
Da New York a Imola
In ricordo delle vittime dell’11 settembre
Come consuetudine, le celebrazioni per commemorare le vittime degli attentati dell’11 settembre 2001 si sono svolte ancora quest’anno con cerimonie negli Stati Uniti. A New York il rituale si è tenuto a Ground Zero, nella parte bassa di Manhattan, dove sono state accese le Tribute in Light, un’installazione artistica composta da due potenti fasci di luce che riproducono le sagome delle Torri Gemelle.
Toccante il momento in cui i parenti delle vittime, uniti nel cordoglio, hanno letto ad alta voce i nomi delle quasi 3.000 vittime, in memoria delle quali è stato osservato un minuto di silenzio: la disposizione dei nomi incisi su 76 placche di bronzo, le Reflecting Pools, a formare le pareti delle vasche del Memoriale costruito dove un tempo erano le fondamenta delle Twin Towers, non è casuale, ma fondata su un algoritmo che ha ristabilito le relazioni tra le vittime, ricostruite grazie alle testimonianze dei sopravvissuti.

L’evento non era aperto al pubblico ma è stato seguito dai familiari delle vittime e da diverse autorità. A rappresentare l’amministrazione newyorkese c’erano tutte le più alte cariche della città e dello Stato: all’appello mancavano il vicepresidente J.D. Vance, impegnato a far visita nello Utah alla famiglia di Charlie Kirk, il noto attivista conservatore e suo stretto alleato che era stato ucciso il giorno prima in un campus universitario, e Trump, che ha presenziato ad un evento commemorativo al Pentagono.
Anche in Italia sono state organizzate diverse iniziative per ricordare le vittime di quegli attentati: a Milano il sindaco Sala ha partecipato ad una cerimonia per la restituzione alla città, dopo un importante intervento di restauro, dell’opera “L’uomo della luce” dell’artista spagnolo Bernardì Roig; a Padova, presso il monumento “Memoria e Luce” del polacco naturalizzato statunitense Daniel Libeskind -l’opera simboleggia la memoria del passato e la luce della libertà che deve guidare il futuro-, le autorità civili, militari e i rappresentanti del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco hanno reso omaggio alle vittime, inclusi i 343 colleghi statunitensi morti nel salvataggio; a Imola si è svolta una cerimonia di commemorazione nel parco pubblico “Vittime dell’11 Settembre”, luogo designato per la cerimonia annuale.
Gli attimi di terrore che segnano la storia
Ventiquattro anni fa, in quella soleggiata mattina newyorkese, 19 terroristi di Al-Qaeda presero il comando di 4 aerei di linea in viaggio verso la California. I dirottatori dei primi 2 aerei andarono a schiantarsi contro le Torri Gemelle del Word Trade Center: il primo velivolo, l’American Airlines 11, si abbattè contro la Torre Nord tra il 93° e il 99° piano, alle 8.46; il secondo, il volo United Airlines 175, colpì la Torre Sud tra il 78° e l’84° piano, alle 9:03. Ma nello stesso tempo il terrore si estendeva anche al di fuori di New York. Alle 9:45 un incendio divampò a Washington presso il Pentagono, il quartier generale del Dipartimento della Difesa, che venne subito fatto evacuare. L’incendio fu causato dall’esplosione alle 9:37 del terzo aereo dirottato e la sezione del Pentagono colpita dal Volo American Airlines 77 collassò su sé stessa senza provocare vittime in quanto i soccorritori riuscirono a percepire i segnali premonitori di un cedimento strutturale ed evacuarono l’edificio per tempo. Nel frattempo, un quarto aereo, lo United Airlines 93, con cui i terroristi intendevano colpire a Washington il Campidoglio o la Casa Bianca, non riuscì a colpire l’obiettivo, ma precipitò in un campo presso Shanksville in Pennsylvania, grazie all’eroica resistenza dei passeggeri che, venuti a conoscenza degli altri attacchi, lottarono contro i dirottatori per evitare che l’aereo colpisse l’obiettivo prefissato.
Il bilancio degli attacchi terroristici fu pesantissimo: 2.977 persone persero la vita, a cui si aggiunsero i 19 dirottatori. Il numero più alto di vittime si registrò al World Trade Center, dove morirono 2.606 persone e 24 risultarono disperse. Considerando anche gli effetti indiretti, come l’esposizione al fumo e ad altre sostanze tossiche, il numero totale di vittime civili superò le 3.000 unità.
Conseguenze e eredità
Gli avvenimenti di quel martedì 11 settembre 2001 si succedettero sotto gli occhi di un’America sotto shock: il terrorismo internazionale, con un attacco senza precedenti, aveva colpito il centro economico e militare degli Stati Uniti d’America, e le immagini delle Torri Gemelle in fiamme fecero il giro del mondo attraverso la diretta televisiva. Lo sgomento si diffuse immediatamente nel mondo intero e la globalizzazione del terrore divenne una realtà palpabile.
La sicurezza internazionale venne completamente ridefinita: i sistemi di sicurezza negli aeroporti e nelle infrastrutture critiche fu drasticamente rafforzata. Negli Stati Uniti, la legge federale Patriot Act ampliò i poteri di sorveglianza delle agenzie di intelligence e delle forze dell’ordine per prevenire futuri attacchi: il terrorismo di matrice islamica, in particolare quello di Al-Qaeda, si era trasformato da lontana minaccia in un pericolo imminente e globale. E ciò aveva portato gli Stati Uniti ad inaugurare la War on Terror (Guerra al Terrore) lanciata dall’amministrazione Bush mediante l’istituzione del Dipartimento della Sicurezza Interna e le successive invasioni dell’Afghanistan e dell’Iraq.

