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Oggi vi proporremo un’intervista molto particolare. Già si sente nell’aria il “profumo della benzina” che i motori della 1000Miglia ci regalano ogni anno congiuntamente alle magnifiche autovetture storiche di grande rarità, che parteciperanno la prossima settimana a questa novantanovesima edizione, con la partenza il 9 giugno della prima macchina in gara da viale Venezia.

La persona che abbiamo intervistato è un grande appassionato di automobilismo, si tratta di Libero Boschetti, un imprenditore monteclarense che ha dedicato la propria vita all’automobilismo ma non solo, anche al calcio. Son certo che l’intervista a Libero Boschetti vi entusiasmerà, anche per il fatto che alla luce degli odierni 90 anni, l’intervistato ha avuto il privilegio di poter assistere alla 1000Miglia di velocità. La vita del protagonista possiamo affermare con assoluta certezza sia stata una vita piena di soddisfazioni professionali ma soprattutto una vita vissuta a tutta velocità.

Signor Boschetti: Alla luce dei suoi 90 anni e considerata la grande passione per l’automobilismo son certo abbia vissuto la 1000Miglia di velocità….Cosa significava per voi, giovani di quel periodo la 1000Miglia?

Certamente. La 1000Miglia di velocità io l’ho vissuta più volte come spettatore da ragazzo. Ricordo quando nella zona di Lonato ci posizionavamo con gli amici di sempre ore e ore prima della partenza, di notte, con una copertina per ripararci un po’ dalla frescura primaverile per poter vedere passare le autovetture della 1000Miglia che sfrecciavano a tutta velocità. Era un vero spettacolo. La 1000Miglia significava per noi una vera festa. A quei tempi non esistevano tanti divertimenti e attendevamo in grazia la corsa.

La compagna dei miei amici legati dalla passione per l’automobilismo

Ricordo quell’anno in cui ci siamo posizionati nella zona collinare delle Zette dove sapevamo che sarebbero passati i partecipanti…. Era un punto strategico per godere delle performance delle vetture in gara. Quell’anno purtroppo proprio in quel punto una vettura uscì di strada e ci fu una vittima, un medico di Montichiari. Noi eravamo nei pressi e vedemmo l’accaduto. Quell’evento aveva il gusto amaro della profezia. Nel 1957 la corsa di velocità chiuse i battenti per l’ennesimo gravissimo incidente di Guidizzolo. La 1000Miglia tuttavia la ricordo, ripeto, come un grande spettacolo, erano veri e propri giorni di festa per il nostro gruppo di amici, grandi appassionati di automobilismo. La 1000Miglia era una grandissima occasione per sognare ad occhi aperti. Durante la gara le strade pubbliche si trasformavano magicamente in un circuito automobilistico in un lunghissimo autodromo. Questa era la grandezza della corsa, un vero sogno ad occhi aperti.

La 1000Miglia di regolarità

Negli anni 80 in compagnia di un amico fotografo partecipai come apripista alla 1000Miglia di regolarità. Si tratta di due gare alquanto differenti. La 1000Miglia fino al 57 era una corsa unica nel proprio genere. Le strade urbane si trasformavano quasi magicamente in un autodromo nel quale protagonista era l’adrenalina, il rombo dei motori e una buona dose di di incosciente competitività, tre elementi necessari per poter giungere al traguardo e sperare di vincere una gara del genere. Oggi si tratta di una corsa di assoluta precisione. Devo ammettere che nonostante sia cambiata la modalità della gara il fascino della 1000Miglia sia rimasto misteriosamente intatto.

Con il senno di poi, chi imputerebbe la chiusura della 1000Miglia? Alle scuderie? Ai piloti?

A posteriori non imputerei nulla a nessuno. Se dovessi colpevolizzare qualcuno colpevolizzerei il progresso. Le automobili a quei tempi ogni anno subivano trasformazioni eccezionali nella meccanica, nei motori, nei materiali per arrivare ai materiali compositi moderni, leggerissimi che offrono performance sempre migliori. Il progresso ha permesso ogni anno una velocità maggiore, tuttavia il progresso tecnologico e meccanico sono inevitabili. In questo caso il progresso ha vinto la gara sulla corsa concepita in quel modo.

