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Nonostante i tempi stiano mutando molto rapidamente dall’insediamento del Presidente Trump, le èlite arroccate nella sola roccaforte, l’UE, la sola ancora in grado di proteggere gli interessi del sistema finanziario askenazita, prosegue sulla linea della famigerata agenda 2030.
L’agenda di Davos
La famosa agenda di Davos prevede una serie di follie da imporre a un popolo di zombie, incapace di pensare, addormentato dall’abitudine al benessere, come un maiale dal ventre troppo pieno, che fatica a svegliarsi dal torpore dovuto alla fatica di digerire il troppo cibo. Per stringere il discorso, l’agenda di Davos prevede in realtà il de-popolamento mondiale e la “dittatura elegante” da imporre ai popoli ma soprattutto, il sistema prevede un solo e unico governo mondiale dispotico, aiutato dalla AI e dal controllo totale tramite le telecamere disseminate per i territori, tramite il 5G e gli smartphone, gli apparecchi TV e tanto altro. Nonostante i venti stiano cambiando portando il mondo da una direzione unipolare a una direzione multipolare, ecco che la UE e i paesi appartenenti al famigerato club proseguono verso la linea del Green. Il Green può essere una bella cosa ideologicamente parlando ma concretamente non ha la capacità di poter fornire l’energia necessaria al funzionamento del “Mondo occidentale”.

E’ come se a una persona affetta di mal di testa cronico venisse prescritta una serie di antinfiammatori. Certamente il dolore verrebbe alleviato ma il problema don sarebbe risolto.
La realtà del Vaticano
Anche il Vaticano risentirebbe di questo vento di follia ancora in vita precaria, dopotutto gli investimenti sono stati fatti e tutto deve essere portato a compimento. Per una nazione come il Vaticano le cose sono facili. Prima di tutto è da considerare che in Vaticano nulla si produce se non servizi, inoltre già da tempo nella città di Dio in auto non si entra se non limitatamente. Essendo in Vaticano uno stato dalle dimensioni di una piccolissima città improduttiva tutto è più facile. Non lasciamoci quindi fuorviare da “Vaticano città a emissioni zero” perchè dopotutto che peso avrebbe avuto in merito a delle emissioni già a zero o vicine allo zero uno stato ripeto, improduttivo e blindato dalle autovetture, composto quasi per la maggioranza da sacerdoti? Per una nazione dalle dimensioni dell’Italia le cose cambiano. Nelle prossime righe da un articolo della giornalista del settore economia Teresa Monaco cercheremo di capire il Vaticano a emissioni zero.
Vaticano verso la prima nazione a emissioni zero: svolta storica nella Città Santa
La Città del Vaticano ha annunciato un piano ambizioso che la porterà a diventare la prima nazione al mondo a raggiungere le emissioni zero. Un progetto che unisce tecnologia, fede e impegno ambientale, accelerato dal pontificato di Leone XIV. Grazie a nuovi accordi internazionali per la produzione di energia solare e a strategie di efficienza energetica, il microstato punta a completare la transizione ecologica in tempi record, diventando un modello globale per la sostenibilità.
Un impegno senza precedenti per la sostenibilità
Il Vaticano ha fissato al 2030 il traguardo per raggiungere la neutralità carbonica, un obiettivo che nessun altro Stato ha ancora concretamente pianificato in maniera così ravvicinata. La strategia è stata annunciata dal Pontefice durante un discorso pubblico in Piazza San Pietro, dove ha sottolineato la necessità di agire “non per moda, ma per responsabilità verso il Creato”.

Al centro del progetto vi è l’installazione di pannelli solari di ultima generazione in tutto il territorio vaticano, compresi i tetti della Basilica di San Pietro e dei palazzi apostolici. Un accordo con un consorzio europeo di aziende specializzate in energie rinnovabili garantirà la fornitura e manutenzione degli impianti, assicurando una copertura energetica totale. In Italia, soluzioni simili sono già offerte da Enel e altri fornitori impegnati nella transizione verde.
Oltre alla produzione autonoma di energia, il Vaticano prevede:
Interventi strutturali sugli edifici storici per ridurre la dispersione termica
Utilizzo di veicoli elettrici per il trasporto interno
Digitalizzazione di molti processi burocratici per abbattere il consumo di carta e ridurre le emissioni indirette
Partnership internazionali e innovazione tecnologica
Uno degli elementi distintivi del piano vaticano è la collaborazione con università e centri di ricerca, sia italiani che esteri, per sviluppare tecnologie innovative adatte a un contesto urbano e storico unico. La sfida consiste nell’integrare impianti moderni senza alterare il patrimonio artistico e architettonico della città.
L’accordo più significativo è stato firmato con un’azienda spagnola leader nel settore del fotovoltaico, che fornirà moduli ad alta efficienza capaci di produrre energia anche in condizioni di scarsa luminosità. Parallelamente, una start-up italiana sta lavorando a un sistema di accumulo di energia su piccola scala, fondamentale per garantire continuità nelle forniture.
Sul fronte internazionale, l’iniziativa ha già ricevuto il sostegno simbolico di:
Nazioni Unite
Piccoli Stati interessati a replicare il modello
Comunità urbane ad alta densità che vedono nel Vaticano un esempio pratico di transizione rapida
Impatto globale e messaggio simbolico
La trasformazione del Vaticano in nazione a emissioni zero avrà un impatto che va oltre i confini fisici del microstato. Con oltre un miliardo di fedeli in tutto il mondo, il messaggio di Leone XIV rappresenta un invito concreto alla responsabilità ambientale personale e collettiva. L’aspetto simbolico è rafforzato dalla scelta di rendere pubblici i dati sui progressi del progetto, con report annuali consultabili da chiunque.

Questa trasparenza punta a creare un effetto domino, incoraggiando diocesi, parrocchie e comunità religiose a intraprendere iniziative simili, adattate alle proprie possibilità.
Dal punto di vista geopolitico, la mossa del Vaticano potrebbe:
Influenzare le agende ambientali di diversi Paesi e il mercato energetico globale
Stimolare dibattiti sul clima in contesti ancora divisivi
Diventare un potente strumento di diplomazia morale e culturale anche nella transizione verso le energie rinnovabili
Fonte: http://papernest.it
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