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“Io obbedisco soltanto a una passione: Le corse, senza, non saprei vivere”

Una frase certamente conosciuta negli ambienti delle gare automobilistiche. Una frase nota quanto noto è colui che la proclamò. Un grande pilota che partecipò a parecchie edizioni della 1000Miglia, un pilota italiano a tutto tondo. Milanese nato a Monza nel 1918 Alberto Ascari fu sia pilota di autovetture da corsa (fra cui automobili appartenenti al segmento della Formula 1) che ovviamente pilota motociclistico. Nella propria grande carriera questo pilota davvero formidabile riuscì a disputare ben 32 Gran Premi dei quali ne vinse tredici anche se salì sul podio dei vincitori ben 17 volte. Una grande carriera per questo “asso del volante” tipicamente nord italiano, l’ultimo ad essere riuscito a vincere il titolo mondiale. Alberto Ascari sarebbe per di più noto per essere stato detentore di un importante primato ovvero quello relativo alla maggior percentuale di vittorie ottenute in una sola stagione. In effetti nel 1952 vinse ben otto corse aggiudicandosi il prestigioso premio: l’alloro iridato. Credo che tale rekord sia poco probabile che passi a qualche altro pilota. Il primato del maggior numero di gare vinte in una sola stagione è davvero difficile da essere battuto. Un secondo rekord di questo indomabile pilota milanese è il primato nei giri veloci, un rekord conquistato in ben sette gare consecutive. La prima gara fu il GP del Belgio nel lontano 1952 e l’ultimo il GP di Argentina che si tenne l’anno seguente. Un grande pilota con una sviscerata passione per tutto quello che furono “motore” e velocità, un’ icona dell’automobilismo a mia opinione davvero completo a tutti gli effetti. Ascari fu un pilota automobilistico che ebbe uno stile ben preciso nella guida delle autovetture sportive: una guida precisissima ed un grande rispetto per la vettura stessa e per la sua meccanica, cosa non da poco se confrontata con lo stile di altri piloti automobilistici di allora. In genere Ascari era abituato ad un inizio gara in genere molto elevato ed anticipatore. Per arrivare a questo cercava di accumulare un buon vantaggio da subito per poi gestirlo al meglio dalla metà della gara in avanti. Lui evidentemente era a conoscenza che una competizione la si combatte più difficilmente nell’ultima fase quando spesso la stanchezza ha la meglio sul pilota. Fra i risultati più sorprendenti di Ascari possiamo annoverare la Carrera Panamericana, una vittoria al Rallye del Sestriere che si concluse nello stesso anno della Carrera Panamericana del 1951. Ascari ebbe un buon successo alla 100Km del Nurburging due anni dopo. A bordo di una Lancia D24 diede filo da torcere a molti piloti quotati alla 1000Miglia del 1954. Il 1957 fu l’ anno in cui guadagnò la vittoria in quella gara. A bordo di una Ferrari partecipò alla 24 Ore di Le Mans nel 1952 e ’53. In quest’occasione realizzò il titolo di pilota più veloce in gara. Ascari ereditò dal padre Antonio la passione per la velocità e per i motori, infatti Antonio, il padre, fu un pilota negli anni 20. Le gare automobilistiche si può dire fossero il proprio lavoro. Quando a riposo il pilota conduceva una vita piuttosto tranquilla dato il carattere particolarmente mite, diversamente da quando gareggiava in qualche competizione in giro per il mondo. In alternativa ai periodi di gara il pilota amava passare vacanze in genere brevi nella zona dal clima mite della Liguria. Ascari era in possesso di un buon carattere, tendenzialmente tranquillo tuttavia era molto sensibile al mantenimento di una buona forma fisica oltre che di un tipo di alimentazione assolutamente controllata e sana quindi si imponeva una vita tendenzialmente sportiva soprattutto nel periodo invernale, nel quale è maggiormente difficile uscire a praticare sport all’aria aperta. Un risvolto caratteriale di Ascari debbo dire non raro negli ambienti delle corse fu la superstizione, come spesso accade per i professionisti di sport estremi o quantomeno molto adrenalinici e pericolosi. Il pilota di auto da corsa talvolta è piuttosto superstizioso. Ascari a sua volta possedeva numerosi “feticci” ed abitudini rituali ovvero ad esempio non partecipava mai ad una gara senza la sua maglia ma soprattutto senza il casco azzurro. Un altro particolare scaramantico il fatto che il pilota milanese seguissero un preciso ordine nell’indossare le scarpe. Per scaramanzia Ascari non si separava mai dei due regali fattigli dai due figli ovvero un portachiavi particolare ed una madonnina. I riti scaramantici per Ascari furono tanto incisivi da contagiare talvolta anche altri colleghi piloti, uno fra tutti l’amico Villoresi, che prese l’abitudine per scaramanzia di correre in ogni gara con la stessa maglietta portafortuna. Il collega ed amico di Ascari, Villoresi, fu molto colpito per la morte dell ‘amico pilota in seguito ad un incidente automobilistico dato che Ascari il giorno dell’incidente tralasciò tutti i maniacali riti scaramantici che usava utilizzare prima della gara per esorcizzare forse la malasorte. Il giorno dell’incidente Ascari salì in auto in abiti normali e senza il proverbiale casco azzurro. Il pilota morì in un modo davvero imprevedibile. Nel 1955 un pomeriggio del 26 maggio Ascari incontrò di Monza un amico all’autodromo di Monza: Eugenio Castellotti, un giovanissimo pilota lodigiano che stava provando la propria Ferrari GT 3000. Ascari chiese a Castellotti di poter provare a sua volta la vettura e Castellotti naturalmente acconsentì. Premetto che Ascari pochi giorni prima uscì illeso per miracolo da un’ incidente a Montecarlo quando durante la gara l’auto con Ascari a bordo iniziò a sbandare e cadde in mare. In questo caso il pilota venne estratto dalla vettura in acqua e ne uscì letteralmente illeso. Ascari si conosce molto bene e pensa che per superare il trauma provato pochi giorni prima sarebbe stato opportuno tornare subito in pista (utilizzando la teoria del chiodo scaccia chiodo), quindi sale a bordo della Ferrari di Castellotti e parte veloce in una pista quasi deserta dell’ Autodromo di Monza. Ascari inizia la partenza ma nel tratto sotto le tribune dell’ Autodromo la Ferrari esce di strada portando il pilota trentasettenne alla morte, schiacciato dalla vettura che si capovolge. Guasto meccanico? Errore del pilota? Errore nella tenuta di strada del veicolo? La storia non parla di nulla in merito. Forse avrebbe potuto toccare a Castellotti, forse quando è la propria ora è davvero impossibile evitare la “chiamata”, d’altronde credo proprio che il nome di ogni uomo sia scritto nel libro della vita. E’ il 26 maggio: una data divenuta per alcuni scaramanticamente infausta nel il mondo delle gare automobilistiche dato che non fu solamente Ascari morì a soli 37 anni quel fatidico giorno, ma anche il padre del pilota un trentennio prima nel 1925, per un incidente automobilistico ma sempre il 26 maggio. In questo frangente Ascari scaramantico pilota, icona dell’automobilismo italiano e rekordman geniale, non indossava l’abituale caschetto azzurro…..

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Maira Alcantara
Author: Maira Alcantara

free lance generalista, incaricata anche per articoli speciali relativi a settore sport ed automobilismo storico e moderno

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