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Di Goldfinger

L’intelligenza artificiale sarà anche una bella invenzione, tuttavia si tratta solamente di una sorta di velocissimo “indice quantistico”. Cercare fra le infinite pagine della rete tramite la AI risulterebbe molto rapido. Tutto come sempre ha i propri pro e i propri contro. uno degli svantaggi maggiori della AI consisterebbe nel fatto che l’intelligenza artificiale richieda infinita energia. La AI è una vera e propria idrovora energetica e questo non sarebbe nulla. La realtà dei fatti è che oggi siamo in gravissima difficoltà per il fatto di essere in possesso di poca energia che possa colmare il fabbisogno della nostra società occidentale fatta di commercio e di industria sempre crescente.

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Le soluzioni ipotetiche

A mia modesta opinione una delle soluzioni per far fronte alla scarsità di energia e al fabbisogno energetico sempre crescente della AI sarà ritornare alle centrali atomiche per la produzione di energia elettrica. Questa sarebbe una delle poche soluzioni per poter sostenere un’espansione globale dell’Intelligenza artificiale e nel frattempo colmare la richiesta di energia da parte dell’industria e del commercio. Sia essa energia proveniente dalla fissione nucleare delle centrali tradizionali o in alternativa, dalla fusione nucleare delle più moderne e futuristiche centrali, qualcosa sarà necessario attuare. Non ci sono alternative. La menzogna dell’energia naturale è stata recepita cambiando la mentalità della cittadinanza, tuttavia abbiamo compreso che essa sia insufficiente per sostenere il fabbisogno energetico del mondo odierno e futuro. Tutto fa brodo come si suol dire. Anche questo tipo di energia è utile se sommata alla produzione di energia proveniente da fonti tradizionali o dalla fusione o fissione dell’Uranio, tuttavia si ricordi che l’anergia Green non è affatto sufficiente neppure per il mantenimento del fabbisogno odierno. Penso che il mondo, a breve si dovrà per forza di cose orientare verso le centrali nucleari. A questo punto l’energia non sarà più un grande problema. Nelle prossime roghe da un articolo di Teresa Monaco capiremo dettagli sulla questione energia e consumo delle reti.

I data center tornano al centro del dibattito energetico: Trump sfida le Big Tech: “Non gravate sui cittadini”

Di Teresa Monaco

L’intelligenza artificiale non sta solo ridisegnando la competizione tecnologica globale, ma anche il mercato elettrico. Negli Stati Uniti la Casa Bianca ha riunito Google, Microsoft, Meta, Amazon, OpenAI, Oracle e xAI attorno a un impegno formale: sostenere i costi della nuova capacità elettrica necessaria ai data center senza trasferirli sulle famiglie e sulle piccole imprese. Il tema è diventato politico oltre che industriale, perché la crescita dei consumi energetici dell’AI si intreccia con inflazione, consenso e sicurezza della rete. Intanto anche in Italia il Parlamento accelera su una cornice normativa dedicata ai centri di elaborazione dati, mentre il peso di una bolletta energetica resta uno degli indicatori più sensibili per misurare l’impatto di questi cambiamenti.

La pressione energetica dei data center

Il passaggio della Casa Bianca è nato da una preoccupazione concreta: l’espansione dei data center rischia di aumentare la tensione sulle reti elettriche e di riflettersi sui prezzi finali dell’energia. Il 4 marzo le principali Big Tech hanno sottoscritto alla Casa Bianca un “Ratepayer Protection Pledge”, impegnandosi a procurarsi o finanziare l’elettricità necessaria ai propri impianti attraverso nuova generazione, maggiore capacità di impianti esistenti, investimenti nella rete e accordi tariffari specifici con le utility. L’obiettivo politico è evitare che il boom dell’AI venga percepito come una causa diretta del rincaro delle bollette, anche in un contesto in cui il costo dell’energia elettrica è già sotto osservazione.

La stessa linea era stata anticipata già il 25 febbraio, quando la Casa Bianca aveva annunciato un incontro con Microsoft, Amazon, Meta e Anthropic per formalizzare un’intesa capace di “proteggere i consumatori” dall’aumento dei costi elettrici. Trump ha chiesto ai grandi gruppi tecnologici di costruire o assicurarsi capacità elettrica dedicata per alimentare i nuovi data center, in un contesto in cui la competizione con la Cina sull’AI resta una priorità strategica. Il dossier energetico, quindi, non è un effetto collaterale, ma parte integrante della politica industriale americana, con ricadute dirette anche sugli equilibri tra rete, domanda e fornitori di energia elettrica.

Gli effetti su consumatori, territori e regolazione

Il nodo centrale riguarda chi paga l’infrastruttura. In alcune aree vicine ai data center i prezzi dell’elettricità sono saliti e i consumatori hanno finito per sostenere una parte dei costi di rete necessari a servire queste strutture. Allo stesso tempo, tariffe ben costruite e contratti che attribuiscano maggiori responsabilità economiche alle Big Tech potrebbero persino contenere i costi per gli utenti finali. Il punto, in altre parole, non è solo la crescita della domanda, ma il modo in cui questa domanda viene regolata e finanziata, dentro un quadro in cui contano anche ARERA e i meccanismi che incidono sulla bolletta della luce.

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  • In diversi Stati americani progetti di data center o di infrastrutture energetiche collegate sono stati rinviati o cancellati dopo proteste territoriali legate a bollette, inquinamento e pressione sulla rete.

  • Il pledge della Casa Bianca prova a rispondere a questa opposizione offrendo una formula politicamente leggibile, fondata su più investimenti privati e meno costi socializzati.

  • Resta però il dubbio sulla velocità con cui nuova generazione e nuove connessioni potranno entrare in esercizio rispetto alla rapidità con cui cresce la domanda dell’AI.

Il quadro normativo e strategico italiano

In Italia il tema si muove su un piano diverso ma complementare. Il 24 febbraio la Camera ha approvato all’unanimità, con 243 voti favorevoli, il disegno di legge delega sui data center; il testo è poi passato al Senato. Il provvedimento punta a disciplinare realizzazione, sviluppo e coordinamento delle procedure per i centri di elaborazione dati, con attenzione sia alla semplificazione amministrativa sia al consumo di suolo ed energia. Il messaggio è chiaro: attrarre investimenti nel settore senza lasciare irrisolti gli impatti territoriali ed energetici, in una fase in cui il tema delle offerte luce si intreccia sempre più con la tenuta del sistema.

Il confronto tra Stati Uniti e Italia mostra una convergenza di fondo. Washington prova a blindare il consenso promettendo che i data center non gonfieranno le bollette; Roma lavora invece a una cornice legislativa che accompagni la crescita del comparto con regole più chiare. In entrambi i casi il punto non è fermare l’espansione dell’AI, ma renderla compatibile con infrastrutture, conti energetici e accettabilità sociale. Il futuro dei data center si giocherà sempre meno soltanto sulla potenza di calcolo e sempre più sulla capacità di dimostrare sostenibilità economica, elettrica e territoriale.

Fonte: https://www.papernest.it/news/data-center-bollette-big-tech-trump-energia/

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Author: ospite ospite

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