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Uno dei mercati che sta vivendo una situazione di “nervosismo” (per usare un vocabolo spesso usato in ambito economico) è il mercato dei metalli, in modo particolare il mercato del Rame. Il Rame è molto suscettibile agli aumenti di prezzo per il fatto di essere ampiamente utilizzato sia nell’elettronica che nell’elettrificazione. Le politiche che spingono per le vetture elettriche ad esempio, fanno lievitare il prezzo del Rame.
Le fluttuazioni dei prezzi dei metalli: complicanze politiche

Le congiunture delle fluttuazioni dei prezzi sono dovute a vari fattori, instabilità, speculazione, richiesta massiccia da parte dei mercati dei paesi emergenti, che in questo momento, tramite nuove macro alleanze economiche si sono “risvegliati” e con essi si è risvegliata la produzione industriale. In effetti possiamo notare che oggi il mondo si sia diviso in due sezioni: la sezione occidentale, guidata dagli Stati Uniti d’America e la sezione orientale (BRICS) guidata dalla Russia.
Il BRICS Club
In modo particolare il BRICS Club che comprenderebbe un cospicuo numero di stati sino a qualche anno fa considerati “del terzo mondo” (con una produzione industriale relativa) starebbe provocando una corsa verso il risveglio produttivo. La Cina (anch’essa facente parte del BRICS club) nel corso degli anni è stata eletta come industria mondiale di tutto.
Gli errori degli USA globalisti
In effetti le politiche economiche miopi degli ultimi decenni mirate alla globalizzazione forzata, hanno portato gli USA in grande sofferenza economica e produttiva. Da diversi anni lo zio Sam si trova in difficoltà per questo fattore: aver permesso al paese del dragone di impossessarsi della produttività mondiale e questo ha scatenato una serie di traumi un po’ in tutto il mondo occidentale. Vero è che la merce prodotta in Cina è meno costosa e con questo stratagemma si riesce, nel breve termine, ad avere prodotti più competitivi con margini di guadagno maggiori, tuttavia ogni medaglia ha il proprio rovescio. In questo caso l’altra faccia della medaglia è la crescita della disoccupazione nazionale e la produttività sempre minore nel lungo termine nei paesi occidentalie questo porta verso un impoverimento generale nel lungo termine.
La Cina: l’industria del mondo
In questo caso la Cina essendo lo stato “monopolista” della produttività mondiale è normale che assorba una grande quantità di materia prima. Se la materia prima viaggia in direzione Cina e scarseggia nel mondo occidentale, è altrettanto normale che la richiesta maggiore possa far lievitare i costi. Se le miniere di Rame ad esempio chiudessero i costi aumenterebbero ancora di più.
L’India come anche il Brasile li potremmo vedere come due altri temibili competitor dell’occidente. Nonostante la produttività degli ultimi anni, questi stati non sono ancora arrivati al punto della Cina e questo per il momento per ora li rende meno “pericolosi” economicamente parlando, per il nostri mercati, tuttavia penso che per l’occidente questi stati saranno le altre due sfide del futuro.
Diciamo che per il mondo occidentale il futuro riservi davvero tante sfide e delle belle “gatte da pelare”. Stiamo vivendo un vero e proprio rapidissimo cambio di un’era che lascia spazio a una nuova era completamente diversa da quella che conosciamo. Se sarà un’era migliore o peggiore lo capiremo strada facendo. Penso che il momento più duro e pericoloso sia proprio il nostro, un momento molto particolare nel quale alcuni equilibri sono destinati a crollare o meglio, a mutare, per lasciare spazio a nuovi equilibri e a nuove alleanze economiche, portando il mondo economico e produttivo su una strada piena di incognite.
L’importanza della pace e della collaborazione mondiale
Tutto dipenderà dalla politica mondiale e dalla pace fra gli stati. Se la pace proseguirà allora probabilmente i nuovi equilibri inizieranno a manifestarsi portando magari verso, perchè no, una possibile nuova era positiva. Se l’equilibrio di pace fra gli stati dovesse spezzarsi o incrinarsi, allora saremmo di fronte a un vero possibile disastro. Quello che è importante è essere positivi e guardare al futuro. Nelle prossime righe faremo un riepilogo sui metalli e sulle cause della volatilità dei prezzi legati alle materie prime fra cui il prezioso Rame.
Il Rame nel 2025

