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Se viaggiaste, anche in automobile nel nostro territorio ma con occhio attento, vi accorgereste che nonostante si continui già da tempo a mettere in guardia sul pericolo delle fibre di amianto, i tetti formati da questo minerale sono ancora molti, troppi. Il fatto è anche che smaltire l’amianto costa piuttosto caro, tuttavia se si fosse un po’ lungimiranti e se si valutassero le proposte tecnologiche del nostro periodo, si potrebbe anche pensare, che smaltire l’amianto del tetto sul capannone alla fine, non è poi così caro, anzi.
Smaltire oggi un tetto in amianto è anticipare denaro sempre che si abbia la lungimiranza e l’idea di sostituirlo con un impianto fotovoltaico tarato sull’autoconsumo di energia, cui l’azienda comunque deve consumare per raffrescare, riscaldare gli uffici, per la produzione, per il filtraggio da eventuali polveri o fumi e quant’altro. In questo caso non solo nel tempo verrà pagato l’investimento ma nel lungo periodo, rientrati dei costi, saranno solamente ricavi. Nel breve periodo l’azienda verrà ripagata con fatture alleggerite per il fatto di aver consumato energia elettrica autoprodotta. Non è meraviglioso? Dopotutto l’amianto resta una “spada di Damocle”.

L’amianto non è da ritenersi pericoloso finchè integro. Il problema avviene qualora le lastre si rompano o si sbriciolino. A questo punto gli anfiboli o fibre di amianto più fini di capelli, inizieranno ad essere trasportate dal vento e se respirate, inizieranno a provocare problemi ben noti alla salute umana e animale. Nelle prossime righe che consiglio leggere con attenzione, spiegheremo i vantaggi e gli svantaggi dell’Amianto sui tetti delle abitazioni e dei capannoni ma anche la convenienza a trasformare tali coperture da tetti potenzialmente pericolosi in fonti energetiche efficientissime. In questo modo potremo trasformare un problema reale in una grande opportunità imprenditoriale.
Amianto e fotovoltaico: trasformare un rischio in un’opportunità per l’impresa
Dalla bonifica dell’amianto alla produzione di energia: sicurezza, risparmio e valorizzazione dell’immobile
Molti capannoni industriali, agricoli e artigianali costruiti nel secolo scorso presentano ancora coperture in cemento-amianto, comunemente conosciuto come Eternit.
Quello che un tempo era considerato un materiale economico, resistente e versatile è oggi riconosciuto come un serio problema sanitario e ambientale. In Italia l’amianto è stato messo al bando nel 1992, ma a distanza di oltre trent’anni rimangono ancora numerosi edifici con coperture contenenti questo materiale.
La presenza di amianto, tuttavia, può diventare l’occasione per realizzare un intervento più ampio: bonificare la copertura, installare un nuovo tetto e trasformarlo in una superficie produttiva grazie a un impianto fotovoltaico.
Per un’impresa significa affrontare contemporaneamente tre temi: sicurezza dell’edificio, riduzione dei costi energetici e produzione di energia per molti anni.
Perché l’amianto è pericoloso
Il problema principale dell’amianto è rappresentato dalle sue fibre.
Con il deterioramento dei materiali che lo contengono, le fibre possono disperdersi nell’aria ed essere inalate. INAIL evidenzia che possono raggiungere bronchi, alveoli polmonari e pleura provocando danni anche irreversibili all’apparato respiratorio.
Il rischio dipende, tra gli altri fattori, dallo stato di conservazione del materiale e dalla sua capacità di liberare fibre nell’ambiente.
Le principali patologie associate all’esposizione all’amianto comprendono:
Asbestosi. È una malattia polmonare caratterizzata dalla progressiva formazione di tessuto fibroso nei polmoni, che può determinare una riduzione della capacità respiratoria.

