Image by _mallgoth_ from Pixabay
Visualizzazioni: 1

Il contesto di profonda incertezza che stiamo attraversando -alimentato da conflitti bellici di prossimità, dalle dinamiche spesso incontrollate della crisi climatica e da una paralizzante recessione economica- mette in luce la precarietà strutturale della condizione umana globale. Questa congiuntura storica incide in modo cruciale sul futuro dei giovani, i quali manifestano un palpabile senso di vuoto interiore e lo smarrimento tipico di un’identità in fase di ridefinizione.

Questa esperienza si allinea alla visione del “disincantamento” di matrice weberiana (come espresso in La scienza come professione, 1919), che conferisce spessore e intonazione al disagio percepito dalle nuove generazioni. L’espansione degli spazi di libertà individuale non è stata accompagnata da un rafforzamento, ma da un indebolimento delle norme del vivere civile, a cui si aggiunge lo smarrimento della speranza verso un futuro percepito come inafferrabile. Ne deriva un profondo senso di disorientamento, nutrito da una strisciante inquietudine che serpeggia nell’animo giovanile. Questo clima li sospinge verso una quotidianità spesso penosa e malinconica, costellata talvolta da condotte difformi e antisociali.

Image by _mallgoth_ from Pixabay

L’ascolto di musica ad altissimo volume, l’uso di sostanze leggere o la frequente consultazione dei profili social spesso si rivelano insufficienti a colmare la vacuità emotiva che caratterizza il loro presente. Percepire la propria esistenza e sentirsi vivi richiede, dunque, l’assaporare sensazioni eccitanti. L’attacco verso un soggetto percepito come fragile o ‘diverso’ può suscitare un’euforica sensazione di onnipotenza, spingendoli a manifestazioni di violenza, spesso ritualizzate, in cambio delle quali ottengono stima e considerazione dal gruppo, che solitamente funge da incitamento.

La realtà è che la nostra società globale appare così stordita dalle incessanti spirali di violenza e prevaricazione da aver perso persino la capacità di indignazione di fronte alle manifestazioni più gravi di prepotenza. È quanto emerge dagli esiti dell’ultima  rilevazione del Sistema di Sorveglianza HBSC (Health Behaviour in School-aged Children) 2022 un progetto quadriennale patrocinato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)- sui comportamenti collegati alla salute dei ragazzi in età scolare, che considerano il bullismo e il cyberbullismo una delle minacce  più  temute, dopo fumo, alcool, droghe e violenza sessuale.

Adolescenza a rischio

L’avvicinamento degli adolescenti al fumo e al consumo di sostanze stupefacenti si verifica prevalentemente durante la fase adolescenziale, spesso stimolato e mediato all’interno del contesto del gruppo dei pari. Questi comportamenti di abuso, universalmente classificati come tipici rischi per la salute in questa fascia d’età, esercitano un impatto ampiamente documentato sul benessere fisico. Le conseguenze spaziano dalle manifestazioni più immediate, come l’aumento della mortalità per incidenti, fino agli effetti a lungo termine, quali le gravi patologie, incluse quelle oncologiche (va ricordato che il tabagismo resta la principale causa di decesso che può essere prevenuta). Il Rapporto HBSC evidenzia con chiarezza la precoce insorgenza di tale abitudine.La propensione al fumo si consolida criticamente tra i 13 e i 15 anni; l’incidenza tra gli studenti, che a 11 anni è dell’1%, sale rapidamente al 9% a 13 anni raggiungendo il 29%, all’età di 15 anni.

Disparità di genere nel consumo di sostanze

Un’analisi particolarmente degna di nota riguarda la differenza basata sul genere. Se nella fascia d’età 11-13 anni le percentuali di fumatori non mostrano variazioni significative tra maschi e femmine, la situazione cambia a 15 anni: la percentuale di ragazze che fumano supera quella dei ragazzi (29% contro il 20%). Questa tendenza si conferma anche nel consumo di alcol, dove le giovani donne registrano un uso superiore rispetto ai coetanei maschi: tra i quindicenni, la percentuale è del 54% per le femmine, rispetto al 50% dei maschi; anche qui, tra gli 11 e i 13 anni le differenze sono meno marcate. Ancora più allarmante è l’espansione dell’uso di sostanze illegali, in particolare per quanto concerne la precocità dell’iniziazione: a 13 anni, il 6,8% degli adolescenti ha provato la cannabis almeno una volta; a 15 anni, tale percentuale sale drasticamente al 26,5%. Riguardo alla frequenza d’uso a 15 anni, il 25,5% risulta consumatore, e il 7,7% dichiara di averne fatto uso per 30 giorni o più nel corso della vita.

