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Ferie estive anticipate a luglio
Noto che globalmente molte aziende italiane hanno già chiuso i battenti anticipando le vacanze estive, che un tempo erano tradizionalmente concentrate nel mese di agosto anche se Ferragosto ancor’oggi resta il momento più comune per l'”esodo estivo”. Vorrei dire che coloro che quest’anno hanno pensato di anticipare a mia opinione hanno fatto una cosa davvero saggia.
I vantaggi
Il primo vantaggio lo vedrei nell’ondata di caldo che ha accentuato il clima di luglio. Recandosi al mare o in montagna si ha avuto la possibilità di godere di un po’ di frescura. Secondo vantaggio, la ressa. In questo caso si è evitata la ressa dei vacanzieri di piena stagione. In questo caso i servizi saranno stati migliori dato che meno turisti da seguire significa per forza di cose una qualità di lavoro più rilassata e quindi qualitativamente più curata, con conseguente soddisfazione del turista.

Terzo vantaggio: i prezzi che pur essendo il mese di luglio per la maggior parte alta stagione, comunque a livello di prezzi si è leggermente avvantaggiati. Dopotutto è il mercato che da sempre decide un innalzamento o un calo dei prezzi dipendendo dalla richiesta. Penso che una seconda tendenza anomala la potremo vedere a settembre, periodo di bassa stagione ma con un clima certamente più tiepido con i vantaggi che ne riguardano. Unico svantaggio di fine estate, le giornate che sono leggermente più corte, tuttavia questo risvolto è cosa da poco conto dato che i vantaggi sono molteplici e soffocano lo svantaggio dell’oraio.
I prezzi negli anni
La giornalista del settore economico Teresa Monaco nelle prossime righe ci parlerà dei prezzi delle vacanze 2026 facendo notare gli attuali rincari. I rincari non sono un particolare che deve stupire in una nazione come la UE che ritengo essere un vero danno economico per l’Italia. Facendo bene i conti mi sono accorto che dall’entrata dell’Italia nell’Euroclub abbiamo subito aumenti globali (stando al nostro calcolo) mediamente del 30 per cento annuo. Calcolando che dal 1999 l’Italia è passata alla moneta unica, il 30% annuo di aumento prezzi in ogni settore avrebbe portato ad un incremento prezzi del 780% in 26 anni.
La problematica inflattiva sarebbe forse anche un fattore di bassa gravità se non fosse che le retribuzioni siano state negli anni di gran lunga inferiori all’incremento inflattivo ovvero sono rimaste bloccate a una generazione fa. Dall’altro canto molte aziende sono state costrette a vendere non certo al valore reale il prodotto finito o il servizio, al ribasso per poter far fronte ad un mercato tendenzialmente ribassiste. Possiamo dire con certezza che questo fattore che nel tempo ci starebbe portando alla rovina economica sia dovuto anche al fatto di esser parte di un UE che vede con il fumo negli occhi, la svalutazione della moneta. per poter far fronte all’impossibilità di poter svalutare, l’Italia, che basa il proprio fatturato soprattutto sull’export si è trovata ad adottare una strategia di questo genere, agire sul costo del lavoro. Questa strategia finanziaria nel lungo periodo porterebbe inevitabilmente verso un declino economico che porta ad un depredamento della ricchezza interna, con l’ovvio risultato della perdita di qualità dato che sotto certi prezzi non è possibile offrire una qualità eccelsa e della ricchezza dei cittadini che viene inesorabilmente corrosa dal sistema finanziario e dal potere d’acquisto sempre minore. Un secondo fine dovuto a questa famigerata politica UE consiste ne fatto che l’Italia sia un paese economicamente temuto dalle economie del nord UE quindi debba essere ermeticamente rinchiuso in una scatola ermetica per non poter nuocere alla Germania e al nostro competitor, la Francia.