La sua grande passione per l’automobilismo da dove proviene?

Sin da ragazzino sono stato appassionato di velocità e di autovetture sportive. Ho corso per parecchio tempo con i Kart dove ho acquisito una buona esperienza in pista. Ricordo che gareggiavo spesso nel nord Italia e mi aggiudicavo quasi sempre il primo o il secondo posto, in competizione con un un grande amico amico, Calogero, che in seguito fonderà KaliKart, grandi amici nella vita e rivali in pista, ho dei magnifici ricordi.

Ricordo che come meccanico entrai nelle grazie di un facoltoso imprenditore della zona possessore di auto sportive magnifiche. Mi richiedeva sempre per la manutenzione per il fatto che avessi sempre la tuta pulita. I meccanici di quegli anni erano tipicamente sporchi di olio motore, io al contrario no. Mia madre insisteva tanto affinchè le mie tute fossero sempre pulite e devo darle ragione.

Gareggiando in pista con il Kart

Anche nel settore delle automobili ha fatto la propria parte, da monteclarense la conosco da sempre come concessionario FIAT di zona, inoltre ho saputo che lei ha posseduto le più belle, prestigiose e veloci autovetture al mondo.

Si, prima di diventare concessionario FIAT con l’Argentea dal 1964 al 1981 mi sono occupato di vendita di autovetture usate, In questo settore ho continuato a crescere sino al punto di rilevare la concessione FIAT dopo il precedente concessionario. Per quanto riguarda le mie automobili personali, i miei gioielli, si, devo ammettere che quanto si vocifera sia vero. Sono stato fortunato per aver posseduto e guidato le vetture sportive più affascinanti e veloci al mondo. Ho iniziato con la Maserati Merak per poi passare alla Maserarti Bora, le vere Maserati ma non mi sono accontentato. Ho avuto anche la Citroen Maserati un pezzo oggi di una certa rarità.

Alcune dei miei gioielli nel parcheggio aziendale

In seguito sono passato alle Lamborghini quelle di Ferruccio intendo, quelle vere. Ho avuto la Miura per poi passare alla Cuntach, due icone del genio e della tecnologia tipicamente italiana. Per quanto riguarda le Ferrari ne ho avute di ogni genere. Ho iniziato con la 246 cabrio poi ho comprato una Testarossa mono specchio la più potente della gamma e le Testarossa che seguirono. Comprai la F40 anche se quella non sono riuscito a godermela a causa di un incidente da parte di un amico. Fui io a ritirala era completamente distrutta, “mi pianse il cuore”.

Secondo lei quando Ferrari venne ceduta a Fiat ha guadagnato o perso qualcosa secondo lei?

Per quanto riguarda il lato competitivo Ferrari è rimasta immutata. E’ cambiata invece nell’ambito della meccanica, più curata e più evoluta. Quando Ferrari ha ceduto la partecipazione di maggioranza a Fiat era un momento difficile. Servivano fondi per migliorare le autovetture per accontentare norme sempre più incalzanti e restrittive. Con FIAT la Ferrari è riuscita a resistere alle sfide del momento arrivando sino ad oggi. Molti brand gloriosi in effetti sono purtroppo spariti. Nessuno avrebbe mai profetizzato che Ermini e altri brand gloriosi potessero sparire. Quelli che hanno resistito sono passati nelle mani di grosse aziende. Si ricordi che Enzo Ferrari era prima di tutto un pilota e le Rosse quindi rispecchiavano questa linea di pensiero, con Fiat la Ferrari è divenuta una vettura sportiva guidabile da tutti, non solo riservata ai piloti.

Si vocifera che Lamborghini garantisse a vita le proprie vetture essendo sicuri di aver realizzato macchine perfette. Era solo strategia pubblicitaria o la garanzia rispondeva davvero a vita? Si dice anche che la Miura possedesse un motore tanto perfetto da non lasciar cadere una sigaretta in verticale appoggiata sul cofano a macchina accesa.

