
Al via le nuove regole della scuola
Sono state approvate definitivamente le misure che compongono la nuova riforma della scuola. Con la loro applicazione il panorama dell’istruzione italiana si prepara ad accogliere, già a partire dal prossimo anno scolastico, importanti cambiamenti in linea con gli obiettivi di innovazione del Paese. Ed è proprio sulle novità introdotte da Valditara che mercoledì 29 luglio, all’ombra dei pini nel celebre Caffè estivo della Versiliana di Marina di Pietrasanta, si è svolto un incontro con il Ministro dell’Istruzione dedicato alle recenti misure di riforma.
Dopo aver introdotto il famoso ospite del dicastero, il moderatore -il giornalista Alessandro Sallusti direttore responsabile de “Il Giornale”- ha sommariamente illustrato i contenuti del libro “La rivoluzione del buon senso” che Valditara ha ultimamente elaborato muovendo dalle articolazioni di quel Decreto emanato a giugno 2025 che, convertito con modificazioni nella Legge n.109 in vigore dal 2 agosto, ha dato vita a profonde innovazioni scolastiche
Perchè un’elegia del buonsenso? Perchè il buonsenso è una facoltà innata dell’essere umano che, coincidendo con la ragione stessa, ci consente di distinguere ciò che è buono da ciò che è cattivo e ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, in modo da porre in essere comportamenti e azioni più appropriate, talvolta anche in deroga a consuetudini e norme. Ed è al buonsenso che si ispira la riforma scolastica di Valditara: una celebrazione della democrazia e di una scuola autorevole ed inclusiva fondata sul merito, sul rispetto e la centralità della persona.
Persona e personalizzazione
Ed è proprio dal rispetto del valore della persona umana e dal riconoscimento della sua unicità e irrepetibilità che Valditara muove per contrastare il fenomeno della dispersione scolastica: occorre valorizzare la personalizzazione della didattica. Secondo il Ministro solo valorizzando la personalità di ogni alunno, riconoscendone e sviluppandone il pieno potenziale indipendentemente dal background culturale e dal contesto sociale di appartenenza, è possibile prevenire il rischio di incorrere nell’abbandono degli studi. Ogni soggetto deve essere riconosciuto come persona che nasce con certe caratteristiche peculiari, certe predisposizioni; una persona che possiede una propria originalità e persegue delle aspettative che nel corso del processo educativo debbono essere rispettate e incentivate. Da qui, la necessità di mettere in campo una sorta di ‘bussola’ didattica fondata sul riconoscimento, il rispetto e la valorizzazione delle specificità di ogni singolo alunno, in modo da aiutare chi è in difficoltà e sostenere, invece, chi può speditamente camminare da solo. E’ questa la vera grande sfida della scuola di oggi: personalizzare il processo di insegnamento/apprendimento, perchè il livello di soddisfazione nei confronti dell’offerta didattica sembra rappresentare oggi la motivazione più frequentemente associata al rischio di interruzione degli studi.
Ma personalizzare il percorso educativo non significa dare a ciascun alunno ciò che deve essere dato a tutti, negli stessi tempi e secondo le stesse modalità, ma adattare la didattica allo specifico profilo di ognuno in relazione ai propri ritmi evolutivi e ai personali requisiti cognitivi, attitudinali, motivazionali e relazionali. Perchè, come insegna Gardner (H.Gardner, Formae mentis,1983), non si possono uniformare le intelligenze: le intelligenze sono multiple e le prospettive educative che possono scaturirne sono altrettanto variegate e molteplici.

