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La vita tra coscienza ed emozione

In una serata un po’ umida ma attesissima Umberto Galimberti, uno tra i più prestigiosi e influenti pensatori contemporanei a livello internazionale, martedì 27 agosto ha sedotto il pubblico del Teatro La Versiliana di Marina di Pietrasanta presentando la conferenza-spettacolo “Quando la vita era regolata dal cuore”, un excursus straordinario che dai giorni nostri è arrivato fino alle radici delle passioni e dei sentimenti che ci connotano come esseri umani.

Guidando gli ascoltatori in una lectio magistralis -sul palcoscenico campeggiavano solo una scrivania ed una sedia- il sociologo ha narrato di emozioni e risonanze emotive coniugando con intensità ed energia le profondità della filosofia con la comprensione della cultura contemporanea. La citazione, poi, di alcune pagine della letteratura classica ha risvegliato ed emozionato la platea che ha risposto con scrosci di applausi a scena aperta.

Il ruolo delle emozioni nella crescita umana

Galimberti ha esordito accendendo un cono di luce sul mondo delle emozioni, ne ha analizzato l’evoluzione rispetto al periodo storico di riferimento ed ha accompagnato gli spettatori attraverso un viaggio che, prendendo le mosse dalle teorie di Platone,  è approdato fino ai nostri giorni, dominati dalla tecnica che sembra aver preso il sopravvento sulle nostre vite stabilendo una considerevole distanza dalle emozioni. In un tempo dominato dalla progressiva espansione della tecnica tutte le emozioni, impenetrabili e irrazionali, sembrano non avere più diritto di cittadinanza: i movimenti dell’animo umano, che sono radicati nella parte più antica del nostro cervello e che ci accomunano agli animali, sembrano oggi rappresentare quasi un intralcio.

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La razionalità della tecnica è diventata il motore delle nostre azioni quotidiane: ci si muove e si lavora sapendo di dover perseguire i valori dell’efficienza, della produttività e del successo, con una velocizzazione del tempo che ha superato il tempo psichico di ognuno di noi. Oltre a ciò, la maggior parte delle persone è oggi alla costante ricerca di visibilità e notorietà: la loro identità è tracciata nel profilo che essi stessi esibiscono sui social e il loro valore sembra affidato al numero di like e di follower che ricevono indipendentemente da ciò che compiono. Per cui si assiste ad una sorta di mercificazione delle emozioni esposte nelle vetrine virtuali che, con i loro ingranaggi psicosociali, spingono all’omologazione imposta dalle maggioranze dominanti.

A questo punto, una domanda sorge spontanea.

In un tempo anestetizzato dal digitale, dove gli spazi virtuali sono dominati dall’esibizione pubblica dei propri vissuti, ha ancora senso parlare di emozioni e sentimenti?

Emozioni e sentimenti

Le emozioni sono componenti essenziali e imprescindibili dell’essere umano; sono attitudini fondamentali che debbono essere coltivate ed educate per renderci capaci di vivere bene con noi stessi e con gli altri. Dopo questo riscontro che sgombra il campo da eventuali esitazioni, Galimberti procede disinnescando piccoli e grandi equivoci che riguardano, appunto, le emozioni e i sentimenti. E ne introduce la differenza. Emozioni e sentimenti sono due elementi strettamente correlati che molto spesso vengono confusi e utilizzati nel linguaggio corrente in maniera intercambiabile. In realtà, le emozioni -istintive, irrazionali e innate- rappresentano la risposta fisica o cognitiva rispetto ad uno stimolo esterno, mentre i sentimenti, che si provano come conseguenza di un’emozione, sono associazioni mentali, uniche per ogni individuo che le apprende solo attraverso la propria esperienza di vita. In altri termini, le emozioni, guidate dagli eventi, sono immediate, intense e temporanee; i sentimenti, innescati da un’emozione provata, sono più blandi ma duraturi. In particolare, il sentimento d’amore “enigmatico e buio” era per Platone la follia più grande, quella che ci fa scendere dentro il nostro Sé, negli abissi della nostra irrazionalità, per catturarla e tirarla fuori da noi: non è possibile controllare l’amore con la ragione -diceva Platone nel Simposio – “la ragione è fuori gioco dal territorio di amore” . Ma anche l’amore ha le sue ragioni, e l’IO che esce da una storia d’amore non è più lo stesso di quando è entrato, perché l’IO si rinnova solo a colpi di storie d’amore. Ne discende che l’amore non è un’esperienza chiara, lineare e razionale, ma pura follia, è un’immersione nelle regioni più profonde dell’animo umano dalle quali si riemerge rinnovati.

