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Potrebbe sembrare un paradosso ed in effetti lo è, dopotutto il paradosso fa parte della tradizione italiana a voler ben guardare. Da sempre abbiamo sentito che l’Italia sia il “Paese del sole” e quindi il sole determina il carattere degli italiani, le proprie emozioni e tanto altro che nei secoli, grazie al clima tipicamente mediterraneo e quindi soleggiato, si è caratterizzato nel classico approccio “solare” tipicamente italiano.

Il sole in Italia ha portato da sempre una grande risorsa la cultura, ma anche un discreto benessere in qualità di vita e in qualità di alimentazione superiore alla media. Non per nulla gli italiani, ad oggi detengono il primato di essere le persone europee che vivono più a lungo. Essendo l’Italia un paese “baciato dal sole” per un lungo periodo dell’anno, soprattutto da Roma in giù, dovrebbe essere una nazione molto produttiva di energia  elettrica di tipo naturale proveniente dal sole, ma anche dal vento, considerato il fatto che l’Italia sia piena di coste e quindi in quelle zone marine tipicamente arieggiate, l’energia eolica dovrebbe essere una fonte primaria di energia.

Queste zone italiane sono state baciate dalla fortuna, anzi dal sole e dal vento quindi, dovrebbero produrre un fabbisogno energetico green di tutto rispetto anzi, dovrebbero avere un surplus energetico da poter cedere energia naturale anche ad altre regioni italiane meno fortunate. Il surplus eventuale di energia dovrebbe permettere un calo dei costi nelle fatture delle popolazioni locali. Quello che è la logica, naturalmente viene stravolta e a conti fatti non è così. Nelle prossime righe, da un articolo di Teresa Monaco ne comprenderemo i motivi. buona lettura.

Il paradosso del Sud: produce più energia rinnovabile, ma paga le bollette più care

Il paradosso del Sud che produce e non risparmia

di Teresa Monaco

Il Mezzogiorno concentra gran parte degli impianti eolici e solari del Paese e guida la crescita delle offerte green, eppure i suoi cittadini non vedono questo primato tradursi in bollette più leggere. A denunciarlo e il presidente della Calabria Roberto Occhiuto, in un’intervista al Corriere della Sera del 7 giugno 2026: la riforma dei prezzi zonali, che differenzierebbe le tariffe in base ai costi di produzione locali, resta di fatto bloccata. Il risultato è che le regioni meridionali finiscono per sussidiare quelle più ricche del Nord, pagando per un’energia che produce a basso costo ma tariffata con logiche nazionali uniformi. Per il consumatore, confrontare le offerte luce e gas resta oggi l’unico margine di manovra concreto.

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Come funziona il prezzo marginale dell’energia

Il nodo è nel meccanismo di formazione del prezzo sul mercato energetico. L’elettricità non viene pagata in base al costo medio di produzione, ma al costo dell’ultimo generatore che chiude il divario tra domanda e offerta. L’impianto è quasi sempre una centrale a gas, la cui fonte fossile resta cara e volatile: così il prezzo sale anche quando gran parte dell’energia in rete arriva da fonti rinnovabili a basso costo. E il motivo per cui il prezzo unico nazionale appiattisce le differenze territoriali e cancella il vantaggio competitivo del Sud. L’effetto ricade direttamente sulla bolletta della luce, dove la quota energia segue le quotazioni all’ingrosso più che la fonte realmente utilizzata.

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Prezzi zonali e nuove opportunità: data center e accumuli

La soluzione indicata è la tariffazione per aree geografiche, che premierebbe i territori più efficienti avvicinando le condizioni del mercato libero ai reali costi locali. Secondo Occhiuto, se il Sud trattenesse anche solo il 15% dei risparmi generati, potrebbe attrarre data center e industrie ad alto consumo, trasformando l’energia pulita in un fattore di attrazione straordinario. Per cogliere l’occasione servono però investimenti in sistemi di accumulo e nel potenziamento della rete elettrica, senza cui il surplus rinnovabile rischia di restare un potenziale inespresso. Nel frattempo, per le famiglie, valutare un cambio fornitore e tenere d’occhio la bolletta del gas restano gli strumenti più rapidi per contenere la spesa.

Fonte: papernest.it

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