Le persone sono uguali solo nel momento in cui viene loro riconosciuto il diritto alla diversità. Pertanto, garantire a tutti i giovani la possibilità di sviluppare il proprio progetto di vita riservando a ciascuno ciò che gli è proprio, rappresenta lo strumento più idoneo per favorire le pari opportunità. Ma anche per far emergere e sviluppare talenti, quelle risorse umane naturali, quelle abilità innate distintive di alcune persone che, al pari di quante incontrano difficoltà nell’apprendimento, meritano un’attenzione particolare per non creare ‘ghetti’ di eccellenza. Un imperativo etico e pedagogico, quello di Valditara, destinato a ridefinire le traiettorie formative di un certo tipo di alunni, i cosiddetti studenti APC(Alto Potenziale Cognitivo) che, per le loro intrinseche capacità di apprendimento e il precoce raggiungimento di competenze specifiche, si distinguono dai coetanei caratterizzandosi per esigenze intellettive ed emotive particolari. Per un mondo migliore -sostiene Valditara- è essenziale che ogni ragazzo riconosca il proprio talento, sviluppi il suo processo di autodeterminazione e trovi la propria collocazione nel mondo, perchè i giovani sono il futuro del nostro Paese e ognuno di loro è portatore di un talento specifico.
Per un’efficace relazione educativa
Nel prosieguo dell’intervista il Ministro dell’Istruzione ha preso posizione anche su di un’altra eclatante misura di rinnovamento: la riforma del voto di condotta e la disciplina di valutazione degli studenti di scuola secondaria di 1° e 2° grado. Sempre invocando il buonsenso, Valditara ha argomentato perchè deve essere restituita centralità al voto di condotta: nel trascorso anno scolastico si è registrato un numero crescente di episodi di violenza che debbono essere arginati con idonei strumenti formativi. Da qui, la necessità che il voto di comportamento superi la dimensione meramente disciplinare per assumere quella di elemento educativo. Indicatore a favore del rispetto delle regole, dell’autorità delle istituzioni e dell’autorevolezza ai docenti, esso deve tornare a sottolineare l’importanza della responsabilità individuale e dell’impegno collettivo nei confronti di una comunità scolastica orientata alla crescita di cittadini responsabili e consapevoli.
Sulla base di queste considerazioni, Valditara ha poi spiegato come si è resa necessaria anche una modifica significativa nella formulazione del giudizio per l’ammissione alla classe successiva: saranno promossi quegli studenti che, in sede di scrutinio finale, avranno conseguito un voto di comportamento superiore a 6/10. Mentre finora bastava che il voto di condotta non fosse inferiore al 6, dal prossimo anno scolastico per essere promossi alla classe successiva sarà necessario aver acquisito una valutazione complessiva di almeno 7/10. Con il 5 in condotta, si boccia automaticamente; ma neanche il 6 basterà più per potersi assicurare l’accesso alla classe successiva. In questo caso, il giudizio di ammissione viene sospeso e affidato al Consiglio di classe che è chiamato ad esprimersi sulla base dell’esito del cosiddetto ‘esame di cittadinanza’: ogni studente in sospensione di giudizio verrà esaminato sulla base della produzione di un elaborato critico intorno a tematiche relative alla cittadinanza solidale (riflessioni sul rispetto delle regole e delle persone, analisi delle conseguenze di atti aggressivi o irrispettosi) scelte dai docenti in relazione alle ragioni che hanno determinato il voto attribuito allo studente; la mancata presentazione dell’elaborato o un esito negativo dello stesso impediranno l’ammissione alla classe successiva.

Verso una disciplina positiva
Educare appellandosi al buonsenso equivale ad educare senza punire: le imposizioni, i castighi, la paura e la vergogna non sono strumenti idonei per educare i bambini; al contrario, sortiscono più effetti collaterali che benefìci. L’intervento normativo orientato dal buonsenso deve condurre a trasformare le criticità in opportunità di crescita e tendere ad una prassi educativa che rifugga le metodologie punitive, in favore di pratiche volte al rispetto dei diritti e della dignità dei bambini.
