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Talvolta noi bresciani, anzi, potrei allargare il raggio d’azione all’intera Italia, non ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati. Abitiamo in un museo a cialo aperto, viviamo spesso in contatto con una natura meravigliosa, incastonata fra reperti archeologici, abitazioni antichissime, ma spesso conosciamo più l’estero della nostra nazione.

Per parlare di una località vicina a noi, ricolma di storia antica, farei un “volo con la mente” in Valcamonica. Il comprensorio della Valcamonica spesso è conosciuto per le montagne verdeggianti e per piste da sci meravigliose che primeggiano nell’alta Valcamonica, tuttavia si tralascia un’importante particolare di questa meravigliosa valle, la storia antica. Per la sezione Valcamonica di Mondooggi, parleremo di un paese della zona in cui la storia antica è stata protagonista indiscussa: Borno.

Borno, storia di un paese nel cuore della Valcamonica

Adagiato a circa 900 metri di quota sull’altopiano che domina la media Valcamonica, Borno è uno dei centri storici più caratteristici della valle. Le sue origini affondano in un passato molto antico e la sua storia è strettamente legata alla particolare posizione geografica del paese, posto lungo una delle vie di comunicazione che collegavano la Valcamonica con la vicina Val di Scalve attraverso il passo di Croce di Salven.

Il territorio bornese conserva ancora oggi le tracce di epoche diverse: dalle testimonianze della presenza preistorica e romana alle architetture medievali, dalle chiese rinascimentali agli edifici settecenteschi. Ma la storia di Borno non è soltanto una successione di date e avvenimenti: è soprattutto la storia di una comunità montana che, nel corso dei secoli, ha saputo adattarsi ai cambiamenti politici, economici e sociali mantenendo una forte identità.

Le origini antiche

La presenza dell’uomo nell’area di Borno e dell’altopiano circostante risale a epoche molto remote. La Valcamonica è infatti una delle aree alpine più importanti per la conoscenza delle popolazioni preistoriche, grazie alla straordinaria quantità di incisioni rupestri presenti sul territorio.

Anche il territorio di Borno testimonia una frequentazione antica. Particolarmente significativa è la scoperta, avvenuta nel 1958 durante alcuni lavori stradali nella parte meridionale dell’abitato, di una necropoli di epoca romana. Il ritrovamento rappresenta una testimonianza importante della presenza romana e della funzione strategica dell’area. Borno si trovava infatti in posizione favorevole rispetto ai collegamenti con la Val di Scalve, territorio a sua volta importante per le risorse minerarie e per la lavorazione del ferro.

La romanizzazione della Valcamonica iniziò nel I secolo a.C. e interessò anche numerosi centri della valle. Cividate Camuno divenne il principale centro romano della regione, ma testimonianze archeologiche sono state rinvenute anche a Borno e in altri paesi della valle.

L’alto Medioevo e la nascita della comunità cristiana

Con la fine dell’Impero romano iniziò una lunga fase di trasformazioni politiche. La Valcamonica passò attraverso la dominazione longobarda e, successivamente, quella franca.

 

Un momento importante fu la conquista carolingia. Nel 774 Carlo Magno assegnò la Valcamonica al monastero di San Martino di Marmoutier, presso Tours. Proprio la devozione a San Martino avrebbe avuto un ruolo importante nella storia religiosa di Borno.

La più antica testimonianza scritta della presenza di una chiesa a Borno risale al 13 novembre 1018. In quell’occasione un documento cita una chiesa dedicata a San Martino, indicata come basilica Sancti Martini. Il documento è particolarmente prezioso perché testimonia non soltanto l’esistenza dell’edificio religioso, ma anche l’importanza raggiunta dalla comunità bornese già all’inizio dell’XI secolo.

Il documento del 1018 è legato anche a una delle vicende più caratteristiche della storia locale: la lunga contesa tra Borno e le comunità della Val di Scalve per il possesso e l’utilizzo delle terre montane, in particolare dell’area del monte Negrino. Una disputa destinata a protrarsi per secoli e che testimonia quanto fossero importanti, per le comunità alpine, i pascoli, i boschi e i territori d’alta quota.

Borno nel Medioevo

Nel corso del Medioevo la Valcamonica sviluppò una propria identità politica e amministrativa. Nel XII secolo l’imperatore Federico Barbarossa concesse alla valle importanti privilegi, tra cui la possibilità

di amministrarsi attraverso propri rappresentanti. La valle rimase a lungo caratterizzata da una forte autonomia e da rapporti talvolta conflittuali con Brescia.

