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Prologo
Forse tutti non sanno che il petrolio non manca ne in Italia e neppure nel mondo eppure l’energia ce la fanno pagare “un occhio della testa”.
Forse tutti non sanno che il petrolio che arriva in Italia non passa dal famigerato stretto di Ormuz ma al contrario da oleodotti provenienti dal nord africa ma, che per giustificare gli aumenti, il mainstream riverserebbe sugli italiani menzogne oltre la decenza.
Forse non tutti sanno che in Italia esiste uno dei maggiori pozzi di greggio d’Europa, precisamente in Sicilia ma che non viene sfruttato.
Forse non tutti sanno che l’ ENI ha concessioni estere per lo sfruttamento di giacimenti iraniani e venezuelani. Insomma il petrolio a noi non manca e neppure il gas.
Forse tutti non sanno che l’adriatico ha un secondo mare sotterraneo ma fatto di gas metano e che non viene sfruttato anzi, la beffa consiste nel fatto che il gas venga utilizzato dai paesi dell’altra sponda marina come la Croazia.
Forse non tutti sanno che il prezzo del greggio viene mantenuto altissimo poichè deciso dall’Inghilterra, epicentro del potere finanziario.
Forse non tutti sanno che l’Italia sia una Corporazione americana iscritta alla SEC di Washington DC e che l’America fino all’epoca precedente a Trump era colonia inglese. Detto questo se ne deduce che l’Italia sia ancora una sorta di colonia dove il potere inglese sia più vivo che mai ma che oggi, starebbe perdendo quota stratto nella morsa di Trump, XI e Putin.
Forse non tutti sanno, e termino, che se ci sganciassimo dall’Inghilterra il prezzo dell’energia verrebbe a dir poco dimezzato e l’Italia vedrebbe una vera e propria ripresa economica peri a quella del dopoguerra.

Il petrolio italiano nel mondo: aziende, giacimenti e grandi commesse internazionali
Un capitolo fondamentale dell’internazionalizzazione italiana riguarda il settore energetico e, in particolare, l’attività delle imprese italiane nei grandi giacimenti petroliferi e di gas naturale situati fuori dai confini nazionali.
In questo settore è necessario fare una distinzione importante: i giacimenti non vengono normalmente “affidati all’Italia” come proprietà dello Stato italiano. Le risorse naturali rimangono infatti sotto la sovranità dei Paesi nei quali sono localizzate. Le compagnie energetiche internazionali ottengono invece diritti di esplorazione, sviluppo e produzione attraverso concessioni, Production Sharing Agreement (PSA), contratti di servizio e joint venture con le compagnie petrolifere nazionali.
L’Italia è tuttavia uno dei Paesi europei con una presenza storicamente molto forte nel settore upstream internazionale grazie soprattutto a Eni e alla sua filiera industriale.
Eni, il principale motore italiano dell’energia internazionale
Secondo i dati della Relazione Finanziaria Annuale 2025, Eni opera complessivamente in 62 Paesi del mondo e impiega oltre 31.500 persone tra Italia ed estero. La produzione complessiva di idrocarburi del gruppo nel 2025 è stata pari a circa 1,728 milioni di barili equivalenti di petrolio al giorno.
Il dato non significa che tutti i 62 Paesi ospitino giacimenti petroliferi gestiti direttamente da Eni, perché il gruppo opera anche nel gas, nel GNL, nella raffinazione, nelle energie rinnovabili e nei servizi energetici. Tuttavia, la presenza internazionale dell’azienda italiana nell’esplorazione e produzione di petrolio e gas rimane tra le più estese d’Europa.
Attorno a questo sistema ruota una filiera composta da grandi imprese di ingegneria, costruzione offshore, perforazione, manutenzione, impiantistica e servizi tecnologici.
