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di Goldfinger
L’entrata nell’era Trump ha aperto le porte a un “vento” molto particolare. Da ciò potete notare, riportato dai media mainstream, le parole iniziano a virare verso la linea americana imposta dalla politica del Tycoon Newyorkese. E’ solo una questione di tempo e fra non molto saranno tutti lì a “leccare i fondelli” al nuovo sistema. Peso che fra non molti mesi proprio loro, i media mainstream che hanno sempre criticato la linea trumpista, dirigeranno pienamente i propri commenti avallando i nuovi USA. L’ipocrisia occidentale è a mia opinione, ormai senza limiti al di la delle preferenze di una linea politica o meno. Tutto è basato sul denaro fine a se stesso. Ormai il re è nudo. il sistema finanziario ha finalmente i “giorni contati” ma trova ancora ascolti fra molti canali mediatici.

Per questo sostengo che i media del mainstream siano davvero poco affidabili. Essi si rivelerebbero essere i “contractor”, gli eserciti, per meglio capirci, di un mondo occulto, quella radice dell’iceberg che non ci è dato da vedere. I media mainstream si starebbero comportando come i “fomentatori” delle varie tifoserie per il “divide et impera” del sistema occulto, che nel nostro delicato periodo sembrerebbe essere ferito a morte dalla nuova onda trumpista. Il sistema finanziario in effetti starebbe perdendo terreno e tutto lascerebbe sperare che il mondo prenda una direzione diversa, forse più equa in merito al sistema “schiavistico” cui l’UE si dimostrerebbe essere il principale teatro e la cui Inghilterra il principale motore, in un prolungamento del “nazismo” che camaleonticamente ha cambiato veste ma non il proprio DNA. Alla fine i finanziatori del vecchio nazismo sono ancora coloro che tirano le redini del gioco del nuovi sistema “nazista”.
Il gioco geopolitico delle potenze mondiali
Il Presidente americano Trump avrebbe iniziato la costruzione di un nuovo assetto geopolitico in modo da poter contenere le mire economiche cinesi. Oggi siamo di fronte a quattro nazioni principali (per ora solo 3 + 1) che starebbero lottando per accaparrarsi una fetta di mercato mondiale e una parte di importanza geopolitica. Vedrei queste nazioni negli USA uniti al blocco occidentale, nella Russia con i propri alleati BRICS e nella Cina che pur facendo parte dell’alleanza Brics, svolgerebbe un ruolo semi indipendente essendo oggi il maggior colosso mondiale per il potere produttivo.
Il prossimo stato a doversi ritagliare un ruolo internazionale fatto di accordi commerciali forti e di importanza geopolitica sarà l’India che per ora resta timidamente alla finestra pronta per spiccare il grande balzo. Oggi il mondo si trova quindi non più di fronte a un bipolarismo, fenomeno durato dal dopoguerra sino a pochi anni fa. Il nuovo mondo si troverà a dover spartire il potere non più su due potenti blocchi legati a due potenti nazioni militarmente avanzate ma a quattro potenti blocchi con quattro nazioni dominanti.
Il progetto degli USA
Gli USA negli ultimi anni hanno svolto un ruolo cruciale nell’offrire su un piatto d’argento il potere economico alla Cina. Oggi la stessa Cina deve per forza di cose essere ridimensionata nel settore della produzione. Viceversa gli USA devono ricominciare a produrre per non fallire tirando in un baratro economico l’intero occidente e di conseguenza scongiurare un possibile conflitto mondiale di dimensioni apocalittiche.