Anche Borno partecipò alle vicende politiche della valle. Nel Trecento il territorio camuno passò sotto il controllo dei Visconti, mentre nel corso del secolo successivo fu coinvolto nelle lotte tra le diverse fazioni locali.

Particolarmente significativa fu la contrapposizione tra guelfi e ghibellini, che interessò numerosi centri della Valcamonica. Borno figurò tra le comunità schierate con la parte guelfa in una fase particolarmente turbolenta della storia valligiana.

 

In questo periodo le famiglie nobili ebbero un peso considerevole nella vita politica ed economica della valle. Tra queste emerse la potente famiglia dei Federici, che ebbe proprietà e influenza anche a Borno. Alcuni edifici del centro storico, nella zona ancora oggi chiamata “Castello”, sono collegati alla presenza di un ramo della famiglia e furono costruiti o sviluppati soprattutto a partire dal Quattrocento.

L’arrivo della Serenissima

Una svolta fondamentale arrivò nel 1428, quando la Valcamonica entrò stabilmente nei domini della Repubblica di Venezia.

La conquista veneziana fu preceduta da anni di conflitti e di contrapposizioni. Il passaggio alla Serenissima modificò profondamente l’assetto politico della valle, pur lasciando alle comunità locali una certa autonomia. Nel 1428 Venezia riconobbe infatti alla Valcamonica la possibilità di conservare i propri statuti, contribuendo a consolidare un’organizzazione amministrativa valligiana destinata a durare per secoli.

Per Borno iniziò così una lunga fase di appartenenza allo Stato veneziano, durata fino alla caduta della Repubblica nel 1797.

La posizione del paese continuò a essere strategicamente importante. La strada verso la Val di Scalve e i passi montani rendeva Borno un punto di passaggio significativo, mentre l’economia locale rimaneva legata alle attività agricole e pastorali, allo sfruttamento dei boschi e all’allevamento.

Le chiese e l’arte: la ricchezza del Rinascimento

Il periodo compreso tra Quattrocento e Cinquecento fu particolarmente importante anche dal punto di vista artistico.

Borno conserva infatti alcune testimonianze di grande valore della cultura figurativa lombarda e camuna. L’Oratorio di Sant’Antonio, di origine quattro-cinquecentesca, custodisce un affresco attribuito a importanti artisti dell’area bresciana, mentre il patrimonio religioso locale è legato alla presenza di pittori attivi in Valcamonica durante il Rinascimento.

Un ruolo importante ebbe inoltre il convento dell’Annunciata, oggi nel territorio di Piancogno ma strettamente legato alla storia religiosa e artistica di Borno. Il complesso fu fondato nel 1469 e conserva importanti affreschi quattrocenteschi, tra cui opere attribuite a Giovanni Pietro da Cemmo.

 

Queste testimonianze mostrano come Borno, pur essendo un centro montano, fosse inserito nei circuiti culturali e artistici della Lombardia dell’epoca.

Il grande incendio del 1688

Uno degli episodi più drammatici della storia di Borno avvenne nel 1688, quando un violento incendio devastò il paese.

Le fiamme distrussero oltre 150 abitazioni, provocando ingenti danni al tessuto urbano. Un evento di questo genere, in un borgo montano caratterizzato da edifici spesso costruiti con abbondante uso di legno, poteva avere conseguenze gravissime sulla vita della popolazione.

Il paese fu quindi costretto a ricostruire una parte consistente del proprio patrimonio edilizio. Anche questo episodio contribuì a modificare l’aspetto dell’abitato, lasciando tracce nella struttura urbana che possiamo osservare ancora oggi.

La nuova parrocchiale

Il Settecento rappresentò una nuova fase di trasformazione per Borno.

L’antica chiesa parrocchiale, la cui storia affondava le radici nel Medioevo, fu progressivamente sostituita da un edificio completamente nuovo. La costruzione dell’attuale chiesa dei Santi Martino e Giovanni Battista ebbe luogo tra il 1771 e il 1781.

La nuova chiesa rappresenta ancora oggi uno dei principali monumenti del paese. Al suo interno si trovano decorazioni e affreschi settecenteschi, tra cui quelli di Sante Cattaneo. La sua presenza domina la piazza principale e costituisce, insieme alla fontana ottagonale, uno degli elementi più riconoscibili del centro storico.

La fontana, risalente al Seicento, è infatti diventata nel tempo uno dei simboli di Borno: posta ai piedi della scalinata della chiesa, racconta anch’essa una fase della storia quotidiana del paese, quando l’acqua rappresentava un elemento fondamentale della vita delle comunità.

