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Da sempre il medioriente è una “Pentola in ebollizione”. Questa zona molto particolare dal punto di vista geopolitico riesce sempre a produrre incertezza. Gli attriti fra Israele e i popoli arabi sono da sempre piuttosto tesi. Questa situazione molto particolare è dalla notte dei tempi una “miscela esplosiva” in grado di “incendiare” i prezzi dell’energia cui il nostro mondo è vorace. Dal medioriente passano interessi da capogiro soprattutto quelli legati al greggio, fonte di energia primaria, a oggi è necessaria per permettere al nostro mondo di poter proseguire su una certa linea. L’Iran possiede una grande importanza anche per un certo stretto, lo stretto di Hormuz. Da quello stretto passa una cospicue percentuale del greggio che arriva in occidente. Se lo stretto di Hormuz per qualche ragione come potrebbe essere un nuovo conflitto, potremmo assistere a un’impennata dei prezzi a livello globale. La zone del medioriente è da sempre un fazzoletto di terra di importanza vitale per gli asset geopolitici e per l’approvvigionamento energetico, come l’Italia è da sempre “benedetta” per l’importanza geopolitica che può avere essere la terra di mezzo o il centro del mondo.

Foto di Raimund Andree da Pixabay

L’ultimo conflitto che ha visto Israele attaccare l’Iran e gli americani entrare in scena con uno stranissimo bombardamento alle presunte stanze di stoccaggio, del presunto materiale radioattivo, avrebbe rischiato di portare ancora una volta il mondo in una nuova crisi, crisi che avrebbe potuto essere molto pericolosa per via delle alleanze cui le grandi potenze hanno intessuto dagli anni della guerra fredda. La possibile escalation a una guerra mondiale avrebbe potuto essere un reale pericolo, questa volta scampato per grazia divina e forse per l’astuzia degli americani nella conduzione di questa rappresaglia. Nelle prossime righe la giornalista del settore economico Teresa Monaco ci spiegherà quali sono oggi i pericoli che il medioriente è in grado di innescare, anche se a dire il vero penso che i pericoli siano sempre i medesimi. La crisi fra Israele e l’Iran per ora sembrerebbe essere risolta, tuttavia la “spada di Damocle” resta appesa sulla testa del mondo.

Medio Oriente in fiamme: l’energia al centro della crisi tra Israele e Iran

Le tensioni tra Israele e Iran sono riesplose con forza, riportando l’instabilità in Medio Oriente al centro dell’attenzione internazionale. Oltre al fronte militare, tuttavia, si combatte un’altra battaglia cruciale: quella dell’energia. Petrolio, gas e nucleare sono sempre più strumenti di pressione geopolitica. Gli effetti del conflitto iniziano a farsi sentire anche sulle bollette e sui mercati energetici globali. Un’escalation che coinvolge tutti: dalle famiglie europee alle grandi potenze internazionali.

 

Un conflitto che preoccupa il mondo e agita i mercati

Negli ultimi giorni, Israele ha colpito obiettivi strategici in Iran, tra cui impianti legati al programma nucleare. La risposta iraniana non si è fatta attendere, alimentando il rischio di un’escalation militare più ampia. Tuttavia, la preoccupazione più immediata riguarda la tenuta del sistema energetico globale, già messo alla prova dai recenti rincari.

La comunità internazionale segue con apprensione. Stati Uniti e alleati occidentali esprimono sostegno a Israele, mentre Russia e Cina condannano gli attacchi, temendo un ulteriore deterioramento della situazione. Il G7 ha lanciato un appello per tutelare le forniture energetiche globali, paventando possibili interruzioni e aumenti dei prezzi, in particolare nel comparto petrolifero e per le tariffe del gas.

Sebbene al momento non si registrino interruzioni materiali, l’incertezza basta a scuotere i mercati. La sola minaccia di una chiusura dello Stretto di Hormuz – snodo cruciale per il transito di petrolio e gas del Golfo – alimenta l’ansia tra governi e operatori. In questo contesto, la guerra non è solo una crisi regionale: ha effetti diretti sulle economie di tutto il mondo.

Prezzi in rialzo e mercati nervosi: le bollette europee sotto osservazione

L’attacco alle infrastrutture petrolifere iraniane ha avuto un immediato riflesso sui mercati. Il prezzo del Brent è salito fino a 78 dollari al barile (+5,5%) prima di stabilizzarsi intorno ai 74, con una media di 76,6 dollari al 23 giugno. Anche il gas naturale europeo TTF ha registrato un’impennata, toccando i 41,90 €/MWh.

L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha però rassicurato: domanda debole e scorte elevate dovrebbero contenere ulteriori rialzi, mantenendo i futures sotto la soglia dei 75 dollari.

 

La produzione globale resta elevata, con l’Iran che contribuisce con 4,7 milioni di barili al giorno, su un totale mondiale di circa 110 milioni. In termini percentuali, Teheran rappresenta circa il 4,3% della produzione mondiale:

Inoltre, l’OPEC+ ha recentemente avviato un alleggerimento dei tagli produttivi. In Europa, le forniture di gas rimangono regolari, ma la tensione resta alta a causa della possibilità – anche solo ipotetica – di una chiusura dello Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 30% del petrolio e il 20% del gas mondiale.

In Italia, il prezzo della benzina si mantiene stabile intorno a 1,70 euro al litro. Tuttavia, secondo la CGIA di Mestre, le imprese rischiano rincari per 13,7 miliardi di euro nel 2025, con possibili ricadute sia sulla bolletta della luce che quella del gas. Un’escalation del conflitto potrebbe innescare un vero e proprio shock petrolifero, con conseguenze pesanti su inflazione e competitività.

Il nucleare tra paure e ambizioni: il futuro incerto dell’energia atomica

Il nucleare è l’altro grande protagonista silenzioso della crisi. Gli attacchi israeliani hanno colpito infrastrutture legate al programma atomico iraniano, riaccendendo il dibattito sulla sicurezza delle centrali in aree di conflitto. La centrale di Bushehr – l’unica operativa in Iran – non ha subito danni, ma resta sotto osservazione internazionale.

L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha confermato che non ci sono state fughe radioattive. Tuttavia, il rischio di un incidente nucleare – anche involontario – è fonte di grande preoccupazione. La Russia ha lanciato un avvertimento durissimo: colpire Bushehr sarebbe catastrofico per l’intera regione.

Sul piano energetico, diversi paesi del Medio Oriente – come Egitto, Turchia e Arabia Saudita – stanno investendo nel nucleare civile per diversificare il mix energetico e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.

Tuttavia, le nuove tensioni potrebbero rallentare questi progetti o persino farli naufragare. Le ambizioni pacifiche si intrecciano infatti con timori strategici: Israele possiede un arsenale atomico non ufficiale, mentre l’Iran insiste nel dichiarare che il proprio programma ha scopi esclusivamente civili, pur continuando l’arricchimento dell’uranio.

La crisi tra Israele e Iran non è solo un nuovo capitolo nel conflitto mediorientale: è un terremoto geopolitico che mette in discussione l’equilibrio energetico mondiale. Petrolio, gas e nucleare non sono mai stati così politicamente sensibili. E mentre si moltiplicano gli appelli alla de-escalation, resta chiaro che, anche se lontano dai campi di battaglia, il conto della guerra rischiano di pagarlo tutti – a partire dai cittadini europei.

Fonte:https://www.prontobolletta.it/

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