Questo per il fatto che essendo divenuta la Cina il “laboratorio del mondo” avrebbe acquisito un pericoloso potere assoluto. Qualora la Cina chiudesse i “rubinetti” dell’export verso una nazione, per quest’ultima si prospetterebbero seri problemi economici. Un secondo risvolto è da vedersi nell’enorme percentuale del PIL cinese. Le entrate stratosferiche di dollari verso la Cina hanno fatto in modo che il paese del dragone sia divenuto una potenza ipertecnologica oltre che enormemente ricca. Quando una potenza straniera diviene enormemente ricca acquisisce anche un potere militare immenso, per il fatto che parte delle ricchezze vengono destinate inevitabilmente al settore della guerra. Il fatto è che una volta organizzata la corsa agli armamenti non si potrà più tornare indietro.
La Cina fra l’altro il solo stato al mondo a possedere più di un miliardo di potenziali militari dalla preparazione eccellente. Diciamo che la Cina non avrebbe la necessità di essere tecnologicamente evoluta a livello militare. Per avere la supremazia militare a tale paese bastano i numerosissimi militari che possiede. In effetti pensandoci bene le possibili truppe cinesi, nel malaugurato caso di un conflitto anche nucleare, diverrebbero una vera e propria onda irrefrenabile. I restanti blocchi oggi al vertice della piramide come la Russia, anch’essa in possesso di armi tecnologicamente evolutissime non possiede un numero di militari neppure vicino a quelli della Cina. Per quanto riguarda il blocco occidentale gestito dagli USA nonostante possano avere la supremazia assoluta su mari e oceani, non sarebbe in grado di mettere in campo un numero di militari sufficienti per contrastare l’onda cinese. Ricordo anche che l’occidente è da anni a crescita zero e i giovani disposti ad andare in guerra sono numericamente pochi.
Ricordate le parole di Mao quando si rivolse all’allora Presidente americano snobbando le armi atomiche USA e facendo presente che il numero di possibili militari cinesi avrebbe portato il dragone verso una possibile vittoria in caso di conflitto? Mao disse solo la verità. L’errore degli ultimi esecutivi americani sarebbe stato proprio quello di aver contribuito attivamente a “creare” una Cina super potente, che oggi è in grado di aver accesso a denaro illimitato, armi sofisticatissime e un numero di militari che la rederebbero invincibile nel caso di un conflitto militare.
La questione Groenlandia portata alla luce da Trump sposta l’asse geopolitico in quella direzione. Il blocco che divenisse proprietario della landa di ghiaccio potrebbe aver accesso a canali privilegiati tramite possibili basi. Questo dal punto di vista militare e geopolitico. Dal punto di vista economico ricordiamo che la landa ghiacciata è una vera e propria cassaforte, mai sfruttata, di materie prime importantissime nella nostra era tecnologica. Oltre a questo la Groenlandia per gli USA risulterebbe essere una zona piuttosto misteriosa dato che a quanto si sospetta si presume possa celare segreti che potrebbero facilitare il tycoon americano nel dare il colpo di grazia al sistema finanziario kazaro ma questo è un altro discorso che magari affronteremo nei prossimi articoli.
L’Italia e la Groenlandia
A noi interessano molto gli accordi geopolitici e militari che gli USA stanno costruendo, dopotutto gli USA il blocco occidentale e l’Italia risulterebbe essere una sorta di provincia americana “de jure e per metà de facto”.
Dato che la UE non è riuscita a ritagliarsi una parte del potere geopolitico e oggi va piuttosto male economicamente, con la Germania ferma, la boriosa Francia a ruota dei tedeschi e le altre nazioni un po’ allo sbando economico e politico, a mia opinione a causa della miopia e della sudditanza dei propri delegati orientati verso l’UK e verso le teorie Green, l’Italia inizierebbe timidamente ad andare contro corrente.

Purtroppo siamo di fronte a un esecutivo che agisce in modo molto timido, mantenendo cronicamente il piede “in due scarpe”, contrariamente all’Ungheria di Orban che saggiamente da sempre si sarebbe schierata con gli “anti globalisti” di Trump. Tuttavia meglio tardi che mai. Anche l’Italia inizierebbe a nutrire delle mire verso la Groenlandia, spostando i propri interessi nella direzione dell’artico. Nelle prossime righe da un articolo di Teresa Monaco cercheremo di comprendere il possibile ruolo dell’Italia nel prossimo futuro e di quanto starebbe programmando per estremo nord.
L’Italia Punta al Grande Nord:
Strategia Polare tra Risorse, Sicurezza e Innovazione
di Teresa Monaco
Il governo italiano sta definendo una strategia artica integrata che verrà ufficializzata a marzo 2026. Il documento coinvolge i ministeri della Difesa, degli Esteri e il comparto della ricerca scientifica, segnando l’ingresso di Roma nella competizione per il Grande Nord. Mentre le tensioni geopolitiche si intensificano tra Stati Uniti, Russia e Cina, l’Italia punta a garantire accesso privilegiato a risorse strategiche, nuove rotte commerciali e partnership atlantiche rafforzate.
Ricchezze Nascoste nei Ghiacci Polari
La Groenlandia rappresenta uno dei giacimenti più promettenti del pianeta. Le stime parlano di risorse minerarie per un controvalore di 4.400 miliardi di dollari: circa 1.700 miliardi in idrocarburi (gas naturale e petrolio) e 2.700 miliardi in metalli strategici. Tra questi spiccano le terre rare, elementi fondamentali per batterie, turbine eoliche, semiconduttori e dispositivi tecnologici di ultima generazione.
L’inventario delle risorse artiche include anche:
- Diamanti di qualità industriale e gemma
- Rame, oro e grafite per l’industria elettronica ed energetica
- Nichel, titanio-vanadio e tungsteno impiegati nell’industria aerospaziale e della difesa
- Zinco e altri minerali essenziali per la transizione ecologica
Nonostante la ricchezza del sottosuolo, l’estrazione rimane tecnicamente complessa ed economicamente onerosa. Temperature estreme, isolamento geografico e costi infrastrutturali rappresentano ostacoli significativi. Tuttavia, il progressivo disgelo artico sta aprendo nuove rotte marittime transpolari che potrebbero ridurre i tempi di navigazione tra Europa e Asia fino al 40%, rivoluzionando i flussi commerciali globali.
Le aziende Italiane Pronte all’Azione
Il documento della Farnesina, che sarà presentato agli Arctic Circle Rome Forum Polar Dialogue (3-4 marzo 2026 presso il CNR), identifica i principali operatori energetici italiani pronti a competere nel mercato artico:

