DUCOLI ACHILLE AUGURA UN FELICE SANTO NATALE E FELICE NUOVO ANNO
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Sarebbe inutile dirlo, penso che ve ne sarete accorti da soli, dopotutto a far la spesa non vado solamente io. Il lato negativo della questione è il fatto che negli ultimi anni, con la scusa dell’energia in aumento costante, si sia divenuti spettatori di una pericolosa corsa verso una serie di rincari costanti e inesorabili. Sembra che questa “condanna” non debba mai finire. Ciò che è peggio è il fatto che nonostante i rincari in percentuali non trascurabili e distribuiti ad ogni genere di acquisto, anche quello alimentare, le retribuzioni dei lavoratori sono sempre sottostimate confronto a quelle dei lavoratori degli altri stati UE.
Le retribuzioni italiane e UE
Gli stipendi medi annui lordi a tempo pieno negli Stati UE nel 2024 mostrano una media europea di 39.800 euro, con l’Italia a 33.523 euro, sotto la media e superata dalla Spagna (33.700 euro).
Come potete notare anche la Spagna che in fatto di retribuzioni è sempre stata dietro a noi, starebbe rimontando allineandosi e superandoci.

Top Stipendi UE
I paesi con le retribuzioni più alte sono Lussemburgo (83.000 euro), Danimarca (71.600 euro) e Irlanda (61.100 euro).
Altri elevati includono Belgio (59.632 euro) e Germania, dove superano i 50.000 euro in diversi casi.
Bottom Stipendi UE
I più bassi si registrano in Bulgaria (15.400 euro), Grecia (18.000 euro) e Ungheria (18.500 euro).
L’Italia si posiziona verso il fondo tra i grandi paesi, con crescita solo del 2,6% contro il 5,2% UE.
Posizione Italia
In Italia lo stipendio medio è cresciuto da 32.650 euro (2023) a 33.523 euro (2024), ma resta inferiore alla media UE e perde terreno rispetto a Spagna e Malta (33.499 euro).
Dati Eurostat confermano il divario, con l’Italia tra gli ultimi tra le economie maggiori.Gli stipendi medi annui lordi a tempo pieno nel 2024 posizionano l’Italia a 33.523 euro, ben al di sotto dei paesi nordici UE come Danimarca (71.565 euro), Finlandia (49.428 euro) e Svezia (46.525 euro).
Norvegia e Islanda, non UE ma nordiche, registrano valori elevati intorno a 50.000-79.000 euro secondo fonti OCSE.
Confronto Salari
| Paese | Stipendio Medio Annuo Lordo (euro, 2024) |
|---|---|
| Danimarca | 71.565 |
| Finlandia | 49.428 |
| Svezia | 46.525 |
| Italia | 33.523 |
I paesi nordici UE superano l’Italia di oltre il 100% in Danimarca (più 38.000 euro) e del 47% in Finlandia.
La media UE è 39.800 euro, con crescita del 5,2%, mentre l’Italia cresce meno e resta 12ª in classifica UE.
Conclusione
Nelle prossime righe la giornalista del settore economia Teresa Monaco metterà in luce i rincari nel santo natale 2025, anche se a dire il vero i rincari non riguardano solamente il natale. Purtroppo la tendenza rialzista resta un trend che prosegue già da un decennio ma che ha avuto un grave inasprimento dall’inizio della periodo della guerra in Ucraina che ci starebbe costando “il sangue” a livello economico, e se proseguisse ci potrebbe trascinare in un baratro economicamente parlando. Ci si chiede quale sarebbe la strategia occulta di tali rincari? Per prima cosa disincentivar le tradizioni, in modo particolare quelle di fede, quelle cattoliche. Secondariamente il sistema approfitterà per mettere in atto una seconda pericolosa strategia, l’indebitamento forzato dei cittadini che ancora una volta dovranno farsi carico di un pericolosissimo fardello, quello del debito.