E’ questo il punto fermo attorno al quale prende le mosse un altro importante provvedimento voluto da Valditara: le sanzioni a carico degli studenti non dovranno più rivestire il carattere di misure penalizzanti, ma tradursi in occasioni di sviluppo civico. Così, ad esempio, per le sospensioni che supereranno i due giorni di allontanamento sarà obbligatorio che la scuola predisponga percorsi educativi, pratiche di volontariato e di cittadinanza attiva presso enti o associazioni del terzo settore individuati dalle scuole; nel caso non riuscisse a trovare idonea collocazione per gli studenti sospesi, il Consiglio di classe potrebbe far svolgere le previste attività di recupero anche a favore dello stesso istituto scolastico.
Ritrovare l’equilibrio nell’era digitale
Dopo il focus sull’apprendimento delle regole di convivenza civile mediante una revisione nell’attribuzione di voti e sanzioni disciplinari, il Ministro dell’Istruzione è intervenuto sugli effetti della crociata anti-smartphone da lui intrapresa sin dall’inizio del suo mandato: una sorta di campagna ‘disintossicante’ nei confronti dei media orientata a disciplinare la pratica del digitale soprattutto nel sistema scolastico. Curioso il riferimento di Valditara alla cultura della salute mentale. Muovendo dall’assunto che esiste una stretta correlazione tra ecologia dei media e sviluppo di una cultura della salute mentale, il Ministro ha utilizzato il termine ‘disintossicare’, mutuato dall’esperienza dei dietologi, per decretare un parallelismo tra una dieta alimentare, in relazione alla produzione industriale di cibo, e una dieta mediatica. Il cibo non è l’unica cosa in cui eccediamo nelle nostre giornate: quotidianamente veniamo bombardati da un’esplosione di informazioni da parte dei media che, oltre a svolgere un ruolo informativo e di intrattenimento, fungono anche da agenzia di socializzazione. Certamente -spiega Valditara- questa linea dietetica non sarà apprezzata dai giovani del terzo millennio: oggigiorno la rilevanza e pervasività delle tecnologie digitali nella loro quotidianità è tale che senza questi strumenti tecnologici non potrebbero vivere, né saprebbero rinunciare alle loro ‘abbuffate’ on-line che costituiscono parte integrante dell’immagine del Sé e delle loro relazioni sociali.
A fronte di queste considerazioni, il primo passo per iniziare un’efficace dieta mediatica a contrasto di incontrollate intossicazioni consumistiche, è quello di eliminare l’uso dei cellulari nelle scuole. Ed è proprio questo il percorso intrapreso da Valditara. Dopo aver illustrato a Bruxelles i drammatici effetti prodotti dall’uso eccessivo degli smartphone (alterazioni del ritmo sonno-veglia, dello sviluppo psicoemotivo e del rendimento scolastico) e averne disciplinato la pratica nelle scuole primarie e secondarie di 1° grado sin dal maggio 2025, estende oggi tale divieto anche all’ordine di scuola superiore: un ulteriore passo in avanti verso una regolamentazione più stringente circa l’utilizzo della tecnologia in ambito educativo-didattico. Quindi, stop ai cellulari che si depongono entrando in classe e si riprendono all’uscita.
Su questo provvedimento restrittivo hanno certamente influito anche le raccomandazioni UNESCO nel documento titolato “Global Education Monitoring Report 2023 Technology in education: a tool on whose terms?, in cui si sottolinea come l’adozione della tecnologia digitale dovrebbe essere sempre guidata da una prospettiva educativa ‘umanocentrica’, in modo da evitare l’allontanamento dell’azione educativa dalla sua originaria missione, quella dello sviluppo del pensiero critico e dell’autonomia intellettuale. Sarebbe impensabile sostituire il ruolo impareggiabile degli educatori prescindendo dalla natura intrinsecamente umana dell’apprendimento. In questo consiste il buonsenso di Valditara: evitare che la sovraesposizione tecnologica e la sua dipendenza strumentale possano esporre i nostri giovani al rischio di ridurre la propria flessibilità cognitiva e, quindi, la capacità di esercitare un ruolo attivo, propositivo e critico nel processo di costruzione del proprio progetto di vita.