ENI – Il colosso energetico italiano vanta esperienza consolidata in ambienti estremi e approccio sostenibile alla conservazione degli ecosistemi. I giacimenti petroliferi groenlandesi attualmente accessibili sono stimati in 186 miliardi di barili, cifra destinata ad aumentare con l’intensificazione delle esplorazioni.
Fincantieri – Attraverso la controllata norvegese Vard, il gruppo può fornire navi rompighiaccio, imbarcazioni con codice polare e tecnologie underwater. Il mercato dei sistemi sottomarini è previsto un raddoppio entro il 2030 (da 22 a 43 miliardi di dollari), con particolare focus su cavi sottomarini ad alta capacità e infrastrutture resilienti.
Leonardo – Attiva nell’Artico dal 2019, l’azienda offre sistemi avanzati di osservazione satellitare e sicurezza, fondamentali per il monitoraggio delle attività militari e commerciali nella regione.
Enel Green Power – Specializzata nello sviluppo di progetti geotermici e nello sfruttamento di energie rinnovabili (eolico marino e moto ondoso), l’azienda può contribuire alla decarbonizzazione delle operazioni artiche.
Il piano sottolinea come l’Italia possieda capacità uniche nel cimentarsi in sfide pionieristiche, combinando eccellenza ingegneristica, sensibilità ambientale e tradizione scientifica nell’esplorazione polare.
Dimensione Militare e Alleanza Atlantica
La componente difensiva della strategia italiana si integra pienamente con gli obiettivi NATO. Lo Stato Maggiore della Difesa ha istituito un Comitato interforze dedicato all’Artico, Sub Artico e Antartide, con il mandato di coordinare le attività militari italiane e garantire una presenza stabilizzante senza alimentare escalation aggressive.
L’obiettivo è contrastare l’espansionismo russo e cinese nelle acque artiche, dove si registra un incremento costante delle attività navali di Mosca e Pechino. Il premier Meloni ha recentemente interpretato le dichiarazioni di Donald Trump sulla Groenlandia non come reali minacce di annessione militare, bensì come messaggi intimidatori strategici rivolti proprio a Russia e Cina.
In questo contesto, l’Italia si posiziona come partner affidabile degli Stati Uniti, capace di supportare Washington nel contenimento delle potenze rivali senza sostituirsi al ruolo americano. La collaborazione con Canada e Norvegia completa il quadro di alleanze artiche che Roma intende consolidare.
Ambito di intervento

Il Piano Artico italiano segna un cambio di paradigma nella strategia energetica nazionale. Da paese storicamente dipendente dalle importazioni di gas e petrolio, l’Italia punta a diventare protagonista nell’approvvigionamento diretto di risorse energetiche dal Grande Nord. Tuttavia, restano interrogativi cruciali: come conciliare estrazione energetica e sostenibilità ambientale in ecosistemi fragili? I fornitori di energia italiani sapranno competere con giganti come Gazprom, Shell e CNPC? E quale sarà l’impatto sui prezzi dell’energia per i consumatori europei? Il Grande Nord chiama, e l’Italia risponde con una visione energetica di lungo periodo.
Fonte: http://papernest.it
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