, la nascita dei primi semidei, e le lotte e gli intrighi che porteranno infine alla distruzione di Babele.

Poi, sconvolgimenti cosmici infrangono ogni equilibrio: il Diluvio Universale devasta la Terra, travolgendo in un istante interi popoli e città, inclusa Atlantide, a cui Rafa-El aveva dedicato tutto sé stesso. L’Età dell’oro è terminata. Dopo giochi di potere finiti male, gli dèi fanno un passo indietro nella gestione diretta dell’Umanità. Inizia così un’opera di civilizzazione, al centro della quale si trova ancora Rafa-El: agli uomini vengono donate conoscenze e, per la prima volta, dignità. Ma guerre e drammi continuano a intrecciarsi tra uomini e dèi. La storia struggente di Iside e Osiride, la guerra di Troia, Stonhenge, il faraone Akhenaton, Mosè e l’Esodo: tutti vengono narrati da Rafa-El sotto una luce nuova, inattesa. Poi, un improvviso vuoto di potere sul loro pianeta richiama gli dèi lontano dalla Terra, lasciando dietro di sé ciò che avevano costruito. Non Rafa-El, che si ribella ai suoi capi, sceglie di restare e fonda ciò che diventerà il Cristianesimo, con un unico scopo: proteggere l’Umanità dai conflitti.

Nel finale, Rafa-El, ormai solo tra gli uomini, chiude il suo cammino millenario non con la potenza di un dio, ma con la fragile e immensa scoperta dell’Umanità e dell’amore. La storia di Rafa-El termina qui. Ma il lettore attento, tra mappe e annotazioni, si ritroverà a chiedersi: e se il mito non fosse leggenda, ma realtà?

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Nicola Migliorini
Author: Nicola Migliorini

Nicola Migliorini è Direttore Responsabile del media www.mondooggi.com, blogger, giornalista generalista con incarico a 360 gradi.

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