Vero, è tutto vero. La Lamborghini era garantita a vita. Ferruccio sapeva benissimo di aver realizzato vetture dalla perfezione assoluta. Anche la leggenda della sigaretta in verticale appoggiata sul cofano era la verità. Il motore della Miura era talmente perfetto e bilanciato da contenere le vibrazioni.

Ferrari: Delle Ferrari cosa ne dice? Ha qualche aneddoto da raccontarci?

Le Ferrari volendo metterle in competizione con le Lamborghini devo ammettere si tratti di due tipologie concettualmente differenti di vetture. Lamborghini è nata come vettura sportiva potentissima, perfetta, ma come automobile con un certo confort, piacevolissima da guidare e potente da “mozzare il fiato”. Se vogliamo Lamborghini è nata per dimostrare la bravura di un sottovalutato costruttore di mezzi agricoli dalle idee molto chiare in merito alla progettazione di supercars.

Ferruccio aveva tanto da dimostrare al pilota e imprenditore Enzo Ferrari e diede il meglio di se stesso.

I miei esordi come meccanico dalla “tuta sempre pulita”

La Ferrari è da sempre una vettura nata soprattutto per correre in pista. In questo caso abbiamo automobili da corsa, ridotte al minimo internamente, molto basse, rigide, non certo comode, potentissime ma nate per competere in velocità. Sono due concetti molto diversi per concepire una vettura sportiva. Non dimentichiamo che prima di essere un grande imprenditore Ferrari era un pilota. Le sue auto rispecchiano perfettamente questa linea di pensiero.

L’avventura con la stradale

Ti racconto una mia avventura con la Ferrari Testarossa. Ero al volante con la moglie  in direzione Roma per una riunione organizzata da Gianni Agnelli quindi decisi di usare la Ferrari Testarossa. A ma è sempre piaciuto sfruttare la potenza del motore delle auto sportive, dopotutto se non corri un po’ a cosa serve possederle? Sull’autostrada in quella zona si è di fronte a un rettilineo dopo l’altro. Le strade erano veloci e poco trafficate a quei tempi. le autostrade incitavano a schiacciare l’acceleratore e io lo feci. Il cavallino sembrava riempirsi di rabbia e di adrenalina, il rombo era aggressivo, l’accelerazione d’impatto, la sentivi, ti incollava al sedile. L’emozione era impagabile.

A un certo punto, “palettaaaa”!” La stradale ci obbliga a fermarci. Patente e libretto la domanda è fatidica. E’ evidente che una pattuglia vedendoci correre avesse avvertito i colleghi più avanti che una vettura a tutta velocità stava percorrendo ben oltre il limite. Mia moglie iniziò a preoccuparsi, pensava:- Qui si mette male. Rammento che mi chiesero il motivo della velocità e fui sincero, dissi del fatto che desideravo sfruttare un po’ la macchina. Discutemmo qualche minuto e alla fine ci chiesero dove fossimo diretti. Spiegai della riunione a Roma con con l’avvocato Agnelli quindi mi chiesero la cortesia di alzare il cofano motore. Nel vedere l’immenso 12 cilindri della Testarossa il poliziotto rimase stupefatto quando sentì il rombo non ti dico, gli brillavano gli occhi. A questo punto mi disse: vada. Ci risparmiarono una bella multa. Quello che è curioso è il fatto che nei chilometri successivi cercassero di starci dietro con l’Alfa in dotazione poi inaspettatamente, ci superarono e con il braccio fuori dal finestrino ci fecero segno di andare pure, di tirare, e li ascoltai. Come potrei disobbedire alla polizia?

Dovevano avere una grande passione per le Ferrari, dopotutto “le Rosse” hanno un fascino senza tempo. Un’altra auto che mi hanno affascinato e che ho avuto l’onore di possedere è la Lancia Stratos. In questo caso siamo di fronte ad un’altra icona, una vettura davvero potente, incollata a terra. Biasion la conosce molto bene. La Stratos la paragonerei a un Go-Kart, motore potente e stabile, un vero mito della sportività. Per me ex corridore di Kart la Stratos era una vettura che affascinava non poco.