Image by lexphumirat from Pixabay

Per quanto concerne la condotta sessuale degli adolescenti, si riscontrano talvolta episodi di elevata promiscuità, che possono degenerare in forme estreme di violenza. Le ripercussioni sulla salute sono severe e includono malattie sessualmente trasmesse (MST) e gravidanze indesiderate in età minorile, che costituiscono gravi problematiche socio-economiche.

Ma la violenza sessuale non si limita alla dimensione fisica. Il fenomeno del revenge porn (o vendetta pornografica), che implica la diffusione non consensuale -e pertanto abusiva- di immagini intime o esplicitamente sessuali al fine di denigrare pubblicamente e molestare la persona interessata, rappresenta una delle minacce più spaventose per le ragazze. I dati emersi dall’indagine HBSC confermano la precocità dei comportamenti sessuali: il 21,6% dei 15enni e il 42,5% dei 17enni ha dichiarato di aver avuto rapporti sessuali completi e un preoccupante 8% li ha consumati addirittura a 14 anni o meno.

 Dinamiche di aggressività e di spettacolarizzazione

Il bullismo e il cyberbullismo si configurano come tra le minacce più sentite e temute dalle nuove generazioni. Di norma, gli aggressori prendono di mira le vulnerabilità dei soggetti più deboli, sottoponendoli a ridicolizzazione e scherno. L’identità della vittima o la trasformazione della prevaricazione in vera e propria aggressione fisica o verbale sono spesso secondarie: ciò che motiva l’atto è l’eccitazione che ne deriva, il brivido di piacere e la spettacolarizzazione dell’azione. L’aggressore, assumendo la regia dell’atto, ottiene la conferma della propria personalità e il consenso del gruppo dei pari.

È ormai assodato che il bullismo sia un fenomeno dinamico, multidimensionale e relazionale, che si manifesta attraverso un comportamento aggressivo, pianificato, intenzionale e strutturato. Esso si fonda su una netta asimmetria di potere tra bullo e vittima ed è spesso compiuto in presenza di spettatori, la cui partecipazione o approvazione tacita è cruciale per conferire maggiore rilevanza e solenne riconoscimento all’azione del prevaricatore.

Ma il bullismo non si esaurisce nelle manifestazioni fisiche. Esiste una sua forma alternativa, spesso più occulta ma non meno incisiva: il bullismo digitale o cyberbullismo. Questo consiste nell’attaccare la vittima su un piano psicologico, emotivo o relazionale tramite azioni moleste intenzionali, veicolate attraverso strumenti informatici. Insulti, calunnie e minacce vengono diffusi online mediante piattaforme come chat, blog o social media, veicolando pettegolezzi, messaggi denigratori, maldicenze, foto o video offensivi.

Protetti dall’anonimato offerto dal mezzo elettronico, gli aggressori assumono una vera e propria identità invisibile. Questo meccanismo provoca un indebolimento delle remore morali, spingendoli a compiere azioni che non avrebbero il coraggio di agire nella vita reale. Indossando questa maschera virtuale, il bullo percepisce la propria invisibilità e, allo stesso modo, percepisce la vittima: non come una persona reale, ma come un’entità quasi anonima, spogliata di emozioni e sentimenti. La relazione che si instaura online è priva dei feedback tipici del linguaggio non verbale (come un lamento o una smorfia di dolore), impedendo all’aggressore di cogliere la reale sofferenza, frustrazione e umiliazione provate dalla vittima.

Image by Diana Cibotari from Pixabay

L’emergenza silenziosa nel mondo dei giovani

Spesso mossi dal desiderio di visibilità e caratterizzati da una profonda fragilità emotiva, gli adolescenti tendono a ricercare incessantemente l’attenzione dei coetanei e ad ambire a quel riconoscimento che talvolta non trovano nel contesto familiare. La loro socialità – spesso instabile, caotica e imprevedibile – è alimentata dalla sfera emotiva. La frenetica e immediata ricerca di emozioni intense, da sperimentare in gruppo, diviene un elemento centrale nelle loro interazioni, sebbene si tratti spesso di condivisioni effimere. Data l’attuale difficoltà a stabilire relazioni sociali significative e durature, i loro legami si configurano prevalentemente come realtà prossemiche, concentrate e circoscritte al presente. In merito ai fenomeni di bullismo e cyberbullismo, non si evidenziano scostamenti significativi tra le diverse aree geografiche. Per il bullismo tradizionale, le percentuali di variabilità si attestano tra il 13% in regioni come Calabria e Basilicata e il 18% nelle province autonome di Trento e Bolzano. Riguardo al cyberbullismo, i valori oscillano tra l’11-12% nelle medesime province autonome e il 16% in Campania, Puglia e Sicilia.

