IL MEDICO EROE DI WUHAN di Goldfinger

L'ULTIMA LETTERA DEL MEDICO EROE DI WUHAN

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay

I notiziari di oggi hanno ampiamente parlato di questa news, una notizia che lascia ben sperare e permette di capire che in un mondo tenebroso come quello di oggi, nel quale la tenebra maligna dell’ avversario di Cristo sembra prendere il sopravvento, esistono ancora alcune luci di speranza che con il loro piccolo ma incessante bagliore, come lucciole estive, bucano l’oscurità del mondo di oggi sempre più buio, sempre più senza speranza. Oggi una piccola luce viene dalla Cina la nazione martoriata dal Coronavirus, un paese che ha una grande sete di Cristo, una nazione che vede ogni anno parecchie conversioni al cristianesimo ma dall’altro canto una nazione nella quale i cristiani sono ostacolati da un regime comunista pertanto a mia opinione ateo, un regime che da sempre si contrappone ostacolando il cristianesimo la sola speranza che il mondo può avere per continuare a vivere in piena libertà e nel vero benessere.
Oggi vi presenteremo l’ultima lettera del medico di Wuan, un piccolo ma grande uomo che ha osato sfidare il ferreo regime cinese affermando: “Ho lottato per la verità”, una lettera dal carattere forte un esempio per tutti gli uomini del mondo, una lettera che dovrebbe essere presa d’esempio in un paese come il nostro culla del cristianesimo e sede della chiesa di Cristo ma vedo che purtroppo l’Europa invece di cercare Dio ultimamente ama sfidarlo e penso che purtroppo col tempo ne pagherà le amare conseguenze al contrario di altri paesi che probabilmente con il passare del tempo acquisiranno la libertà tanto desiderata ed inizieranno a camminare su una strada benedetta da Dio. I cristiani di tutto

Foto di Pete Linforth da Pixabay

il mondo continuano ad essere la “luce del mondo ed il sale della Terra” nonostante i tanti tradimenti, nonostante i vari voltafaccia (e devo dire anche da parte di una certa frangia della chiesa che a mia opinione tace troppo sulle persecuzioni che nel mondo dilagano incessantemente), nonostante le persecuzioni che ogni giorno feriscono i seguaci di Cristo. Il medico Wen Liang fu il primo a lanciare l’allarme relativamente al Coronavirus ma fu imbavagliato dalla polizia cinese fedele all’attuale regime. Dopo le accuse mosse a suo carico dalle forze dell’ordine, dopo che il virus è diventato reale sotto gli occhi della Cina e della popolazione del mondo intero il medico fu scagionato tuttavia morì ugualmente la prima settimana di febbraio dopo aver subito a sua volta il contagio curando i malati, continuando imperterrito a svolgere la propria missione dimostrando un grande altruismo ed una grandissima fede, una fede messa in pratica utilizzando i propri talenti, quelli che Dio gli ha regalato facendolo divenire un bravo medico. La vicenda di questo oculista ha provocato in Cina e non solo, nel mondo intero, una grande commozione che avrebbe stretto il cuore a milioni di persone che oggi si sentono vicine a questo professionista talmente altruista da rischiare la propria vita per gli altri, lui sapeva benissimo che il Coronavirus non scherza ma ha continuato a curare i propri pazienti pur di cercare di salvare vite umane. Nonostante la censura, il popolo Cinese in questi giorni avrebbe mostrato la propria indignazione per la morte del connazionale, divenuto in brevissimo tempo eroe nazionale che a 34 anni lavorava come oculista in un ospedale di Wuhan, l’epicentro della comparsa dell’ epidemia. Lo scorso dicembre per primo si rese conto che qualcosa di strano stava succedendo curando dei malati gravi affetti da polmonite proveniente da cause ignote ma tutti affetti da una strana congiuntivite. Il medico fece “uno più uno” e considerando gli effetti della Sars pensò all’ipotesi che sarebbe potuto trattarsi di un nuovo virus, un nuovo Coronavirus pertanto diede l’allarme spiegando i propri dubbi in un gruppo con delle chat ma il gruppo era sotto controllo della polizia del regime.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Le autorità cinesi invece di mettersi in allerta e verificare le perplessità del medico lo misero sotto accusa dicendo che l’intenzione del dottore era quella di diffondere falsità per turbare l’ordine pubblico. Un paio di settimane dopo i l regime cinese si accorse dell’insorgenza e della “ferocia” del Coronavirus e riconobbe la pandemia quindi scagionò il medico da ogni accusa, pertanto l’oculista tornò al proprio lavoro in ospedale e riprese a curare i malati ma il destino volle che venisse contagiato dallo stesso virus da lui scoperto e morì il 6 febbraio scorso. Cosa avrebbe spinto il medico a sacrificare la propria vita per i connazionali malati? La propria grande fede cristiana, nonostante tale fede sia fortemente ostacolata dal regime cinese “ lui ha saputo essere la luce che buca la tenebra, il sale della Terra, il lievito della società”.