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Mente e cuore: dal dualismo, alla sintesi

Muovendo dall’affermazione che l’essere umano è sintesi di mente e cuore, Galimberti ha continuato la narrazione illustrando come per molti secoli ragione ed emozione abbiano costituito un binomio inconciliabile e antitetico: il corpo era visto in modo subalterno rispetto alla ragione e le emozioni venivano così trascurate da relegarne i moti nell’oscurità del silenzio. Poi ha raccontato agli spettatori ciò che avveniva prima ancora che la razionalità della mente giungesse a governare la vita dell’uomo. E procedendo dai nostri antenati ha chiarito come sia stata una particolare forma di intelligenza -Daniel Goleman la chiamerà “intelligenza emotiva”(D. Goleman, Intelligenza emotiva,1997)- a consentire ai nostri lontani progenitori di sopravvivere in un ambiente ostile elaborando le strategie che stanno alla base dell’evoluzione umana: in un mondo inospitale e irto di pericoli era necessario, proprio come avviene per gli animali, prendere decisioni immediate (lotta, fuga, riparo) su ciò che si riteneva vantaggioso o dannoso per la sopravvivenza e conservazione della specie. Ecco allora che i nostri avi si lasciavano guidare con saggezza dalle emozioni, per esempio dalla paura percepita di fronte a un pericolo. Dimostrando di prevalere sulla mente, nei momenti più critici della vita il cuore  è stato capace di guidare le azioni più velocemente rispetto alla ragione e senza troppo indugiare sul da farsi. Con le ricerche neuroscientifiche condotte fin dai primi decenni del 20° secolo ma consolidate grazie agli studi dello psicologo statunitense Goleman, oggi si è giunti alla conclusione che “mente e cuore hanno bisogno l’una dell’altro” e che le competenze emotive sono di fondamentale importanza quanto quelle più razionali del pensiero. Purtroppo, rappresentando una terra ancora in gran parte sconosciuta, le emozioni non vengono adeguatamente espresse.

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Tant’è vero che sono ricercate ed elogiate anche in ambito virtuale. Si pensi, ad esempio, alle emoji, le famose ‘faccine’ utilizzate comunemente nelle chat e sui social network, che riproducono espressioni facciali connesse a determinati stati d’animo. Incapaci di esprimere emozioni avversate come una debolezza, i nostri giovani, eludendo il valore dell’incontro, del confronto e del dialogo con gli altri, si affidano all’utilizzo dei device digitali ed esprimono i loro moti dell’animo attraverso le emoji.

Per una pedagogia delle emozioni

Anche la scuola non può prescindere dalla consapevolezza che le emozioni, frutto dell’interazione tra mente e corpo, sono parte integrante della vita dell’essere umano e rivestono un ruolo di straordinaria importanza nell’impegno e nell’apprendimento degli studenti. In passato, quando ragione ed emozione costituivano poli antinomici, il ruolo delle emozioni nella scuola è sempre stato trascurato e l’apprendimento veniva ricondotto esclusivamente ai processi mentali di astrazione e generalizzazione dando vita ad un sistema scolastico particolarmente attento alla dimensione contenutistica anziché costruttivistica.

Oggi il processo di insegnamento/apprendimento si realizza in un contesto nuovo:  superate le tradizionali metodologie didattiche fondate sulla centralità del docente e sulla trasmissione dei contenuti, si tende a promuovere il ruolo attivo degli studenti e l’acquisizione di nuove competenze, quelle emotive. Esse costituiscono un sistema motivazionale rilevante, perché sostengono le nostre scelte necessarie per l’identificazione della  personalità, e conferiscono senso e significato alla nostra esistenza. Purtroppo, pur rappresentando la scuola il luogo più idoneo per il potenziamento e l’interazione tra queste due dimensioni dell’essere umano, finora in molti contesti educazionali tale aspetto pedagogico risulta ampiamente sottovalutato e marginalizzato.

Apprendere con il cuore

Da qui, la necessità per le scuole di trasformarsi in cantieri di vita, acquisire un nuovo paradigma educativo capace di implicare una certa armonizzazione tra pensiero e cuore, vita razionale e vita emozionale. Ciò per consentire ai giovani di apprendere l’arte del vivere imparando a destreggiarsi tra ragione e passione, di guardare al futuro con sguardo prospettico e rinnovata energia, e di pervenire ad uno sviluppo armonico della personalità. Perchè integrare le emozioni nel processo educativo è essenziale per formare individui equilibrati, consapevoli e protesi verso un pensare ed un sentire eticamente orientato. Ecco perchè si rende necessario rivalutare il benessere emotivo degli studenti nella pratica educativa: guidando la nostra vita, le emozioni regolano il nostro benessere psico-fisico suggerendo azioni indirizzate allo scopo e pensieri rivolti ad orizzonti di bene.

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In un contesto educativo sempre più complesso si rende, pertanto, necessario un intervento pedagogico che proponga strategie di crescita che aiutino gli studenti a riconoscere, comprendere ed esplicitare le proprie emozioni, a navigare responsabilmente tra le loro emozioni, a governarle in modo positivo e guidarle nelle direzioni più vantaggiose, così da promuoverne la crescita emotiva e intellettuale.

Si tratta, quindi, di non osteggiare le emozioni come un attacco minaccioso all’impianto dei processi razionali, ma di restituire dignità alle sfumature emotive e ai sentimenti esercitando un’educazione del cuore e promuovendo l’esercizio di una grammatica del linguaggio affettivo, in modo da agevolare il rendimento scolastico e promuovere la padronanza di quelle competenze sociali che possano accompagnare i nostri ragazzi alla realizzazione di una spiritualità aperta ai valori, alle risposte etiche e al significato stesso di umanità.


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Nicola Migliorini alias ADMIN è Direttore del blog WWW.MONDOOGGI.COM decide cosa e quando pubblicare, è un giornalista con incarico a 360 gradi

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