
Violenza e rapine: una realtà che si sta radicando rapidamente
Anche nel nostro territorio da sempre abbastanza pacifico, anche se a dire il vero non esente del tutto dalla violenza, dalle rapine e dallo spaccio di stupefacenti. Bene o male la perfezione non c’è mai stata tuttavia già da qualche anno la violenza è in netto aumento. A dire il vero la nostra nazione starebbe subendo una sorta di “invasione” straniera a mia opinione perfettamente voluta e finanziata da qualcuno per scopi non certo nobili. Questa strategia non fa altro che essere recepita dagli autoctoni come un disagio, per il fatto che il contatto con culture totalmente diverse dalla nostra provocano un effettivo problema sulla popolazione.

I principali possibili motivi della violenza e dell’impunità
Oltre a tutto dall’altro canto assistiamo purtroppo a delle leggi che non sono assolutamente studiate per contenere le abitudini (per noi) poco consone di altri popoli. Altra problematica sarebbe da vedersi negli appartenenti ad altre culture che non essendo entrati dalla “porta principale”, ma essendo entrati in Italia di prepotenza e senza documenti, sono considerati uomini vivi e non finzioni giuridiche. La finzione giuridica può essere giudicata per qualsiasi reato a qualsiasi legge civile. L’uomo vivo può essere giudicato e incarcerato solamente per due precisi reati: l’omicidio e la violazione di domicilio. Questo è uno dei motivi principali per il quali i tutori dell’ordine rischiando la pelle, con faticoso lavoro, con dispendio di mezzi per costose indagini, arresterebbero certi malviventi che subito dopo verrebbero liberati. L’Italia di oggi sarebbe poi vittima di un fattore politico che certamente non aiuta la giustizia ma questo è un altro discorso che non approfondiremo in questo articolo. Ciò che è preoccupante è la situazione caotica che ormai dilaga nella nostra nazione.
Le zone più tranquille
Non ci sono zone considerate tranquille. Dopo anni di “lassez faire”, dopo anni di immigrazione incontrollata iniziano i risultati nefasti di queste dissennate politiche. Non per nulla stanno nascendo le “ronde” di incappucciati che nelle metropoli iniziano a farsi giustizia da soli e questo non è che una “extrema ratio” inconcepibile in un paese civile. Le politiche della permissività totale non sono dissennate se non per noi ma questo non avviene per altri. Chi avesse orecchie per intendere intenda. Cosa possiamo quindi fare noi italiani per cercare di sopravvivere alla violenza dilagante? Imparare a difenderci nel caso di attacco. Esistono corsi di difesa personale che effettivamente non sono assolutamente onerosi. I corsi di difesa personale, di Kraw Maga e via dicendo, sarebbero da considerarsi molto utili allo scopo.
Criminalità in Italia e Lombardia: rapine, aggressioni e sicurezza verso il 2027
Il quadro italiano mostra una realtà più complessa di quella restituita dalla sola cronaca quotidiana: gli omicidi sono su livelli storicamente molto bassi, mentre negli ultimi anni sono tornati a crescere diversi reati predatori e di strada. La Lombardia presenta criticità soprattutto nelle aree urbane e sul fronte delle rapine, ma i dati più recenti provenienti da Milano e Brescia indicano anche segnali di miglioramento. Per il 2027, più che un’esplosione generalizzata della criminalità, i dati disponibili suggeriscono di tenere sotto osservazione microcriminalità urbana, rapine, furti e violenza di strada.