Dopo questa testimonianza riporteremo la commovente lettera lasciata dal medico -eroe di Wuhan: (preso da www.lamiacittànews.it)

“Non voglio essere un eroe.
Ho ancora i miei genitori, i
miei figli, la mia moglie incinta che sta per partorire e molti dei miei pazienti nel reparto.
Sebbene la mia integrità non possa essere scambiata con la bontà degli altri, nonostante la mia perdita e confusione,
dovrei procedere comunque.
Chi mi lascia scegliere questo paese e questa famiglia?
Quanti reclami ho?
Quando questa battaglia sarà finita, guarderò il cielo,
con lacrime come la pioggia.

Non voglio essere un eroe.
Ma come medico,
non riesco a vedere questo virus sconosciuto che fa
male ai miei coetanei e a così tante persone innocenti.
Anche se stanno morendo,
mi guardano sempre negli occhi, con la loro speranza di vita.

Chi avrebbe mai capito che stavo per morire?
La mia anima è in paradiso,
guardando il letto bianco,
su cui giace il mio stesso corpo,
con la stessa faccia familiare.
Dove sono i miei genitori?
E la mia cara moglie,
la signora che una volta ho avuto difficoltà a inseguire?

Combattere fino all’ultimo respiro.
C’è una luce nel cielo!
Alla fine di quella luce c’è il paradiso di cui spesso la gente parla.
Ma preferirei non andarci.
Preferirei tornare nella mia città natale a Wuhan.
Ho la mia nuova casa lì,
per la quale devo ancora pagare il prestito ogni mese.
Come posso rinunciare?
Come posso rinunciare?
Per i miei genitori perdere il figlio quanto deve essere triste?
Per la mia dolcezza senza suo marito, come può affrontare le vicissitudini del suo futuro?

Me ne sono già andato
Li vedo prendere il mio corpo,
metterlo in una borsa,
dentro la quale giacciono molti connazionali.
Andati come me,
spinti nel fuoco, nel focolare,
all’alba.

Arrivederci, miei cari.
Addio, Wuhan, la mia città natale.
Spero che, dopo il disastro,
ti ricorderai che qualcuno ha provato a farti sapere la verità il prima possibile.
Spero che, dopo il disastro,
imparerai cosa significa essere giusti.
Mai più brave persone
dovrebbero soffrire di paura senza fine e tristezza indifesa.

‘Ho combattuto la buona battaglia, ho finito la gara.
Ho mantenuto la fede.
Ora c’è in serbo per me la corona della giustizia”

(Li Wen Liang).

Goldfinger
Author: Goldfinger

Goldfinger è un giornalista specializzato in misteri, opinioni politiche, religione, etica e società ha uno stile talvolta piuttosto controverso nelle opinioni, diciamo che in genere è “ fuori dal coro”, fuori dagli schemi tradizionali

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