Carcinoma polmonare. L’esposizione all’amianto aumenta il rischio di tumore del polmone; il rischio è ulteriormente aggravato dal fumo.
Mesotelioma. È un tumore maligno che colpisce soprattutto la pleura e, più raramente, altre membrane sierose. Una delle caratteristiche più insidiose è il lunghissimo periodo di latenza: la malattia può manifestarsi anche decenni dopo l’esposizione.
Placche e alterazioni pleuriche. L’esposizione può inoltre provocare ispessimenti e altre modificazioni della pleura.
INAIL sottolinea che per il mesotelioma, allo stato delle conoscenze scientifiche, non è possibile stabilire una soglia minima di esposizione al di sotto della quale il rischio possa essere considerato assente.
Il problema è tuttora attuale: l’ottavo rapporto del Registro Nazionale dei Mesoteliomi ha analizzato 37.003 casi diagnosticati in Italia tra il 1993 e il 2021.
Per questo una vecchia copertura in amianto non dovrebbe essere considerata soltanto come un elemento edilizio da mantenere, ma come un bene da monitorare e, quando opportuno e secondo le valutazioni tecniche previste dalla normativa, da bonificare.
Dal vecchio tetto in amianto a un tetto che produce energia
La riqualificazione di un capannone offre un’opportunità particolarmente interessante.
L’intervento può prevedere la rimozione della copertura contenente amianto da parte di imprese abilitate, il corretto smaltimento del materiale, il rifacimento della copertura e, contestualmente, l’installazione di un impianto fotovoltaico.

In questo modo una superficie che rappresentava un problema per l’azienda può diventare un vero e proprio asset energetico.
Un capannone con una grande copertura può infatti produrre energia elettrica per decenni senza consumare nuovo suolo.
L’energia prodotta può essere utilizzata direttamente dall’impresa oppure, per la parte eccedente, immessa nella rete elettrica secondo il regime applicabile.
Il vantaggio principale: l’autoconsumo
Per un’azienda il valore del fotovoltaico non deriva necessariamente soltanto dalla vendita dell’energia.
Spesso il vantaggio economico più importante è rappresentato dall’autoconsumo.
Ogni kWh prodotto dall’impianto e consumato direttamente durante l’attività aziendale è un kWh che, in termini semplificati, non deve essere acquistato dalla rete. Il valore economico effettivo va calcolato sulla specifica fornitura elettrica, considerando le componenti della bolletta effettivamente evitabili.
Per questo aziende che lavorano prevalentemente durante le ore diurne possono presentare un’elevata compatibilità con la produzione fotovoltaica.
A ciò si aggiunge il valore dell’energia eccedente immessa in rete.
Il risultato economico complessivo può quindi essere rappresentato, in forma semplificata, come:
beneficio annuo = risparmio derivante dall’energia auto consumata + ricavi/valorizzazione dell’energia immessa in rete + eventuali incentivi applicabili.
Un esempio: un capannone con 500 kWp di fotovoltaico
Consideriamo, a puro titolo esemplificativo, un’impresa che dopo la bonifica della copertura realizzi un impianto fotovoltaico da 500 kWp.
Ipotizziamo una produzione di circa 1.150 kWh per kWp all’anno: la produzione complessiva sarebbe nell’ordine di:
500 kWp × 1.150 kWh/kWp = 575.000 kWh all’anno.
Supponiamo che l’azienda riesca ad auto consumare il 70% della produzione:
402.500 kWh auto – consumati
172.500 kWh immessi in rete
Per comprendere l’ordine di grandezza economico possiamo utilizzare valori puramente esemplificativi:
- energia auto – consumata valorizzata a 0,18 €/kWh;
- energia immessa in rete valorizzata mediamente a 0,08 €/kWh.
Il beneficio sarebbe quindi:
402.500 × 0,18 € = 72.450 € all’anno di acquisti di energia evitati;
172.500 × 0,08 € = 13.800 € all’anno dalla valorizzazione dell’energia eccedente.
Beneficio economico indicativo complessivo: circa 86.250 € all’anno.