L’11 settembre ha avuto un impatto duraturo sulla politica interna ed estera, non solo per gli Stati Uniti ma per l’intero scenario mondiale. Anche l’Occidente non ha potuto porsi al riparo da possibili minacce. Infatti, nel corso degli ultimi vent’anni, si sono verificati attentati terroristici anche in alcune città europee come Madrid (2004), Londra (2005, 2017) e Parigi (2015), che hanno avuto ripercussioni sul mondo occidentale contribuendo ad inasprire le tensioni sociali: la paura e la diffidenza verso il diverso, presente da sempre nelle nostre società, hanno alimentato discriminazioni e polarizzazioni, in particolare nei confronti dei cittadini musulmani. Nel frattempo, le organizzazioni terroristiche hanno affinato le proprie strategie. Abbandonando in parte i mezzi tradizionali, hanno abbracciato le moderne tecnologie sfruttando i mass media (si pensi al canale televisivo Al-Jazeera) e, in particolare, le piattaforme social: l’uso di video e altri contenuti digitali da parte dell’ISIS ha permesso di aumentare esponenzialmente la loro visibilità e capacità di reclutamento, raggiungendo un pubblico globale in modo rapido ed efficace.
La conseguenze geopolitiche della lotta al terrore
La ‘guerra globale al terrore’, lanciata dopo gli attentati dell’11 settembre, ha registrato costi umani, economici e geopolitici enormi. Sotto il profilo finanziario, si stima che gli Stati Uniti abbiano speso oltre 8 trilioni di dollari, cui debbono aggiungersi i contributi finanziari dei 37 Paesi che hanno partecipato alle missioni NATO e quelli di molte altre nazioni coinvolte in operazioni anti-terrorismo condotte in tutto il mondo: spese colossali che hanno avuto un impatto significativo sulle economie, distogliendo risorse che avrebbero potuto essere investite in altri settori cruciali come sanità, istruzione e infrastrutture.
Ma l’impegno per contrastare le minacce terroristiche non si è limitato alle operazioni militari: ha innescato una serie di relazioni di dominio che continuano ad influenzare le dinamiche mondiali.

Foto di photosforyou da Pixabay
Infatti, nel panorama internazionale, mentre gli Stati Uniti e i loro alleati occidentali concentravano le loro risorse nella lotta al terrorismo, altre potenze hanno colto l’occasione per consolidare la propria influenza. La Cina, per esempio, meno colpita dalla crisi economica degli anni 2000, ha sfruttato questo periodo per accelerare e consolidare la propria ascesa economica, tecnologica e politica: investendo massicciamente in progetti di sviluppo in Asia e Africa, ha rafforzato la sua posizione come principale attore sulla scena mondiale diventando una delle maggiori minacce percepite dagli esperti occidentali. La Russia di Putin ha approfittato del ritiro strategico degli Stati Uniti da alcune aree per riaffermare il proprio ruolo: il suo intervento militare a sostegno del regime siriano di Bashar al-Assad è l’esempio più lampante di come Mosca sia riuscita a rientrare in Medio Oriente dimostrando la sua capacità di agire in autonomia e sfidare l’influenza occidentale. Anche la Turchia di Erdoğan ha perseguito una strategia simile, cercando di consolidare la propria influenza regionale attraverso operazioni militari e diplomatiche in Siria, Libia e nel Mediterraneo orientale: ciò ha evidenziato il suo desiderio di diventare una potenza regionale indipendente, spesso in contrasto con gli interessi dei suoi alleati storici.
Impatti sulla sicurezza e sulla società
Oltre alle gerarchie di potere tra gli Stati, la lotta al terrorismo ha avuto un impatto diretto e tangibile anche sulla vita quotidiana, alterando per sempre il nostro rapporto con la sicurezza e la libertà. La lotta al terrorismo si è dimostrata molto più di una semplice campagna militare, diventando un fattore determinante nel riassetto degli equilibri globali e una questione cruciale di sicurezza.

Dopo l’11 settembre le nostre vite sono state stravolte nella tangibilità del quotidiano. I controlli per viaggiare si sono fatti più serrati: sono aumentati i posti di blocco nelle strutture aeroportuali, nelle stazioni ferroviarie e all’ingresso dei grandi eventi pubblici suscitando timore e insicurezza collettiva. La minaccia del terrorismo, che da quel martedì mattina accompagna le nostre vite, è diventata una costante della nostra ordinarietà che ci ha costretto a riconsiderare le nostre abitudini: il senso di vulnerabilità con cui abbiamo imparato a convivere ha ridisegnato i confini tra sicurezza e libertà, accettando restrizioni che un tempo avremmo considerato impensabili. Il terrorismo è ormai un fenomeno globale che ci tocca da vicino, nonostante gli sforzi per arginarlo. Gli attacchi continuano a verificarsi in ogni parte del pianeta, condotti da persone disposte a uccidere e morire in nome delle loro idee. Tuttavia, non possiamo cedere alla paura. La vera sfida, oggi, è riuscire a bilanciare le esigenze di sicurezza con la tutela delle nostre libertà fondamentali, rifiutando di lasciarci sopraffare dall’angoscia.