Dalla Repubblica di Venezia all’Italia

La lunga esperienza veneziana terminò nel 1797, quando la Repubblica di Venezia cessò di esistere in seguito alle campagne napoleoniche.

Anche Borno fu quindi coinvolto nelle profonde trasformazioni politiche che interessarono l’Italia settentrionale. La Valcamonica passò attraverso diverse organizzazioni amministrative durante l’età napoleonica e, dopo la Restaurazione, entrò a far parte del Regno Lombardo-Veneto sotto il dominio austriaco.

Nel 1859, con la seconda guerra d’indipendenza, la Lombardia venne annessa al Regno di Sardegna e successivamente al Regno d’Italia. La Valcamonica fu ricondotta amministrativamente alla provincia di Brescia, entrando così nel nuovo Stato italiano.

Borno nel Novecento

Con l’ingresso nel XX secolo la vita di Borno iniziò lentamente a cambiare.

Per secoli l’economia del paese era stata fondata soprattutto sull’agricoltura di montagna, sull’allevamento, sulla pastorizia, sullo sfruttamento dei boschi e sulle attività artigianali. Nel Novecento, accanto a queste attività tradizionali, iniziò a svilupparsi sempre più il turismo.

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La posizione panoramica, il patrimonio storico e architettonico e soprattutto la possibilità di praticare attività sulla neve trasformarono progressivamente Borno in una località turistica.

Il turismo invernale e quello estivo divennero così elementi importanti dell’economia locale. Le montagne che per secoli avevano rappresentato soprattutto una risorsa per l’agricoltura e l’allevamento iniziarono a diventare anche una destinazione per escursionisti, villeggianti e appassionati di sport invernali.

Un paese dove il passato è ancora presente

Passeggiando oggi per le vie di Borno è possibile leggere la sua storia attraverso il paesaggio urbano.

La zona del “Castello” ricorda la presenza delle antiche famiglie nobili; la fontana seicentesca testimonia la vita quotidiana delle generazioni passate; la parrocchiale racconta la trasformazione della comunità religiosa; gli oratori e gli edifici storici conservano frammenti della cultura artistica che attraversò la Valcamonica tra Medioevo e Rinascimento.

Ma la storia di Borno è soprattutto una storia di rapporto con la montagna.

Per secoli i suoi abitanti hanno vissuto in equilibrio con un ambiente difficile ma ricco di risorse. I boschi, i pascoli, i torrenti e le vie di comunicazione verso le valli vicine hanno determinato attività economiche, conflitti, alleanze e forme di organizzazione comunitaria.

Anche la secolare disputa con la Val di Scalve per il monte Negrino mostra quanto il territorio fosse centrale nella vita delle popolazioni alpine. Non si trattava semplicemente di stabilire un confine: in gioco c’erano pascoli, boschi, acqua e quindi la possibilità stessa di garantire la sopravvivenza delle comunità.

Borno, una storia ancora viva

La storia di Borno non appartiene soltanto al passato. È ancora visibile nelle strade, nelle chiese, nelle case antiche e nei nomi dei luoghi.

Il documento del 1018 ci restituisce l’immagine di una comunità già organizzata attorno alla propria chiesa; i secoli medievali raccontano le lotte per l’autonomia e per il controllo delle risorse; l’età veneziana testimonia l’inserimento di Borno in uno dei più importanti Stati italiani dell’età moderna; il Settecento ci ha lasciato monumenti e opere d’arte di grande pregio; il Novecento ha trasformato il paese in una località turistica senza cancellarne la vocazione montana.

È proprio questa continuità, pur attraverso profondi cambiamenti, a rendere Borno un luogo particolarmente interessante nel panorama della Valcamonica.

Un paese che ha attraversato più di mille anni di storia documentata e che, ancora oggi, conserva nel proprio centro storico e nel paesaggio circostante le tracce delle comunità che lo hanno abitato.

Borno può quindi essere letto come una piccola sintesi della storia camuna: un territorio antico, una comunità tenace, una montagna vissuta e difesa, e un patrimonio culturale che continua a parlare alle generazioni presenti.

Contributi e informazioni

Per informazioni sugli eventi organizzati a Borno, su eventuali notizie storiche del paese camuno, sui punti turisticamente più interessanti, sarà possibile cliccare qui entrerete sul sito web della proloco. Ha collaborato per la pubblicazione dell’articolo la ProLoco di Borno diretta da Matteo Pedrazzani che ringraziamo per la collaborazione. Le foto nell’articolo sono di Davide Bassanesi.

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Nicola Migliorini alias ADMIN è Direttore del blog WWW.MONDOOGGI.COM decide cosa e quando pubblicare, è un giornalista con incarico a 360 gradi

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