La situazione della criminalità in Italia
Per capire quanto sia realmente aumentata o diminuita la criminalità bisogna distinguere tra episodi di cronaca, percezione della sicurezza e reati denunciati alle forze dell’ordine.
Nel 2024 in Italia sono stati denunciati 2.399.347 delitti, secondo i dati del Ministero dell’Interno elaborati da PoliS-Lombardia.
Un’altra elaborazione della banca dati interforze indica una crescita dei reati denunciati di circa l’1,7% rispetto al 2023. Il livello del 2024 risulta inoltre superiore a quello precedente alla pandemia, ma rimane sensibilmente inferiore a quello di dieci anni prima: circa il 15% in meno rispetto al 2014.
Questo dato è importante perché impedisce due letture opposte ma entrambe semplicistiche: non è corretto affermare che tutti i tipi di criminalità siano in continua crescita, ma neppure ignorare l’aumento recente di alcuni reati particolarmente visibili nella vita quotidiana.
Il problema più evidente riguarda infatti la criminalità predatoria e di strada.
Nel 2024 sono stati registrati oltre un milione di furti. Le denunce per furto sono aumentate rispetto al 2023, così come quelle per rapina e lesioni dolose.
Secondo il Rapporto intersettoriale sulla criminalità predatoria 2025 di OSSIF, riferito ai dati del 2024, le rapine in Italia sono state 28.709, con un incremento del 2,3% rispetto all’anno precedente. Il tasso è passato da 47,6 a 48,7 rapine ogni 100.000 abitanti. I furti sono stati invece 1.054.599, in crescita del 3,3%.
Anche le lesioni dolose hanno mostrato un aumento nel 2024: secondo i dati della banca dati interforze riportati da ANSA, l’incremento è stato del 5,8% rispetto al 2023.
Risse, aggressioni e violenza: cosa dicono realmente i numeri
Quando si parla genericamente di “aggressioni” o “risse” bisogna prestare particolare attenzione. Le statistiche ufficiali dividono gli episodi tra differenti fattispecie — percosse, lesioni dolose, rissa, rapina, minaccia, tentato omicidio e altre — e quindi non esiste un unico indicatore capace di misurare tutta la violenza che si verifica nelle strade.
Le lesioni dolose costituiscono comunque uno degli indicatori utili per seguire il fenomeno e nel 2024 sono risultate in crescita.
Sul lungo periodo, tuttavia, l’Italia non presenta un’esplosione della violenza grave. I dati Istat mostrano anzi un enorme ridimensionamento degli omicidi: tra il 2020 e il 2024 se ne sono verificati poco più di 300 all’anno in media, meno di 0,6 ogni 100.000 abitanti.
Il dato più recente rafforza questa distinzione tra violenza estrema e criminalità quotidiana: nel 2025 gli omicidi volontari sono scesi a 286, contro i 335 del 2024, con una riduzione del 15%. È il numero più basso dell’ultimo decennio.
In altre parole, la questione sicurezza italiana sembra oggi riguardare soprattutto la frequenza e la visibilità di furti, borseggi, rapine, aggressioni e altri episodi di strada, più che una crescita generalizzata della violenza letale.

La Lombardia
La Lombardia merita un’analisi specifica perché concentra una popolazione molto numerosa, grandi flussi quotidiani di pendolari e visitatori e soprattutto la maggiore area metropolitana italiana.
Nel 2024 la regione presentava un tasso complessivo di delitti denunciati superiore alla media nazionale, pur non essendo la regione con il tasso generale più elevato in rapporto alla popolazione. Milano emerge invece nettamente a livello provinciale.
Particolarmente significativo è il dato delle rapine.
Nel 2024 la Lombardia ha registrato 69,4 rapine ogni 100.000 abitanti, contro una media italiana di 48,7. Secondo il rapporto OSSIF, si tratta del tasso regionale più elevato rilevato nell’analisi, davanti a Lazio ed Emilia-Romagna.
Anche i furti hanno un peso importante: 2.174 ogni 100.000 abitanti nel 2024, contro 1.788 a livello nazionale.
Sul fronte della sicurezza domestica, nel 2024 in Lombardia sono stati registrati 34.333 furti in abitazione e 336 rapine in abitazione.
PoliS-Lombardia segnala inoltre che nel 2024, rispetto all’anno precedente, nella regione erano aumentati furti e lesioni dolose. Parallelamente si era deteriorata anche una misura della percezione della sicurezza: la quota di persone che dichiarava di sentirsi sicura camminando da sola al buio nella propria zona era scesa al 54,6%.
Milano: situazione difficile, ma nel 2025 i reati sono diminuiti
Milano costituisce un caso particolare.
Nell’indice della criminalità relativo ai reati denunciati nel 2024, la provincia registra 6.952,4 denunce ogni 100.000 abitanti, il valore più elevato tra le province considerate.
Un tasso elevato non significa però automaticamente che quella stessa percentuale di residenti sia vittima di reato: nel denominatore viene utilizzata la popolazione residente, mentre Milano è attraversata quotidianamente anche da pendolari, studenti, turisti e altri “city users”.
Soprattutto, i dati successivi mostrano un cambiamento.
Secondo la Prefettura, nel 2025 i reati nell’area metropolitana milanese sono diminuiti di circa il 7% rispetto all’analogo periodo del 2024 e di oltre l’8% nel Comune di Milano. Le rapine sono diminuite del 15%, mentre sono scesi anche furti, lesioni, percosse e violenze sessuali. I dati comunicati a dicembre erano comunque ancora non consolidati.
Il quadro lombardo, quindi, non può essere sintetizzato semplicemente dicendo che “la criminalità continua ad aumentare”: i dati 2024 mostravano criticità evidenti, mentre quelli successivi indicano almeno in alcune aree un’inversione di tendenza.
Il caso Brescia: cosa sta succedendo nel 2026
Anche Brescia offre un esempio interessante della distanza che può crearsi tra la sequenza di episodi di cronaca e l’andamento statistico complessivo.
A settembre 2026 la Prefettura ha diffuso i dati relativi al primo semestre 2026, confrontandoli con lo stesso periodo del 2025.
I furti nel Comune di Brescia sono passati da 2.374 a 2.323, pari a -2,15%. Le rapine sono sostanzialmente stabili, passando da 118 a 119 episodi (+0,85%). Le lesioni dolose sono invece diminuite sensibilmente, da 192 a 149, cioè -22,4%. I danneggiamenti sono scesi da 880 a 832.

