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di Goldfinger

L’incubo peggiore di un paese occidentale come il nostro è il caro carburanti. Prima di leggere le righe successive riguardo ai prezzi della materie energia in crescita esponenziale vorrei specificare una notizia che i media mainstream se ne guardano molto bene dal pubblicare ovvero che proprio l’Italia tramite l’ENI, guidata dall’attuale esecutivo buono o meno buono che possa essere, starebbe siglando con il Venezuela un contratto mega galattico per lo sfruttamento di un nuovo giacimento di gas che offre corca un miliardo di metri cubi di gas naturale. Inoltre stando ad altre notizie controcorrente ci sarebbero in ballo anche firme per contratti di sfruttamenti relativamente al greggio di giacimenti esteri. Questo particolare non certo sbandierato dato che la maggior parte del potere mediatico è a mia opinione vassallo del vecchio potere finanziario, dico vecchio perchè morente, quindi, nel tentativo di salvarlo starebbe omettendo molte notizie che al contrario dovrebbero essere ben divulgate per rincuorare i cittadini italiani. Ovvio è il fatto che il vecchio sistema finanziario kazaro deve mantenere nel terrore i cittadini quindi meglio non dire cose che possano infondere speranza. Detto Questo procederemo con un articolo della giornalista del settore economia di Teresa Monaco che parlerà di attualità, il caro carburanti cui oggi siamo tristi spettatori. Graie a Dio andiamo incontro al periodo estivo, immaginatevi solamente se andassimo incontro al fatto di dover riscaldare le case per il freddo invernale.

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di Teresa Monaco

Carburanti alle stelle in Italia: prezzi record, divario regionale e riserve strategiche

Il prezzo gas e petrolio in Italia ha raggiunto livelli allarmanti. La benzina self-service ha superato 1,80 euro al litro, mentre il diesel ha sfondato la soglia dei 2 euro. Le tensioni geopolitiche legate al conflitto in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno innescato una spirale al rialzo che pesa sulle tasche degli automobilisti.

Prezzi record e il divario tra le regioni italiane

A marzo 2026 la benzina self-service raggiunge una media nazionale di 1,802 euro al litro, con un incremento di 19 millesimi. Il diesel segna un balzo ancora più marcato a 2,013 euro al litro, in aumento di 43 millesimi. Sulla rete autostradale il costo medio è superiore, con la benzina oltre 1,83 euro e il gasolio vicino ai 2 euro.

Le differenze territoriali sono significative. Per il diesel, Bolzano guida la classifica con 2,066 euro al litro, seguita dal Friuli Venezia Giulia a 2,056 euro e dalla Valle d’Aosta a 2,048 euro. Per la benzina, Bolzano resta in testa a 1,857 euro, mentre Valle d’Aosta e Sicilia si attestano a 1,832 euro.

Le regioni più convenienti sono le Marche, con la benzina a 1,786 euro al litro, e l’Abruzzo, dove il diesel si ferma a 2,001 euro. Anche GPL e metano mostrano oscillazioni regionali, con il GPL che varia da 0,659 euro in Campania a 0,822 euro in Valle d’Aosta.

La risposta del governo e il nodo speculazione

Il governo ha preso posizione con fermezza sulla questione dei rincari. La premier Meloni ha dichiarato la disponibilità ad aumentare le tasse nei confronti di chi specula sui carburanti, precisando che l’esecutivo valuterà se gli aumenti diventeranno strutturali prima di intervenire sulle accise mobili.

Foto di bere_moonlight0 da Pixabay

Anche il ministro dei Trasporti Salvini ha lanciato un avvertimento ai petrolieri, invitandoli a frenare i prezzi o a prepararsi a versare un contributo aggiuntivo. Nel frattempo, il dibattito parlamentare si è acceso con scambi tra maggioranza e opposizione sulla gestione delle accise e sulle responsabilità pregresse.

Sul fronte europeo, l’Italia ha chiesto al Consiglio europeo la sospensione degli oneri del sistema ETS sulla produzione termoelettrica. A livello internazionale, con ripercussioni anche sul mercato libero dell’energia, l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha autorizzato il rilascio di 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche globali.

Riserve strategiche: quanto può resistere l’Italia

L’Italia dispone di riserve petrolifere strategiche stimate tra 130 e 140 milioni di barili, con un minimo obbligatorio di 76 milioni stabilito per legge. L’OCSIT detiene direttamente circa 16 milioni di barili di prodotti raffinati. Con queste scorte, il Paese può garantire un’autonomia di circa 60 giorni di consumo.

Sul fronte del gas naturale, gli stoccaggi italiani sono riempiti al 46%, un livello superiore alla media europea del 29,3%. Il volume disponibile è di circa 93-94 TWh, pari a 8,7 miliardi di metri cubi, sufficienti a coprire circa 50 giorni di fabbisogno nazionale su un consumo annuo di 60 miliardi di metri cubi.

Nel contesto europeo, l’Italia si posiziona dopo Germania e Francia per capacità di riserva petrolifera. Il contributo italiano al rilascio coordinato dell’AIE è di circa 9 milioni di barili, pari all’11% del totale. Le riserve strategiche servono a guadagnare tempo per riorganizzare i flussi di approvvigionamento, mentre conviene confrontare le offerte gas per contenere l’impatto sulle famiglie.

Fonte: papernest.it

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Author: ospite ospite

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