Su 20 anni, mantenendo per semplicità invariati produzione e valori dell’energia, il beneficio lordo teorico sarebbe nell’ordine di 1,7 milioni di euro.
Non si tratta di una previsione finanziaria: prezzi dell’energia, producibilità, degrado dei moduli, manutenzione, fiscalità, profilo dei consumi e modalità di valorizzazione dell’energia immessa possono modificare sensibilmente il risultato. Per una valutazione reale occorre quindi analizzare bollette, consumi orari, superficie e orientamento della copertura.
Incentivi 2026: il nuovo Iper ammortamento per le imprese
Il quadro degli incentivi è particolarmente interessante nel 2026.
Il nuovo Piano Transizione 5.0 – Iper ammortamento sostiene gli investimenti delle imprese nella trasformazione tecnologica ed energetica.
La misura riguarda gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028, quindi interessa anche gli investimenti programmati nel 2027.
Tra i beni agevolabili rientrano, nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa, gli impianti destinati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per autoconsumo, compresi i relativi sistemi di accumulo.
Per gli impianti di produzione elettrica, il dimensionamento agevolabile non può superare il 105% del fabbisogno energetico della struttura produttiva, determinato secondo le regole della misura.
Per gli investimenti in beni materiali e impianti di autoproduzione, il MIMIT indica attualmente una maggiorazione del costo pari al:
180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
100% per la quota oltre 2,5 e fino a 10 milioni;
50% per la quota oltre 10 e fino a 20 milioni.
È importante capire la natura del beneficio: non si tratta di un contributo che rimborsa direttamente il 180% dell’impianto, né di un credito d’imposta equivalente a tale percentuale.
La maggiorazione opera fiscalmente aumentando il costo riconosciuto ai fini dell’ammortamento, con conseguente riduzione dell’imponibile ai fini delle imposte sui redditi.

L’effettivo beneficio economico deve quindi essere calcolato sulla situazione fiscale della singola impresa e sulla tipologia di investimento.
La piattaforma per la prenotazione della misura è operativa sul portale GSE dal 12 giugno 2026.
E nel 2027?
Questo è un elemento particolarmente importante per le aziende che stanno programmando oggi la bonifica del proprio stabilimento.
Secondo la disciplina attualmente vigente, il nuovo Iper ammortamento copre investimenti dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.
Il 2027 rientra quindi pienamente nel periodo previsto dalla misura, salvo future modifiche normative.
Questo permette alle imprese di programmare interventi complessi – progettazione, bonifica dell’amianto, rifacimento della copertura, fotovoltaico ed eventuale accumulo – con un orizzonte temporale più ampio rispetto a incentivi caratterizzati da finestre molto brevi.
Attenzione: incentivo al fotovoltaico e costo della bonifica non sono automaticamente la stessa cosa
È fondamentale evitare un equivoco.
Il fatto che un investimento fotovoltaico possa accedere a un incentivo non significa automaticamente che ogni costo relativo alla rimozione dell’amianto e al rifacimento del tetto sia compreso nello stesso incentivo.
Ogni misura ha proprie regole, massimali, beneficiari e categorie di spesa ammissibili.
Esistono però meccanismi nei quali la rimozione dell’amianto è espressamente contemplata.
Per esempio, nell’ambito del contributo PNRR collegato alle configurazioni di autoconsumo diffuso/CER, il GSE ha chiarito che le spese per la rimozione dell’amianto possono rientrare tra le opere edili strettamente necessarie alla realizzazione dell’intervento, nei limiti e alle condizioni previste dalla misura.
Analogamente, nel Parco Agri solare, rivolto allo specifico comparto previsto dalla misura, sono state ammesse spese per rimozione e smaltimento dell’amianto, decontaminazione, opere necessarie alla nuova copertura e fornitura e posa del nuovo manto, secondo le condizioni del programma.
Per questo l’intervento deve essere progettato partendo dalla situazione concreta dell’impresa e non semplicemente scegliendo “l’incentivo più alto”.
Comunità Energetiche e autoconsumo diffuso
Un’ulteriore possibilità può essere rappresentata, quando ne ricorrono i requisiti, dalle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) e dalle altre configurazioni di autoconsumo diffuso.
Per l’energia elettrica condivisa virtualmente sono previste tariffe incentivanti riconosciute dal GSE per 20 anni.
La tariffa premio varia in funzione della potenza dell’impianto e del prezzo di mercato dell’energia e, secondo le regole attuali, presenta una componente compresa indicativamente tra 60 e 120 €/MWh.
Per gli impianti fotovoltaici localizzati nelle regioni del Nord Italia, tra cui l’Emilia-Romagna, è inoltre prevista una maggiorazione di 10 €/MWh.
È però essenziale ricordare che la tariffa non viene riconosciuta indistintamente su tutta l’energia prodotta: riguarda l’energia che soddisfa le condizioni di condivisione previste dal meccanismo.

