UN SETTORE ECONOMICO IN ATTIVO: IL RAKET di Goldfinger

INCAPACITA' O MALAFEDE?

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay
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Un periodo davvero difficile ed incerto il nostro. Da circa un decennio le imprese italiane hanno dovuto scontrarsi con innumerevoli problematiche come crisi economiche, forme virali misteriose, guerre di vario genere. Benvenuti nel Nuovo Ordine Mondiale. Le problematiche di questo periodo hanno portato all’inasprimento di problemi già in essere, come ad esempio il fatto della mancanza di liquidità, in modo particolare dopo che le regole bancarie denominate “Basilea” hanno imposto una certa e distruttiva severità in merito alle movimentazioni di denaro. Altro scoglio l’austerity imposta da quel club costosissimo ed a mia opinione inutile chiamato UE, un particolare che avrebbe portato ad una certa recessione. Tutti questi problemi economici, primo fra tutti la mancanza di una certa liquidità oltre che una stretta sulla propensione al finanziamento delle imprese, avrebbe portato le nostre piccole e medie aziende ad una certa sofferenza. La dinamica distruttiva dell’economia si comprende in un vero e proprio concatenamento di eventi negativi. La prima azienda commissiona dei prodotti, dal momento della consegna partono i 30 o 60 giorni per il pagamento.

Foto di Ulrich B. da Pixabay

All’ impresa committente manca liquidità e quindi paga oltre i termini stabiliti dal fornitore. Il fornitore a sua volta deve pagare le materie prime, i propri collaboratori, le tasse, l’iva e via dicendo e per forza di cose rimarrà senza liquidità alle scadenze, pertanto pagherà in ritardo mettendo in difficoltà oggettiva, tutta la filiera produttiva e commerciale. Per poter far fronte a queste problematiche legate alla mancanza di liquidità, ecco che arriva la soluzione finale, la morte della stessa impresa, il crimine organizzato. Per le cosche mafiose la mancanza di liquidità si rivelerebbe un vero e proprio invito a nozze. Un vero e proprio incentivo a far soldi sulla pelle delle aziende in difficoltà. Le restrizioni economiche e la mancanza di liquidità stabilite dai “geni della politica e della finanza UE” si rivelano sempre un grande dono alla mafia e affini. In effetti oggi nella nostra laboriosa regione, la Lombardia, lo strozzinaggio risulterebbe essere una vera e propria realtà. Sentite un po’ questa notizia arrivata questa mattina in redazione. Trentamila piccole aziende del parco produttivo italiano, commerciale e pubblici italiani sarebbero a rischio chiusura. Il motivo? Il rischio di usura ed altre problematiche legate al crimine. Stando ai dati di Confcommercio, nell’analisi di queste problematiche legate al commercio ed alla produttività italiana, un panorama preoccupante legato a fenomeni illegali emergerebbe con prepotenza nel corso della nona edizione della giornata nazionale “Legalità, ci piace”. Un numero non trascurabile di imprese fra le 26 mila e le 44 mila unità si scontrerebbe con le problematiche dovute all’ illegalità. Per quanto riguarda il 2021 sempre Confcommercio rende noto che un buon 12% delle imprese del terzo settore si sarebbe sentito meno sicuro che in passato, in modo particolare nelle grandi città del nord (16,2%) e (16,6%) del sud. E’ finita quindi la “leggenda” che solamente il sud Italia sia infestato dalle cosche del crimine organizzato. Anche il mitico nord è da meno. Si sappia che il crimine organizzato si radica dove fosse possibile ottenere proventi. Proprio per questo con grande astuzia camaleontica il crimine organizzato si adatta perfettamente alla zona che lo ospita e quindi cerca do colmarne le necessità a modo proprio, come un parassita che si ciba della vittima. Alle imprese del nord serve liquidità?

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Loro offriranno soldi. Al sud serve protezione? Loro offriranno protezione (da se stessi) e via dicendo. Il crimine organizzato possiede un’elasticità ed un adattabilità senza paragoni. In questo caso ripeto, le leggi bancarie restrittive messe a punto negli ultimi anni dalla famigerata Unione Europea avrebbero regalato ossigeno al crimine organizzato, contribuendo a produrre recessione e mancanza di liquidità aziendale.

ANSA: Un dato che riguarda maggiormente le imprese del commercio al dettaglio alimentare (15,1%) e gli alberghi (20%).  Il fenomeno percepito come in maggior aumento è l’usura (27%), seguito da abusivismo (22%), racket (21%) e furti (21%). Per quanto riguarda il fenomeno dell’ usura nelle città del meridione saremmo di fronte ad un buon 30%, con tendenza in salita. l’ 11% degli imprenditori si sarebbe scontrato con episodi legati a reati di questo genere, mentre il 17,7% si direbbe preoccupato. Nelle città metropolitane del nord il timore cresce attestandosi al 22% ed al 19,1% nel sud.

La questione pandemia non avrebbe portato un “vento” molto fresco anzi, possiamo affermare abbia esacerbato il senso di insicurezza delle imprese italiane dando ossigeno ancora una volta ai reati di usura. In questi mesi si metterebbe anche la guerra in atto sui teatri ucraini, le sanzioni, l’incertezza, il timore per ipotetici scenari globali del conflitto. In questo caso anche gli aumenti energetici farebbero la propria parte e questo lo dobbiamo in modo particolare alle sanzioni economiche (studiate da incompetenti o da distruttori economici) contro la Russia, sanzioni che non scalfiscono minimamente la patria di Putin già ricchissima ma come un boomerang tornerebbero al mittente mettendo a dura prova l’economia occidentale, già provata da anni di difficoltà di vario genere.

Foto di Steve Buissinne da Pixabay

Per quanto riguarda i reati di usura il 58,4% degli imprenditori ritiene opportuno denunciare i fatti, il 33,6% non saprebbe come agire ed il 6,4% pensa che non si possa far nulla. In questo caso abbiamo il 66,7% delle imprese del sud propenso a denunciare gli abusi mentre il 9,1% che pensa non ci sia nulla da fare. Minor propensione alla denuncia nei grandi centri cittadini (52%). Nei comuni con meno di 10 mila abitanti sarebbe addirittura in crescita l’incapacità di reazione agli abusi del raket, Il 42,1% non saprebbe che fare. Sempre Confcommercio spiega come il costo dell’ omertà sia alto, in effetti l’omertà costerebbe alle aziende dello “stivale” quasi 31 miliardi di Euro. Le perdite di fatturato annuali relative al 2021 sono state di circa 22 miliardi di Euro. Alle perdite si devono sommare anche le spese difensive ed i costi del Cyber crimine come le truffe informatiche sempre più frequenti. Sempre stando alle stime di Confcommercio la perdita totale del fatturato dei settori provati dal crimine è del 6,3% del valore aggiunto ovvero 4,7 miliardi in meno. Risultato? La messa a rischio di circa 200 mila posti di lavoro regolari. Quello che sarebbe da capire è se l’occidente fosse in preda ad una pericolosa incapacità, dei propri delegati in fatto di politica economica e sociale, oppure se lo stesso occidente, fosse in preda ad una volontà distruttiva del panorama economico occidentale. Un’ opinione personale? Sarei più propenso ad avallare la seconda ipotesi.

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Goldfinger
Author: Goldfinger

Goldfinger è un giornalista specializzato in misteri, opinioni politiche, religione, etica e società ha uno stile talvolta piuttosto controverso nelle opinioni, diciamo che in genere è “ fuori dal coro”, fuori dagli schemi tradizionali

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