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Il dilemma
Siamo a pochi giorni dal santo natale. Questo momento molto particolare merita una riflessione. Un dilemma che dalla notte dei tempi è sempre attuale e mai risolto è capire se sia nato prima l’uovo oppure la gallina. Non nascondo si tratti di un esempio banale ma serve per comprendere quanto proporremo nelle prossime righe leggendo le quali, vi regalerò un’analisi della storia confrontata ai sacri scritti ma soprattutto di quali segni e simboli, nomi e significati, si nascondano nell’avventura salvifica che Cristo ha voluto regalarci partendo dalla nascita alla risurrezione.
Penso francamente che l’enigma proposto sia un dilemma che durerà ancora molti anni, fino alla fine dei tempi, dato che nessuno sarà mai in grado di rispondere. Arrivati a questo punto vi chiederei di concentrarvi su questo quesito cambiando tuttavia i due protagonisti del medesimo indovinello.

Per poter comprendere vi formulerei la domanda in questo senso, cambiandone gli attori: è più importante il santo natale o la Pasqua? Chi fosse in possesso di un minimo di conoscenza teologica mi risponderebbe: la Pasqua. La risposta più immediata è esatta per il fatto che la Pasqua sia indiscutibilmente il compimento dell’avventura cristiana, dato che culmina nella risurrezione di Cristo, tuttavia vi chiedo: può esserci Pasqua senza il Natale? No! E’ una legge naturale, prima si nasce, poi si muore e quindi si risorge. Il santo Natale quindi a livello di missione di Cristo è una festa importantissima per il fatto di aver permesso la nascita del germoglio (Cristo) e in seguito la crescita a “pianta” e l’abbattimento (morte di Cristo) quindi resurrezione del Messia. Se Cristo non fosse nato non avrebbe potuto risorgere e questo penso sia chiaro.
La nascita
Vorrei spiegare alcuni dettagli: perchè il figlio di Dio nasce in una mangiatoia e non in un palazzo reale? Perchè i primi a correre ad adorarlo sono stati i pastori e non i re? Si rammenti sempre che i sacri scritti sono zeppi di simboli, dettagli precisi e criptici. Essi si possono decriptare a patto che sia Dio stesso a volerlo ma torniamo ai pastori.
I re sono accorsi per secondi alla grotta, i primi sono stati i pastori ad arrivare al luogo della nascita divina, dove la stella dominava e bucava il buio della notte. La stella, finalmente il buio notturno è stato bucato da una luce misteriosa. Non vi dice nulla il dettaglio? Dio già prevedeva che Cristo avrebbe sconfitto la tenebra.
Gesù è l’Agnello pasquale. Un agnello doveva per forza di cose nascere in una stalla non certo in un hotel o su un trono reale. I pastori sono i custodi dell’agnello, per questo i primi ad accorrere ad adorare quell’agnello indifeso venuto al mondo per una missione speciale e ad andarsene arricchiti di un dono inestimabile, nobile, reale. Anche oggi prelati e pastori sono i custodi dell’Agnello o meglio della verità dell’Agnello.

La passione
La passione è anche il titolo di un vero e proprio capolavoro di un gigante della cinematografia hollywoodiana, il cattolico: Mel Gibson. Se si conoscessero bene i sacri scritti e si guardasse il film più volte e con occhio attento, sarebbe in grado di svelare importanti dettagli riportati nei Vangeli, che ora cercherò di svelare. Inizierei con Giuda Iscariota, il traditore per intenderci, una figura che condivide il proprio destino parallelamente con il popolo di Giuda, i Giudei. Cristo non ha scelto a caso nemmeno i nomi dei propri amici. Questo apostolo di Cristo potrei definirlo il personaggio “chiave”. Senza Giuda sarebbe stato un problema serio, riguardo alla riuscita del piano salvifico. Con questo non voglio sdoganare o assolvere Giuda ma riconoscerne l’importanza. Lui ha fatto quanto Dio aveva programmato dovesse fare. Ha solo commesso un errore grandissimo, non chiedere perdono a Gesù per il tradimento, ma soprattutto non voler accettare la salvezza di Cristo e pertanto si impicca dannandosi eternamente senza terminare l’opera.
Specularmente sul medesimo binario di Giuda sono i Giudei, la più importante tribù di Israele (Giuda – Tribù di Giuda). Anche il destino della tribù di Giuda corre parallelamente a Giuda Iscariota. Anche i Giudei alla fine non accetteranno la salvezza di Cristo fino in fondo, ne portano avanti la missione ma alla fine si fermano, tanto che pagheranno i soldati di guardia al sepolcro per far credere che il corpo di Cristo fosse stato rubato. Dopotutto il Vangelo li dipinge come “popolo dalla dura cervice”. Il popolo “eletto” cosa significa al di la delle politica in voga oggi e al di la del potere temporale tanto agognato ai nostri tempi? Eletto significa scelto e per cosa? Per una certa missione: la salvezza dell’umanità.
Così facendo il popolo “eletto o scelto” decreterà la fine del proprio coinvolgimento nell’elezione salvifica se non solo all’inizio, come nascita e sangue. Il popolo eletto è il popolo che avrebbe dovuto portare la salvezza nel mondo e ne partorisce il seme salvifico, ne cura la pianta ma fino a un certo punto in cui poi l’abbatte, senza pentirsi, un po’ come l’altro Giuda, l’Iscariota. Questo popolo si è rifiutato di terminare la propria missione nella storia della salvezza, per ragioni politiche e di potere quindi, il testimone è passato a un popolo molto lontano dalle radici ebraiche, il popolo romano.
Roma
Tramite la conversione di Costantino il Messia riuscirà in breve tempo a portare la propria dottrina nel mondo intero. Un potente impero di circa due millenni di storia che, in effetti, dopo essere divenuto il mezzo di divulgazione cristiana preferito da Cristo, capitolerà rapidamente, circa un secolo dopo. Non è un caso, questo impero non serviva più ai piani di Dio e quindi avrebbe dovuto evolvere: morire per nascere di nuovo.