Caro, carissimo Natale: dieci anni di rincari
di Teresa Monaco
Il Natale degli italiani è diventato progressivamente più costoso e i numeri confermano una tendenza ormai difficile da ignorare. Confrontare la spesa di oggi con quella di dieci anni fa restituisce un quadro di rincari estesi, che toccano sia ciò che finisce in tavola sia ciò che viene scartato sotto l’albero. Non si tratta soltanto di qualche eccezione: l’aumento dei prezzi appare diffuso e, in alcuni casi, vicino al raddoppio. Nel frattempo, crescono anche le strategie di adattamento delle famiglie, tra budget più rigidi e pagamenti dilazionati.
Un decennio di aumenti diffusi
Il confronto tra il Natale del 2015 e quello del 2025 mette in evidenza un incremento dei prezzi che in molti casi sfiora, e talvolta supera, la soglia del raddoppio. I prodotti alimentari, cuore della tradizione festiva, risultano tra i più colpiti: dolci simbolo come il pandoro e piatti tipici delle tavole invernali, come il cotechino, registrano rincari superiori al 90% rispetto a dieci anni fa.
Per rendere più chiari gli ordini di grandezza, ecco una sintesi delle principali variazioni citate nel testo:
|
TIPOLOGIA |
AUMENTO INDICATIVO |
|
|
PANDORO |
ALIMENTARE |
+90% |
|
COTECHINO |
ALIMENTARE |
+90% |
|
SALMONE CONFEZIONATO |
ALIMENTARE |
+100% |
|
LENTICCHIE |
ALIMENTARE |
+140% |
|
CARTA REGALO |
ACCESSORI |
+70% / > +120% |
|
CENTROTAVOLA / PALLINE |
DECORAZIONI |
+145% |
Ancora più marcati appaiono gli aumenti di alcuni ingredienti e prodotti considerati “immancabili”. In particolare:
• Salmone confezionato: incremento oltre il +100%
• Lenticchie: incremento oltre il +140%
In altre parole, anche gli alimenti meno “di lusso” possono trasformarsi in voci di spesa rilevanti, soprattutto quando l’acquisto si ripete tra vigilia, pranzo e cenone, soprattutto quando l’acquisto si ripete tra vigilia, pranzo e cenone, mentre cresce anche la bolletta del gas legata alla stagione invernale.
Non va meglio sul fronte delle decorazioni, spesso considerate spese secondarie ma che, sommate, finiscono per incidere. Gli addobbi (centrotavola, palline, puntali) mostrano rincari consistenti, con aumenti che oscillano in un intervallo ampio (dal ~70% a oltre il 120% a seconda degli articoli). L’esempio più significativo resta la carta regalo: un dettaglio diventato però indicatore. Quando rincarano perfino i “contorni” delle feste, la percezione di un Natale più caro diventa inevitabile e molte famiglie tornano a valutare opzioni nel mercato libero per ridurre le spese ricorrenti.
Regali, tecnologia a nuove abitudini
Il comparto dei regali conferma dinamiche simili. I prodotti tecnologici e per il tempo libero, spesso scelti come dono, risultano mediamente più onerosi rispetto al passato. Tra i casi più citati:
• Macchine per caffè espresso: prezzo quasi raddoppiato
• Droni: aumento intorno al +75%
• Biciclette: aumento fino a circa +85%
Il problema, però, non riguarda soltanto gli acquisti “importanti”. Anche i regali economici, piccoli oggetti e pensieri dell’ultimo minuto, hanno registrato aumenti significativi nell’ultimo anno, superando in crescita percentuale molte altre categorie.

Nel confronto più ravvicinato, rispetto al Natale precedente, emerge infatti:
• Incremento medio complessivo: circa +3,7%
• Punte più alte: alimentare e doni a basso costo
Il risultato è una compressione del potere d’acquisto, non solo si tagliano le quantità e si cercano offerte, ma cresce anche l’attenzione al costo della luce nei mesi invernali. Per mantenere le tradizioni, le famiglie tendono a:
• ridurre le quantità acquistate;
• scegliere alternative più convenienti;
• rinviare alcuni acquisti;
• cercare con maggiore costanza offerte e promozioni.
Fa eccezione, nel quadro complessivo, il settore dei libri: il prezzo medio risulta in lieve diminuzione rispetto a dieci anni fa, ma il dato viene interpretato come sintomo di un mercato sotto pressione. In parallelo, la spesa culturale delle famiglie risulta diminuita di circa un quarto nell’arco di vent’anni: più che un “sollievo”, potrebbe essere l’effetto di una domanda più debole.
Consigli per il contenimento della spesa
Per affrontare le feste senza sforare il bilancio, alcune indicazioni pratiche possono fare la differenza. Le più ricorrenti possono essere riordinate così:
-
Definire in anticipo un budget complessivo e un tetto per i regali.
-
Confrontare prezzi e condizioni tra negozi fisici e online.
-
Verificare costi e tempi di spedizione prima di completare l’acquisto.
-
Limitare le luci decorative alle ore serali e ai momenti in cui si è in casa.
-
Controllare l’affidabilità dei siti (dati societari, contatti, Partita IVA, connessione https) e fare riferimento alle indicazioni di ARERA.
Il prossimo natale previsione aumenti e costi
Il quadro che emerge è netto: in dieci anni il “costo del Natale” è salito in modo trasversale, riflettendo dinamiche più ampie del mercato energetico e dei consumi domestici. Dagli alimenti simbolo delle feste agli addobbi, fino ai regali tecnologici. Non si tratta di ritocchi marginali: in diversi casi gli aumenti sfiorano o superano il raddoppio, mentre nell’ultimo anno si registra un ulteriore incremento medio che continua a erodere il potere d’acquisto. Le famiglie reagiscono ricalibrando le scelte — meno quantità, più attenzione a sconti e promozioni — e, sempre più spesso, ricorrendo a pagamenti dilazionati anche per spese che un tempo sarebbero state sostenute in modo immediato.

Resta allora una domanda di fondo: come cambieranno le tradizioni se i rincari continueranno a correre? Il “compra ora, paga dopo” diventerà la pericolosa regola anche per i consumi stagionali? E quali settori, dal cibo ai regali, sapranno offrire soluzioni più sostenibili senza impoverire il significato delle feste?
Fonte: papernest.it
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