Tra le aziende italiane maggiormente coinvolte nella filiera internazionale dell’oil & gas figurano grandi gruppi come Saipem e numerose imprese specializzate, oltre a società della componentistica e dell’ingegneria industriale. Un esempio è Rosetti Marino, gruppo con una presenza internazionale in Paesi quali Kazakhstan, Nigeria, Libia, Regno Unito, Emirati Arabi Uniti e Qatar, oltre a progetti realizzati in numerosi mercati petroliferi mondiali.
Non esiste un numero ufficiale unico delle aziende italiane che lavorano direttamente sui giacimenti esteri. Una stima rigorosa dovrebbe infatti distinguere tra operatori petroliferi, grandi contractor, subappaltatori, società di ingegneria e migliaia di fornitori della filiera. È quindi più corretto parlare di una filiera industriale composta da decine di grandi imprese e da centinaia di aziende specializzate italiane coinvolte, direttamente o indirettamente, nei progetti energetici internazionali.
Dove si trovano i principali giacimenti e progetti con presenza italiana
La presenza italiana è particolarmente significativa in Africa, Medio Oriente, Mediterraneo, Asia Centrale e Mare del Nord e ultimamente anche in Venezuela.
Egitto – Mediterraneo orientale
L’Egitto rappresenta uno dei principali poli energetici per la presenza italiana. Il caso più noto è il grande giacimento di gas di Zohr, situato nel Mediterraneo egiziano.
Il progetto ha rappresentato una delle più importanti scoperte di gas del Mediterraneo degli ultimi anni e ha rafforzato il ruolo dell’Italia nella sicurezza energetica dell’area.
Oltre a Zohr, Eni è coinvolta in diverse attività di esplorazione e produzione nel Paese, comprese aree offshore e onshore.

Libia – Mediterraneo e Nord Africa
La Libia è storicamente uno dei Paesi più importanti per l’industria energetica italiana.
La presenza italiana riguarda sia il petrolio sia il gas naturale, con attività sviluppate attraverso partnership con la compagnia nazionale libica. La vicinanza geografica rende inoltre la Libia strategica per le forniture energetiche destinate all’Italia e all’Europa.
I principali asset sono localizzati in diverse aree del Paese, comprese zone offshore nel Mediterraneo e giacimenti terrestri nel deserto libico.
Algeria – Sahara
L’Algeria rappresenta uno dei principali partner energetici dell’Italia.
Le attività sono concentrate soprattutto nei grandi bacini del Sahara, dove l’industria italiana partecipa a progetti di produzione e sviluppo del gas naturale.
Negli ultimi anni il ruolo dell’Algeria è diventato ancora più strategico per l’approvvigionamento energetico italiano ed europeo.
Egitto, Algeria e Libia: il triangolo energetico mediterraneo
Dal punto di vista geografico, il Nord Africa rappresenta probabilmente una delle aree più importanti per la presenza industriale italiana nel settore oil & gas.
La combinazione tra vicinanza geografica, infrastrutture esistenti, gasdotti e partnership storiche ha trasformato il Mediterraneo e il Sahara in un’area strategica per l’economia energetica italiana.
Emirati Arabi Uniti – Abu Dhabi
Un’altra area di grande interesse è rappresentata dagli Emirati Arabi Uniti.
Eni è presente nel settore offshore di Abu Dhabi e partecipa a diverse concessioni petrolifere. Tra gli asset più rilevanti figurano le concessioni di Lower Zakum, Umm Shaif/Nasr e il progetto offshore di Ghasha, oltre alle attività esplorative nei Blocchi 2 e 3.
La presenza italiana negli Emirati non riguarda soltanto l’estrazione, ma anche la raffinazione, il trading e la costruzione di infrastrutture energetiche.
Il complesso industriale di Ruwais rappresenta inoltre uno dei maggiori poli mondiali della raffinazione.
Kazakhstan – Mar Caspio
Il Kazakhstan rappresenta uno dei mercati più importanti dell’Asia Centrale per la tecnologia e l’ingegneria italiana.
L’area del Mar Caspio ospita alcuni dei più grandi progetti energetici del mondo. Le aziende italiane partecipano alla costruzione e alla manutenzione di piattaforme, infrastrutture offshore, impianti industriali e sistemi di trasporto degli idrocarburi.