Si tratta di dati ancora provvisori e non consolidati, ma al momento non mostrano un aumento generalizzato della criminalità nel capoluogo bresciano. Mostrano piuttosto una sostanziale stabilità, accompagnata da miglioramenti in alcune categorie e da una sostanziale tenuta delle rapine.
Questo non significa che gli episodi violenti verificatisi in città siano irrilevanti. Significa semplicemente che una successione di gravi fatti di cronaca in poche settimane non dimostra, da sola, che il numero complessivo dei reati sia esploso.
Perché la percezione può essere diversa dai dati
Esiste infine un problema di percezione.

Nel 2024 il 26,6% delle famiglie italiane dichiarava di percepire un rischio di criminalità nella zona in cui viveva, contro il 23,3% dell’anno precedente. Nel Nord-Ovest la quota raggiungeva il 27,5%.
Percezione e criminalità registrata misurano però fenomeni differenti.
Un’aggressione particolarmente violenta in centro città, una rapina filmata da uno smartphone o una rissa ripresa e diffusa sui social possono avere un impatto sulla percezione collettiva molto superiore al loro peso statistico.
Allo stesso tempo, sarebbe sbagliato liquidare la percezione come semplice paura irrazionale: reati relativamente meno gravi ma frequenti — borseggi, furti, rapine di strada, danneggiamenti e aggressioni — incidono direttamente sulla qualità della vita e sull’utilizzo degli spazi pubblici.
C’è inoltre un limite fondamentale nelle statistiche: non tutti i reati vengono denunciati. Istat ricorda espressamente che le denunce rappresentano una misura parziale della criminalità e che la propensione delle vittime a denunciare cambia a seconda del tipo di reato, del territorio e del periodo considerato.
Cosa possiamo aspettarci nel 2027?
Non esiste, allo stato attuale, una previsione ufficiale affidabile che permetta di affermare quanti furti, rapine, risse o aggressioni avverranno nel 2027. Qualsiasi numero preciso sarebbe quindi una proiezione, non un fatto.
I dati disponibili consentono però di delineare alcuni scenari.
Lo scenario più coerente con le informazioni attuali è quello di una criminalità complessiva senza variazioni drastiche, ma con una forte concentrazione dei problemi di sicurezza nelle grandi aree urbane, nelle stazioni, nei luoghi della vita notturna, nelle zone commerciali e nei punti attraversati da grandi flussi di persone.

Rapine, furti, borseggi e altri reati predatori rimarranno presumibilmente tra gli indicatori da osservare con maggiore attenzione. È invece molto meno giustificato prevedere per il 2027 un’esplosione degli omicidi: il dato del 2025 è sceso a 286 casi e la tendenza storica italiana della violenza letale rimane molto più bassa rispetto ai decenni passati.
Per la Lombardia, il punto cruciale sarà verificare se la riduzione registrata a Milano nel 2025 e i segnali di stabilità o diminuzione osservati a Brescia nel primo semestre 2026 saranno confermati dai dati consolidati.
Se queste tendenze continueranno, il 2027 potrebbe vedere una stabilizzazione o una diminuzione di alcune categorie di reato. Se invece riprendesse la crescita dei reati predatori osservata nel 2024, rapine e furti tornerebbero a rappresentare la principale criticità, soprattutto nei grandi centri.
Conclusione
La fotografia più corretta dell’Italia alla vigilia del 2027 è quindi fatta di luci e ombre.
Da una parte, non emerge un aumento generalizzato di tutte le forme di criminalità e gli omicidi sono scesi a livelli storicamente molto bassi. Dall’altra, furti, rapine e altri reati di strada hanno mostrato aumenti recenti e continuano ad avere un impatto significativo sulla percezione della sicurezza.
La Lombardia presenta una maggiore esposizione ai reati predatori, in particolare alle rapine, rispetto alla media nazionale. Milano rimane un territorio particolarmente complesso per numero e incidenza delle denunce, anche se i dati del 2025 indicano una significativa diminuzione. A Brescia, i primi sei mesi del 2026 mostrano invece sostanziale stabilità delle rapine e una marcata riduzione delle lesioni dolose.
La verifica decisiva arriverà con i dati consolidati del 2026: saranno quelli a permettere di capire se il miglioramento osservato in alcuni territori lombardi rappresenti un cambiamento strutturale oppure soltanto una fase temporanea.