Ha corso anche in moto?

Ho avuto alcune bellissime moto sportive ma non ho corso in moto, preferisco le macchine. Ero amico di Oriali lui si era forte come motociclista.

Il pilota di motociclismo Orioli

Oriali era un pilota professionista che “calcava i circuiti”, purtroppo il destino gli riservò una vita breve.

Come diceva ha conosciuto Gianni Agnelli?

Si ho conosciuto l’avvocato, personaggio molto affascinante e grande imprenditore. Ricordo che quando Gianni morì la moglie mi regalò una foto che lo ritraeva assieme i suoi cani. Avevamo in comune alcune passioni, i cani, la caccia e la velocità. Anche lui di automobili sportive e di vita a tutta velocità posso affermare fosse un grande appassionato.

L’intervistato in un momento di relax in compagna dei propri cani

Come ritiene la nuova Ferrari elettrica, luce? E’ concorde con Montezemolo?

Una mia opinione? Ci vuole del tempo. L’elettrico è ancora prematuro per poter essere apprezzato. Penso che Montezemolo abbia non poche ragioni. Forse nel futuro, se si saprà gestire l’elettrico, sempre ammesso che l’evoluzione porti a batterie più rapide nella ricarica, più leggere, durature e performanti potrà forse essere apprezzato. Ora a mio parere è un po’ presto, soprattutto per un brand come Ferrari che in questo caso penso stia azzardando troppo. Montezemolo ama la Ferrari, gli attuali patron della Fiat sono molto giovani, forse troppo, hanno ereditato e non costruito come i predecessori, oltretutto son figli dei propri tempi.

Come vede il prossimo futuro per Ferrari nei campionati?

Leclerc ha dichiarato di voler portare la Ferrari a surclassare Mercedes. Spero riesca anche se penso che quest’anno sia prematuro. Mercedes sta andando molto bene e riesce ad avere motori molto performanti. Spero in una vittoria di Ferrari come italiano e come appassionato di automobilismo.

Il calcio. Sappiamo che è stato attivo nel Montichiari…

Si il calcio è una delle mie grandi passioni. Nel 1982 sono stato nominato presidente dell’ AC Montichiari che sponsorizzavo tramite la mia azienda. Il primo anno retrocedemmo da terza a prima categoria ma negli anni successivi, riuscimmo a far crescere il Club portandolo alla serie D.

Il Montichiari sotto la presidenza Boschetti

Tanto è la passione per il calcio che andai più volte in Spagna per assistere dal vivo al campionato del mondo. Conservo ancora in ricordo di quegli anni i biglietti dello stadio Barnabeu. Nella parentesi del calcio conobbi un giovane Emilio Gnutti che in seguito diverrà un abile finanziere. Tramite Gnutti vendemmo al Lumezzane un giocatore in cambio di tre altri giocatori e di alcuni fondi. Anche Gnutti è grande appassionato di automobili sportive so che negli anni d’oro possedeva una superba collezione di supercar e di automobili storiche di assoluto pregio.

Cosa auspica per Ferrari?

Da appassionato di automobilismo auspico che il Cavallino ricominci a gareggiare ma soprattutto a vincere. Per la mia nazione ma anche per Ferrari spero nella saggezza e nell’amore per l’Italia dei vertici dell’azienda. Auspico che la fabbrica delle celebri “Rosse di Maranello” non ceda alla tentazione di essere svenduta per passare in mani di speculatori che neppure immaginano cosa possa essere il concetto di tradizione automobilistica italiana.

Contributi

La pubblicazione delle fotografie che arricchiscono l’articolo è stata gentilmente autorizzata dall’intervistato

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Nicola Migliorini
Author: Nicola Migliorini

Nicola Migliorini è Direttore Responsabile del media www.mondooggi.com, blogger, giornalista generalista con incarico a 360 gradi.

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