Una copertura può diventare un investimento produttivo
La differenza tra mantenere una vecchia copertura in amianto e riqualificarla con un impianto fotovoltaico non è soltanto tecnica.
Nel primo caso l’azienda mantiene un elemento che richiede controllo, gestione e, prima o poi, un intervento.
Nel secondo affronta la bonifica e contemporaneamente realizza un’infrastruttura capace di produrre energia.
Un progetto correttamente dimensionato può quindi generare diversi benefici:
eliminazione di un materiale pericoloso, riduzione del rischio connesso al progressivo deterioramento della copertura;
riqualificazione dell’immobile, con realizzazione di una nuova copertura;
riduzione della bolletta elettrica, grazie all’autoconsumo dell’energia prodotta;
valorizzazione dell’energia eccedente, quando viene immessa in rete;
possibilità di utilizzare incentivi e agevolazioni, quando l’impresa e il progetto rispettano i requisiti previsti;
maggiore autonomia energetica, soprattutto se il fotovoltaico viene abbinato a sistemi di accumulo e a una corretta gestione dei carichi aziendali.
Quanto può valere realmente il tetto della propria azienda?
Non esiste una risposta uguale per tutti.
Due capannoni della stessa superficie possono generare risultati economici molto diversi a seconda dell’orientamento del tetto, degli ombreggiamenti, della potenza installabile, della località, dei consumi dell’impresa e soprattutto della percentuale di energia che può essere auto – consumata.
Per valutare correttamente l’investimento servono almeno:
la superficie effettivamente utilizzabile della copertura, lo stato e la quantità dei materiali contenenti amianto, i consumi elettrici annuali dell’azienda, possibilmente suddivisi per fasce orarie, il costo effettivo dell’energia acquistata, la potenza fotovoltaica installabile e il regime fiscale dell’impresa.
Da questi dati è possibile costruire un vero business plan della bonifica e della trasformazione energetica del tetto, stimando investimento iniziale, incentivi accessibili, produzione annua, autoconsumo, ricavi dell’energia immessa, risparmio energetico, tempo di ritorno e risultato economico nell’arco di 20-30 anni.
Dall’amianto all’energia
Una copertura in amianto rappresenta un’eredità del passato. Una copertura fotovoltaica può invece diventare parte dell’infrastruttura produttiva del futuro.
Oggi la bonifica può essere valutata non soltanto come un costo necessario, ma come il primo passo di un progetto di riqualificazione energetica dell’impresa.
Togliere l’amianto significa eliminare un rischio. Installare il fotovoltaico significa trasformare quella stessa superficie in energia, risparmio e valore per l’azienda.

Prima di procedere è comunque indispensabile affidare la valutazione dell’amianto, la bonifica e la progettazione dell’impianto a professionisti e imprese abilitate e verificare, prima dell’avvio dell’investimento, i requisiti e le regole dell’agevolazione che si intende utilizzare.
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