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Le origini del vino in Italia
Il vino è uno dei simboli più importanti della cultura e della tradizione italiana. Le sue origini relativamente alla nostra penisola, portatrice di civiltà in tutto il mondo, risalgono a migliaia di anni fa, quando le antiche popolazioni iniziarono a coltivare la vite e a produrre bevande attraverso la fermentazione dell’uva.
Le prime testimonianze della produzione di vino in Italia risalgono all’epoca preistorica, ma furono soprattutto i Greci, arrivati nell’Italia meridionale intorno all’VIII secolo a.C., a diffondere e perfezionare le tecniche di coltivazione della vite. La produzione era così importante che i Greci chiamarono parte dell’Italia meridionale Enotria, ovvero “terra del vino”.

Anche gli Etruschi contribuirono allo sviluppo della viticoltura, soprattutto nell’Italia centrale. Successivamente, i Romani che non dimentichiamo sembrerebbero derivare da una colonia greca che si sarebbe stanziata in una terra molto simile alla propria dalla parte opposta del mediterraneo, trasformarono il vino in un elemento fondamentale della vita quotidiana. I Romani migliorarono le tecniche di produzione, conservazione e commercio e diffondendone la cultura in tutto l’Impero.
Con la caduta dell’Impero Romano, la produzione vinicola continuò soprattutto grazie ai monasteri, dove i monaci coltivavano la vite anche per esigenze religiose. Anche il popolo ebraico fu nell’antichità un produttore di vino. Le famose nozze di Cana sarebbero una testimonianza di come il vino possa essere, se ben gestito, una bevanda in grado di unire, divertire ma soprattutto accompagnare la buona cucina.
Nel corso dei secoli, il vino è diventato una parte essenziale dell’identità italiana. Oggi l’Italia è tra i maggiori produttori mondiali e vanta una straordinaria varietà di vini, frutto di una tradizione millenaria che unisce storia, territorio e cultura.
Renato Rovetta
Renato Rovetta è uno dei massimi esponenti della degustazione internazionale di vini, un sommelier esperto in modo particolare di un vino che in Italia, contrariamente alla Francia è piuttosto “bistrattato” il vino rosè, o come ama definirlo il Sommelier “il vino da piscina”. In una nazione come la nostra nella quale il vino è generalmente concepito per tradizione come bianco o rosso è normale che il rosè possa essere meno conosciuto. Devo ammettere tuttavia che dopo la degustazione e le spiegazioni ottenute intervistando il sommelier e parlando con alcuni produttori, questa categoria di vino sia molto interessante, una sorta di “mondo parallelo” al classico bianco o rosso che dominano per tradizione il settore del vino italiano. Renato Rovetta è anche l’artefice della guida ai rosè “Rosa Rosati Rosè, la guida al bere rosa”, un’interessante strumento dedicato ai produttori e alla ristorazione. Per poter accadere ai migliori vini rosati italiani. Per poter visionare la guida sarà possibile accedere tramite il QR code (vedi immagine sottostante).

La produzione del rosè
Esistono rosè dalle varie sfumature di colore, dalle più tenui quasi tendenti al “cipria” al rosa più carico e intenso. Altrettanto esistono rosè dalle gradazioni che arrivano anche ai 13,5 gradi, una gradazione per un vino di assoluto prestigio. Le sfumature al naso vanno dall’agrumato di certi rosè al floreale. Insomma si tratta davvero di un mondo parallelo che ad oggi in Italia risulta poco conosciuto ma che in Francia, al contrario, è assolutamente apprezzatissimo.
Devo ammettere che il mondo dei vini rosati sia tutto da scoprire. Questi vini contrariamente ai bianchi si abbinano non solamente a pietanze dal gusto delicato come pesce, alcuni risati possono tranquillamente essere abbinati a piatti a base di carni importanti che vedono generalmente i rossi intensi come protagonisti. Un esempio di carne ove fosse possibile abbinare un buon rosato è lo spiedo bresciano oppure la carne di cinghiale accompagnata da un contorno tradizionale di polenta. Per un profano sembrerebbe un discorso irreale ma non è così.
Sarebbe errato pensare al rosato come un vino da poco conto o un vino prettamente da aperitivo, o come alcuni sostengono da donne. Il mondo dei vini rosati, ripeto è molto variegato e rende il rosè un vino molto eclettico adatto per moltissime pietanze cha vanno da quelle più delicate a quelle più saporite.
Le cantine premiate
Durante l’evento sono state premiate da Renato Rovetta le cantine più interessanti nella produzione di vini rosati. Una delle cantine che ha ricevuto il premio previsto dalla selezione della guida “Rosa Rosati Rosè, la guida al bere rosa” la Cascina del Ronco che ha presentato il proprio vino “Rosa del Ronco”, un vino rosato dai profumi molto interessanti e dal gusto davvero equilibrato. Ciò che contraddistingue questo vino è anche il fatto di essere stato prodotto dalla cantina bergamasca in modo BIO.
Conclusione
Un consiglio per gli appassionati del buon vino sarebbe iniziare a scoprire il mondo dei vini rosati. Penso che se vi avventurerete in questo mondo parallelo potreste rimanerne entusiasti.
Ringraziamenti particolari
Ringraziamo in modo particolare il sommelier e degustatore internazionale di vini Renato Rovetta e il ristorante Al Guelfo di Riva di Solto Bergamo.
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