Il misterioso uomo di Cirene
Un particolare molto importante nel Vangelo è il Cireneo. Chi era questo uomo misterioso? Certamente Simone di Cirene era un abitante della Cirenaica e quindi non necessariamente Ebreo ma forse arabo. La Cirenaica si trovava a quei tempi dove oggi esiste la Libia quindi quell’uomo con molta probabilità era arabo o perlomeno non Giudeo.
Cosa significa l’aiuto che l’uomo di Cirene accetta di dare a Gesù sotto costrizione romana? Cristo sarebbe morto prima se il Cireneo non lo avesse aiutato. I Romani dovevano per forza di cose fare arrivare Cristo sul Golgota vivo o la salvezza non sarebbe avvenuta. Ovvio i romani non ne erano a conoscenza ma Dio guidava la vicenda con la propria mano misteriosa.
I “limiti” umani di Dio
Il corpo di Gesù era massacrato ferito quasi mortalmente, ha perso molto sangue arrivando al limite dello stress fisico. Sicuramente era febbricitante, dolorante all’infinito. Dio avrebbe potuto dargli altra forza ma non lo fa, anzi, lascia che gli aguzzini inveiscano, perchè? Dio preferisce la strategia del Cireneo, per quale motivo? Quello che era importante è che Cristo arrivasse vivo sul Calvario e potesse morire crocifisso ma che non ci arrivasse da solo.
Il Cireneo è uno straniero che possiede una valenza simbolica molto alta. In quell’aiuto offerto da uno straniero Dio lascia intravedere che la salvezza non è più solamente prerogativa del popolo “eletto” (scelto) ma dell’intera umanità che deve parteciparvi prendendo il posto del popolo scelto.
Dopotutto essere scelti non significa per forza di cose accettare la missione. Con il Cireneo Dio inizia a far comprendere che per prima cosa la salvezza (la crocifissione e risurrezione) è necessario meritarla e quindi ogni uomo universalmente parlando è tenuto a fare la propria parte, anche minimamente ma non può esimersi dal farla. La “pappa pronta” non è mai nei piani divini.
Secondo significato, Dio è contento a lasciarsi aiutare dall’uomo, desidera questo e per questo lo rende co protagonista della missione del Figlio, Cristo, tramite il cireneo. Durante la passione esiste un terzo importante attore, i romani. Pilato ha spesso cercato (invano) di scagionare e liberare Cristo ma una mano invisibile ha continuato a riportarlo sui propri binari con destinazione la croce. Pilato non poteva salvarlo per non pregiudicarne la missione sino al punto in cui se ne laverà politicamente le mani. Questo popolo doveva per forza di cose accelerare la risurrezione dato che sarebbe divenuto il protagonista della nuova storia salvifica.
Il velo del tempio
Pariteticamente ai sacri scritti quando Gesù muore un potente sisma scuoterà Israele portando il “velo del tempio” a squarciarsi. Nel tempio potevano entrare solamente i sacerdoti, i Coen appartenenti alla classe dei leviti. nessuno poteva entrarvi. Squarciandone il velo Cristo renderà il Tempio (se stesso) pubblico, non più chiuso e separato. Tutti da quel momento potranno entrare nel tempio come noi ogni giorno possiamo cibarci del Suo corpo e del Suo sangue.

Io faccio nuove tutte le cose
“Io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21-5). Da quel momento dopo che Roma diverrà cristiana nasceranno nuove feste differenti da quelle ebraiche, una nuova visione di fede più simile a quella caratteristica del Padre, come predetto dall’antico testamento, nuovi riti che diverranno centrali nell’anima di nuovi popoli cristiani cui Roma, diverrà miracolosamente “In Hoc signo vinces”, la protagonista sino alla fine dei tempi. Le feste pagane verranno lavate dall’onda di Cristo e assimilate dal cristianesimo che da feste menzognere le innalzeranno a feste cristiane per la Gloria di Dio.
Non è stato facile per un imperatore romano considerato un Dio dover cedere al Dio di una provincia estrema e problematica dell’impero il proprio scettro, tuttavia Costantino lo ha fatto e da qual momento un vento gagliardo di novità e vita è riuscito a invadere il mondo portandolo verso una nuova e prosperosa era.
Conclusione
Questa è la mia riflessione che oggi vorrei donarvi in merito a questo santo Natale. Ora riuscite a comprendere se è nato prima l’uovo o la gallina? Siete riusciti a capire se è più importante la Pasqua o il Natale? Penso sinceramente che siano complementari, uno è al servizio dell’altro in una miracolosa sinergia che solamente lo Spirito Santo può essere in grado di creare.
Buon santo Natale a tutti. Il mio augurio è che il piccolo gigantesco bimbo, Dio, che non si stanca mai di nascere e di morire per poi risorgere e insediarsi nel pane domenicale, tramite una crocifissione incruenta, vi benedica tutti, davvero tutti. Buon Natale!
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