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Il mercato del rame sta vivendo una fase di tensione: vi sono crescenti segnali di stretta dell’offerta causata da interruzioni in grandi miniere e da difficoltà di espansione produttiva. metal.com+1
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Le scorte di rame, ad esempio, sulla Shanghai Futures Exchange (SHFE) sono scese a livelli “multi-annuali bassi”, elemento che sostiene i prezzi. MINING.COM+1
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Secondo il sondaggio pubblicato da Cochilco (Commissione cilena del rame), il prezzo medio previsto per il rame nel 2025 è di circa US$ 4,30 per libbra (~US$ 9.470 per tonnellata) — in rialzo rispetto alla precedente stima. news.metal.com
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Diverse banche e istituti finanziari hanno rivisto al rialzo le loro previsioni per la seconda metà del 2025: ad esempio Goldman Sachs prevede un prezzo medio H2 2025 di circa US$ 9.890/tonnellata. Discovery Alert+1
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Tuttavia, non mancano anche visioni più caute: per esempio J.P. Morgan riceve una media prevista per il Q2 2025 di circa US$ 8.300/tonnellata e nel complesso per l’anno in area US$ 8.812/tonnellata. metal.com
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Altri metalli base: secondo un rapporto del World Bank Group è prevista una caduta dei prezzi dei metalli base complessivi del ~10 % nel 2025 rispetto al 2024, a causa della crescita economica globale più debole del previsto. thedocs.worldbank.org
Altri metalli
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Alluminio: previsto un prezzo medio per il 2025 intorno ai US$ 2.543/tonnellata secondo alcuni sondaggi. kme.com+1
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Nickel: la produzione è in sovrabbondanza e i prezzi restano relativamente contenuti; per esempio, per il 2026 è stato stimato un prezzo intorno ai US$ 16.500/tonnellata nel rapporto australiano. industry.gov.au
La richiesta di Rame
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Domanda legata all’elettrificazione: il rame è essenziale per veicoli elettrici, infrastrutture di rete, data-center; questo sostiene la domanda strutturale. MINING.COM
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Offerta difficoltosa: molte miniere esistenti stanno con difficoltà a mantenere i livelli produttivi, e nuovi progetti richiedono tempi lunghi. metal.com+1
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Fattori geopolitici e commerciali: tariffe, politiche commerciali, cambi valutari (USD più debole) sono elementi di volatilità. metal.com
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Scenario macroeconomico incerto: rallentamento della crescita in Cina, condizioni monetarie restrittive, indecisione sulle stimolazioni fiscali. jpmorgan.com
Previsioni costo metalli per il 2026
Rame
Le prospettive per il 2026 sono rialziste, in particolare se si concretizzano i deficit di offerta e la domanda continua a crescere.
Ad esempio, secondo un sondaggio riportato da Economies.com, gli analisti prevedono un prezzo medio per il rame nel 2026 di circa US$ 10.500/tonnellata (~+7 % rispetto alle stime precedenti). Economies.com
- Goldman Sachs stima che la carenza strutturale del mercato del rame (divario tra domanda e offerta) sarà più marcata entro il 2026 e prevede prezzi superiori a US$ 10.500/tonnellata. Discovery Alert
- La Commissione Cilena Cochilco ha alzato la sua stima 2026 a ~US$ 4,30/lb (~US$ 9.470/t) e potrebbe essere soggetta a revisione al rialzo se la stretta di offerta si intensifica. news.metal.com
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Tuttavia, ci sono fattori di rischio che potrebbero limitare l’upside: se la domanda globale rallenta più del previsto, o se l’offerta improvvisamente aumenta, i prezzi potrebbero risultare più moderati. industry.gov.au
Altri metalli

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Per i metalli base in generale (non solo il rame), la World Bank prevede un minor prezzo medio nel 2026 rispetto al 2025 (-3 %) se la crescita globale resta debole. thedocs.worldbank.org
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Per l’alluminio, le stime per il 2026 segnalano una stabilizzazione intorno a US$ 2.600/tonnellata. kme.com
Quali scenari osservare?
Scenario rialzista (“bull case”)
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L’accelerazione della transizione energetica (VE, reti elettriche, data-center) spinge fortemente la domanda di rame.
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Nuove interruzioni nella produzione mineraria o ritardi nei progetti aumentano la stretta dell’offerta.
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Politiche di stimolo fiscali e tagli dei tassi negli USA/Cina che rilanciano l’attività industriale.
In questo scenario, il prezzo del rame potrebbe superare i ~US$ 10.500/tonnellata nel 2026 e altri metalli base potrebbero registrare incrementi significativi.
Scenario prudente/di moderazione

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La crescita globale, e in particolare quella della Cina, resta debole; la domanda industriale non accelera come atteso.
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L’offerta risponde più rapidamente del previsto (nuove miniere, riciclaggio) attenuando il deficit.
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Le politiche monetarie restrittive continuano a comprimere la domanda per metalli.
In questo caso, il prezzo del rame potrebbe restare in un range più moderato (es. US$ 9.000-10.000/tonnellata) e i metalli base in generale potrebbero rivedere al ribasso le stime.
Fattori di monitoraggio
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Evoluzione della domanda in Cina (costruzioni, infrastrutture, veicoli elettrici).
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Produzione mineraria: nuovi progetti, arresti/malfunzionamenti, costi di estrazione.
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Scorte nei principali mercati (LME, SHFE) e i relativi spread tra contratti.
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Politiche commerciali e tariffe (specialmente per materiali critici).
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Scenario macro globale: crescita, tassi, inflazione, valuta (in particolare USD).
Implicazioni pratiche
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Per chi utilizza o investe in metalli (aziende, trader, investitori), è importante considerare la straordinaria volatilità del mercato: il rame è diventato un “termometro” dell’elettrificazione e della transizione energetica.
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Il fatto che molte previsioni siano già rialziste significa che parte dell’“upside” potrebbe essere già scontato; dunque, le sorprese rialziste richiedono eventi reali (es. interruzioni supply) piuttosto che semplici aspettative.
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In una logica di fornitura industriale, è utile monitorare i contratti a lungo termine, le clausole di fornitura, e le alternative al rame (anche se, per molte applicazioni, il rame resta difficile da sostituire).
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Dal punto di vista speculativo/investitivo, il rame e altri metalli “critici” per la transizione energetica possono offrire opportunità ma anche rischi elevati; la gestione del rischio e la diversificazione sono essenziali.
Conclusione
Il 2025 appare come un anno di svolta per il rame: la combinazione di domanda strutturale robusta e offerta che fatica a rispondere crea un terreno favorevole per prezzi elevati. Le stime più recenti indicano media per il 2025 nell’ordine di ~US$ 9.300-9.900/tonnellata per il rame, e per il 2026 la possibilità di superare i ~US$ 10.000/tonnellata se lo scenario rialzista si concretizza.
Tuttavia, non bisogna trascurare i rischi: la crescita globale, l’offerta mineraria, e le politiche macro-economiche possono generare sorprese al ribasso. Per i metalli base in generale, la cautela domina tra gli analisti, che vedono possibili cali o stagnazioni nel breve-medio termine.
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