Tuttavia, un dato emerge come particolarmente preoccupante: circa il 15% degli adolescenti ha dichiarato di essere stato vittima almeno una volta di atti di bullismo e di cyberbullismo, con proporzioni che si attestano al 20% negli 11enni per poi flettersi al 10% nei più grandi. Questi risultati sono stati riproposti in occasione della Giornata Studio “La sofferenza degli adolescenti” che si è svolta a Roma qualche giorno fa, il 25 giugno 2025, anche se il fulcro del dibattito era l’incremento esponenziale dei disturbi psichiatrici: si stima che in Italia 1 minore su 5 sia affetto da un disturbo neuropsichiatrico e che in Europa 1 bambino/adolescente su 3 non riesca ad accedere a cure adeguate rendendo essenziale il miglioramento dell’efficacia terapeutica e l’accesso ai servizi. 

Il web: da strumento a network dell’odio

Il web cela una sua dimensione oscura, manifestata dalla proliferazione di piattaforme che ospitano incitamenti espliciti alla violenza, alla denigrazione delle differenze e all’esaltazione della prevaricazione. Una parte significativa degli utenti risulta irresistibilmente attratta da contenuti, messaggi e interpretazioni intrisi di un sentimento atavico di odio. Le moderne tecnologie digitali hanno l’effetto di potenziare in modo esponenziale la risonanza e la diffusione di tale ostilità, convertendo Internet da un formidabile veicolo di informazione e conoscenza in un vero e proprio network globale dell’odio.

Sebbene tali fenomeni abbiano origine e si sviluppino nell’ecosistema virtuale, le loro ripercussioni si manifestano in modo tangibile nella sfera reale. Questo perché, per la generazione giovanile, l’ambiente digitale non costituisce più un’entità separata dalla realtà materiale; al contrario, è diventato lo spazio primario in cui si articolano e si svolgono le componenti più significative e consistenti della loro esistenza. La pervasiva interconnessione ha dissolto i confini tra l’ambiente digitale e la vita quotidiana, rendendo il web non un mondo a parte, ma una dimensione amplificata della nostra realtà. Di fronte a questa fusione ineluttabile di reale e artificiale, l’azione prioritaria per le istituzioni non può che essere l’educazione ad un uso consapevole e responsabile della Rete. Da qui, la necessità di abbandonare un’etica fondata sui soli principi in favore di una ferrea ‘etica della responsabilità’ che prepari i cittadini, in particolare i più giovani, a compiere scelte libere e informate, e ad agire in ogni contesto, fisico o digitale, per la promozione del miglioramento sociale e del benessere reciproco.

Perchè il futuro della convivenza passa necessariamente dalla nostra capacità di navigare e abitare il web con consapevolezza etica.

La Panchina gialla

Testimone di questo genere di disagio è l’installazione a livello nazionale fra cui nella regione Toscana di panchine gialle, per testimoniare l’impegno dell’Istituzione su questo fenomeno di disagio giovanile.

Image by JackieLou DL from Pixabay

La panchina inaugurata oggi, la cinquantesima in tutto il territorio nazionale, è stata dipinta utilizzando una vernice ecosostenibile, realizzata con resine che derivano da fonti rinnovabili.


Visualizzazioni: 1
Angela Gadducci
Author: Angela Gadducci

Angela Gadducci è una professoressa con incarico articoli per la sezione etica e società ma anche storia e cultura. Già Dirigente scolastica e Coordinatrice di Attività di Ricerca didattica presso le Università di Pisa e Firenze, è autrice di articoli e libri di politica scolastica. Significative le sue collaborazioni con le riviste Scuola italiana Moderna, Scuola 7, Continuità e Scuola, Rassegna dell’Istruzione, Opinioni Nuove, Il Mondo SMCE.

0 Condivisioni