La presenza di imprese italiane specializzate nella costruzione offshore e nell’ingegneria ha trasformato il Kazakhstan in uno dei principali mercati esteri della filiera oil & gas italiana.
Africa subsahariana: Angola, Congo e Mozambico
Un’altra grande area di espansione è rappresentata dall’Africa subsahariana.
In Angola e Congo sono presenti importanti attività legate alla produzione petrolifera offshore, mentre il Mozambico è diventato uno dei più importanti nuovi poli mondiali per il gas naturale.
In particolare, il bacino del Rovuma, nel nord del Mozambico, è considerato una delle grandi aree strategiche mondiali per il gas naturale.
Qui le aziende italiane hanno acquisito un ruolo centrale nello sviluppo di infrastrutture dedicate alla produzione e liquefazione del gas naturale.
Mare del Nord
La presenza italiana nel settore energetico internazionale comprende anche il Mare del Nord, una delle aree petrolifere storicamente più sviluppate al mondo.
Regno Unito e Norvegia rappresentano mercati importanti soprattutto per le società italiane specializzate in engineering, offshore, manutenzione e tecnologie per l’estrazione.
Il peso economico della filiera italiana
Il vero valore dell’industria petrolifera italiana all’estero non è rappresentato esclusivamente dalla proprietà o dalla partecipazione ai giacimenti.
Il peso economico deriva soprattutto dalla capacità di esportare competenze.
Quando viene sviluppato un grande giacimento offshore sono necessarie piattaforme, condotte sottomarine, sistemi di perforazione, impianti di trattamento, terminali, navi specializzate, infrastrutture logistiche e servizi di manutenzione.
È in questa filiera che l’Italia ha costruito una posizione competitiva.
Il modello italiano è quindi diverso da quello dei grandi Paesi produttori di petrolio. L’Italia non possiede enormi riserve nazionali paragonabili a quelle di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti o Iraq, ma possiede imprese in grado di progettare, costruire e gestire infrastrutture energetiche in tutto il mondo.
La mappa strategica dei principali mercati
Le aree dove la presenza italiana nel settore oil & gas risulta particolarmente significativa possono essere sintetizzate in cinque grandi poli geografici:
Mediterraneo e Nord Africa: Egitto, Libia e Algeria.
Medio Oriente: Emirati Arabi Uniti, Iraq, Qatar e Oman.
Africa subsahariana: Angola, Congo, Mozambico e Costa d’Avorio.
Asia Centrale: Kazakhstan e area del Mar Caspio.
Europa e Mare del Nord: Regno Unito e Norvegia.
La previsione verso il 2027
Guardando al 2027, la presenza italiana nei progetti energetici internazionali potrebbe evolversi in una direzione precisa: meno dipendenza dal semplice mercato petrolifero tradizionale e maggiore integrazione tra petrolio, gas naturale, GNL, infrastrutture offshore e tecnologie per la transizione energetica.

Le aziende italiane più competitive potrebbero beneficiare soprattutto degli investimenti in:
- sviluppo dei nuovi giacimenti di gas;
- piattaforme offshore;
- impianti GNL;
- gasdotti e infrastrutture di trasporto;
- manutenzione di grandi impianti energetici;
- cattura e stoccaggio della CO₂;
- riconversione delle infrastrutture petrolifere;
- produzione energetica offshore.
La vera opportunità per l’Italia entro il 2027 potrebbe quindi essere rappresentata non soltanto dall’aumento del numero di giacimenti nei quali sono presenti aziende italiane, ma dalla crescita del valore delle commesse tecnologiche e industriali associate ai grandi progetti energetici mondiali.
In questo scenario, l’Italia può giocare una partita importante: non come grande proprietaria di risorse naturali, ma come uno dei principali fornitori mondiali di tecnologia, ingegneria, costruzione e competenze per lo sviluppo dei grandi giacimenti energetici.
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