Detto questo non ci si deve stupire se anche l’accesso al mare sia rincarato, dopotutto oggi abbiamo un gasolio ritornato oltre i 2 Euro al litro.
Perchè proprio il Diesel è bersagliato dagli aumenti?
Il Diesel è bersaglio dei rincari dei carburanti anche per il fatto di essere il carburante prediletto delle aziende e dei veicoli commerciali. Innescando aumenti del gasolio, si innesca in realtà un effetto domino su tutta la filiera produttiva, provocando un graduale impoverimento aziendale che va a beneficio delle aziende del nord UE. L’attuale sistema finanziario vede nell’Italia l’unico competitor in grado di dr filo da torcere alle aziende nord europee e quindi questa nazione deve rimanere ben controllata. Oltre a ciò il sistema finanziario è ben cosciente del fatto che l’Italia sia una delle pochissime nazioni occidentali a possedere ancora una certa ricchezza immobiliare ed anche in fatto di risparmio dei cittadini sia ricca.
Detto questo i pirati UE del sistema finanziario starebbero studiando ogni strategia fattibile per depredare i cittadini italiani e portarne i risparmi sui propri conti correnti. Questa è ovviamente una mia personale opinione anche se ultimamente sento anche altri addetti all’informazione che iniziano a pensar male su questo argomento. “A pensar mal si pecca ma spesso ci si azzecca” recitava un certo politico che la sapeva “davvero lunga”….. Nelle prossime righe da un articolo di Teresa Monaco capiremo quanto ci costeranno mediamente le vacanze al mare 2026.
Caro spiagge 2026: il mare costa il 24% in più e il lido pesa di più sul budget delle famiglie
di Teresa Monaco
L’estate italiana si apre con un dato difficile da ignorare: andare al mare in uno stabilimento balneare costa sempre di più. Per molte famiglie non è più soltanto una scelta di comodità tra spiaggia libera e lido attrezzato, ma una piccola pianificazione finanziaria: località, fila dell’ombrellone, servizi inclusi e durata della permanenza possono cambiare il conto finale di centinaia di euro.
Ombrellone e due lettini: la settimana tipo arriva a 225 euro
La fotografia più netta arriva dall’indagine 2026 di Altroconsumo, costruita rilevando le tariffe di 222 stabilimenti balneari in 10 località italiane. Il riferimento è la settimana di alta stagione dal 2 all’8 agosto 2026: non prezzi già pagati, ma listini e preventivi già comunicati dai lidi per quella finestra. Su questa base, il costo medio di ombrellone e due lettini nelle prime quattro file sale a 225 euro, contro i 212 euro rilevati nel 2025 e i 182 euro del 2021. In cinque anni l’aumento è quindi del 24%, mentre rispetto alla scorsa estate il rincaro medio è del 6%.

Il prezzo cambia molto in base alla destinazione:
- Alassio resta la località più cara: 340 euro di media nelle prime quattro file, con la prima fila a 368 euro.
- Seguono Gallipoli a 324 euro e Alghero a 274 euro.
- Dall’altra parte della classifica ci sono Lignano, Rimini e Senigallia, tutte sotto quota 160 euro.
- Anche la posizione pesa: la prima fila costa in media 238 euro a settimana, la seconda 229, la terza 219 e dalla quarta in poi 210.
Dove il caro spiagge corre di più
I rincari più forti del 2026 si concentrano in alcune mete turistiche ad alta domanda. Taormina e Giardini Naxos segnano un +16% rispetto al 2025, Alghero sale del 14% e Gallipoli del 10%. Altrove gli aumenti sono più contenuti, tra il 2% e il 7%, ma il punto è ormai strutturale: la spiaggia attrezzata sta diventando un servizio premium anche quando offre un pacchetto essenziale.
Il monitoraggio Federconsumatori conferma la pressione sui servizi quotidiani: i costi balneari crescono in media del 2,7% sul 2025. Un ombrellone passa da 13,43 a 13,59 euro, la sdraio da 9,22 a 9,55 euro e il lettino da 12,94 a 13,20 euro. L’abbonamento giornaliero con ombrellone, lettino e sdraio sale da 35,74 a 37,35 euro. Pesano anche gli extra: pacchetti all inclusive tra 35 e 60 euro, assicurazione maltempo intorno ai 5 euro e rincari fino al 40-45% per cibo e bevande rispetto ai locali fuori dagli stabilimenti.
Restare a casa costa meno? Il confronto passa dal condizionatore
Il paradosso è che anche rinunciare al lido non significa azzerare la spesa estiva. Restare in città sposta il conto sulla bolletta della luce, soprattutto quando il caldo rende inevitabile il climatizzatore. ENEA usa come riferimento 350 ore annue di raffrescamento: distribuite su circa tre mesi estivi, equivalgono a poco meno di 4 ore al giorno. Con due condizionatori accesi per questa durata stagionale e un prezzo elettrico intorno a 0,30 euro/kWh, la climatizzazione può valere circa 100 euro in bolletta; alzare il termostato da 26 a 28 gradi e schermare le finestre può ridurre la spesa di circa 25 euro. Per questo il consumo del condizionatore diventa il vero “ombrellone domestico” dell’estate. La differenza è che il lido concentra la spesa in pochi giorni, mentre il costo della luce si accumula in bolletta e dipende da contratto, abitudini e fasce orarie. In un anno in cui anche ARERA aggiorna al rialzo i riferimenti elettrici per i clienti vulnerabili, confrontare mercato libero e offerte della luce non è più un dettaglio: è parte dello stesso calcolo che decide se l’estate si passa sotto l’ombrellone o davanti al condizionatore.
Fonte: https://www.papernest.it/blog/
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